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Rassegna Stampa - 24 agosto 2016


24 agosto 2016

Cantanti mai pagati. Solo pochi giorni per trovare i soldi

VERONA - A Fondazione Arena resta meno di una settimana per pagare al soprano Martina Serafin (foto) e al basso Alessandro Guerzoni il cachet loro dovuto. Questo perché l’accordo raggiunto con Michele Lai, l’avvocato che li rappresenta, prevede che i due artisti, mai pagati per la loro interpretazione in Nabucco dell’anno scorso, siano liquidati entro lunedì prossimo. Così non fosse, martedì prossimo 30 agosto, l’ufficiale giudiziario tornerà a bussare alla porta della biglietteria della Fondazione per pignorare i 16mila euro che spettano ai due cantanti. In realtà, già venerdì scorso, l’ufficiale giudiziario si è presentato alla biglietteria di via Dietro Anfiteatro, ma si è giunti all’accordo di attendere una settimana di più. «Da parte nostra – chiarisce l’avvocato Lai – si è trattato di un gesto di grande buona volontà.

Ovviamente, speriamo che mantengano la parola data, anche se fino ad oggi nessuno dalla Fondazione si è fatto vivo». In realtà, solo ieri è rientrato al lavoro il responsabile amministrativo del teatro Andrea Delaini, quindi, è probabile che la situazione sarà affrontata in questi giorni. Non fosse così, per l’Arena si profilerebbe una nuova brutta figura con l’ufficiale giudiziario a pignorare gli incassi. Va ricordato che Serafin e Guerzoni non sono gli unici due artisti che attendono di essere pagati dalla Fondazione, visto che ammonta a 2,6 milioni di euro l’esposizione totale del teatro nei confronti di artisti. (sam.nott.)

Copertura dell’Arena, progettisti in alto mare «Se nevica che si fa?»
Raffica di richieste a Palazzo Barbieri. E a chi vuole la proroga: «No»

VERONA - Il bando per il concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena di Verona è lungo appena una ventina di paginette: la metà delle quaranta circa che si ottengono mettendo insieme tutte le richieste di chiarimenti giunti a Palazzo Barbieri da parte dei tecnici e dei professionisti che, a quel concorso in scadenza il prossimo 9 settembre, intendono partecipare.

I quesiti sono i più diversi - alcuni tecnici, alcuni procedurali, molti di sostanza - e mettono in luce la complessità di tracciare un perimetro di regole condivise per dare forma a qualcosa che non solo nessuno ha mai fatto prima, ma che è anche difficile immaginare: un tetto per quello che è forse il più grande teatro all’aperto del mondo.

La copertura dell’Arena è un pallino del sindaco Flavio Tosi, che ha potuto lanciare il concorso di idee grazie a un contributo da 100mila euro del patron di Calzedonia Sandro Veronesi. Il bando richiede soluzioni progettuali «totalmente reversibili» per migliorare la fruibilità del teatro in caso di intemperie ma anche proteggere il monumento dagli effetti nocivi («dilavamento e disgregazione materica») delle piogge.

Due obiettivi, questi, che a molti professionisti paiono almeno potenzialmente in contraddizione e che hanno stimolato una prima raffica di domande ed in particolare: se la copertura debba proteggere l’Arena per gli spettacoli nei mesi estivi o anche nei mesi invernali; e se la struttura, che si immagina apribile, debba essere «fissa» oppure no. Sono questioni cruciali perché, ovviamente, le soluzioni progettuali in un caso o nell’altro sono antitetiche. Dal Comune rispondono semplicemente che la struttura si deve intendere come «permanentemente presente», ma smontabile a richiesta (in questo senso andrebbe inteso il concetto di «reversibile»).

Tutto chiaro? Non proprio. Perché se la copertura può essere usata anche d’inverno, va calcolato il sovraccarico per un’eventuale nevicata? E ancora: bisogna che proprio tutto sia coperto, oppure alcune parti (come i gradoni) possono restare scoperti? In definitiva, «a quale scopo si rende necessario che la copertura sia apribile» e con quale frequenza? Un po’ vaga la risposta del Comune, che ribadisce la necessità di «proteggere il monumento dalle avverse condizioni climatologiche».

Allo stesso modo, sono necessariamente vaghe le risposte a chi chiede lumi in merito a possibili soluzioni progettuali, come «sistemi di ancoraggio con dei ganci», coperture del tipo «a tenda retrattile», la possibilità inserire «elementi portanti verticali (colonne) all’interno dei setti murari esistenti» o di eseguire «scavi di fondazione nell’area dell’Arena (platea e palco): le valutazioni, rispondono da Palazzo Barbieri, sono di «esclusiva competenza» dei professionisti, in linea con il bando e con la documentazione fornita. A tal proposito: per alcuni la documentazione allegata al bando è insufficiente (uno lamenta di non aver trovato «alcun prospetto completo dell’Arena»), c’è chi richiede integrazioni, ma invano.

Notevole il dibattito sulle dimensioni degli elaborati e delle buste in cui inserirli. C’è chi attacca: «stabilire diversi e fantasiosi formati per le tavole di progetto», produrre «una relazione con un massimo di 100 pagine» o ancora «fissare un minimo di fo to per il rendering» sono richieste che «non trovano riscontro alcuno nella prassi corrente di stesura dei concorsi di idee». C’è chi invoca una proroga, visto che in agosto molti studi di architettura restano chiusi, ma anche qui il no è perentorio.


Non rima ne che attendere la presentazione dei progetti per capire se, e come, architetti e ingegneri saranno riusciti a far fronte a questi ostacoli. Al momento, sono una decina i plichi già approdati a Palazzo Barbieri. Al primo classificato, andrà un premio di 40mila euro, 20mila al secondo, 10mila al terzo.  Alessio Corazza

1 commento:

  1. A nessuno interessa,ovviamente, l'integrità del monumento,la sua storia e la sua bellezza che tanti turisti porta a verona. Solo tosi con la sua ottusita`e ignoranza, accompagnate dai suoi interessi personali,può pensare a rovinare questo capolavoro. Senza pensare ai problemi relativi all'acustica!La copertura,mobile e ancora peggio fissa, non solo rovinerebbe l'anfiteatro,ma tutta l'estetica della piazza. E di conseguenza tutta la città.

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