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giovedì 18 agosto 2016

Rassegna Stampa - 18 agosto 2016



LIRICA NEL CAOS.
Dopo la protesta di domenica



Arena, altri veleni sul piano Fuortes

Ed è resa dei conti



Il comitato: «Assurde le ferie ora del direttore operativo Tartarotti»

giovedì 18 .08.2016 CRONACA, p. 11

Volata finale fra i veleni, per la stagione lirica in Arena. Prima della mannaia del Piano del commissario Carlo Fuortes in attesa dell'accesso ai contributi della legge Bry. Con l'Aida di stasera mancano dieci recite (sulle 46 totali) e dopo la protesta dei lavoratori di domenica contro il taglio dei ballerini, la prossima settimana sarà resa dei conti, fra sindacati e Fondazione Arena.Sul fronte della Uil il segretario provinciale Lucia Perina e quello dello Spettacolo Ivano Zampolli «ringraziano tutti i lavoratori che hanno aderito alla manifestazione di domenica. Al pubblico non è stato fatto danno, e anzi ha massicciamente applaudito alla lettura del comunicato», dicono. «Segnali che nessuno, a qualunque livello, può ignorare e che devono essere base di partenza per un progetto nuovo di teatro che rilanci e non mortifichi arte e cultura».

IL CASO TARTAROTTI. Spunta però un nuovo attacco ai vertici della Fondazione, dal comitato Pro Fondazione Arena guidato da Sergio Noto e Cristina Stevanoni, il quale contesta che il direttore operativo della Fondazione Arena, Francesca Tartarotti, sia in vacanza.«Con la stagione estiva in pieno corso, mentre tutti i dipendenti stanno facendo il massimo sforzo per consentire la sopravvivenza della Fondazione, mentre bar, ristoranti e alberghi sono al clou grazie all'Arena», dice la nota del comitato, «il direttore operativo è assente. Evidentemente il principio che tutti debbano lavorare quando il bisogno è massimo presenta delle eccezioni. Per questo chiediamo un chiarimento e una spiegazione scritta e urgente al commissario Fuortes». Il fatto «è inspiegabile, segno di una irresponsabilità ingiustificata, a maggior ragione a fronte ai compensi che la fondazione pur in difficoltà finanziarie eroga alla Tartarotti: 125mila euro l'anno», precisa la dichiarazione del comitato. Dalla Fondazione replicano: «Le ferie dei dirigenti i precedenza venivano firmate dal sovrintendente e ora che non c'è è il commissario Fuortes a farlo».

CREPE A SINISTRA. Una voce fuori del coro a sinistra è quella di Nadir Welponer, ex Pci e poi Pds e Ds, che sulla sua bacheca Facebook attacca quello che definisce «il massimalismo dei ciarlatani incapaci di cogliere il compromesso utile per i lavoratori sulla base dei rapporti di forza reali». Secondo l'ex consigliere regionale e comunale «dal punto di vista sindacale era molto meglio l'accordo prospettato a novembre». Il riferimento è alla bozza di intesa, in un primo tempo sottoscritta solo dalla Cisl e in seguito, con "firma tecnica" e con l'aggiunta di "note integrative esplicative", da Cgil e Uil e infine bocciato per soli due voti nella consultazione dei lavoratori.«Capisco», scrive Welponer, «che si voleva "la discontinuità" e cioè l'esautoramento di Girondini per colpire politicamente Tosi». Ma il risultato, dice, è che «la sinistra massimalista e parte del Pd hanno soffiato sul fuoco per respingere l'accordo, sulla pelle dei lavoratori». Per Welponer è «penoso» l'appello dei deputati veronesi, primo firmatario D'Arienzo del Pd, per «implorare il ministro Franceschini perché rinnovi l'incarico di commissario a Fuortes, il vero normalizzatore». Atteggiamento autolesionistico, a suo parere, con l'unico scopo di «fare un dispetto a Girondini».oE.G. e E.S.






L’INTERVISTA di Enrico Giardini



DAL MORO deputato del Pd


Uno sforzo di tutti per salvare l'ente e i posti di lavoro




giovedì 18 .08. 2016 CRONACA, p. 11
Dopo che «la città ha assistito in silenzio al suo declino» ora serve uno «sforzo straordinario di tutti, per riportare in alto la nostra Fondazione Arena». Gianni Dal Moro, deputato del Pd, suona l'allarme, dopo la protesta dei lavoratori della lirica. «Ci si è dimenticati che la Fondazione stava fallendo ed è stata salvata da interventi prima del Parlamento e poi del Governo. Senza i quali tutti i lavoratori sarebbero stati licenziati e la Fondazione sarebbe stata sostituita da una nuova gestione privatistica.Tra sindacati e lavoratori c'è malcontento per il piano Fuortes.È più duro di quello del precedente Cdi bocciato dai lavoratori nel referendum, ma interviene in modo drastico sul problema economico della Fondazione secondo i criteri della Legge Bray, alla quale si è fatta richiesta per salvare la Fondazione.

Ma anche le nuove norme del Parlamento stanno creando malumori. Le Fondazioni liriche hanno tempo fino al 31 dicembre 2018 per dimostrare di essere in grado di rispettare nuovi parametri di efficienza, per buona parte già inseriti nella legge Bray. Chi li rispetterà manterrà lo status di Fondazione lirico-sinfonica, chi no verrà declassato a Teatro lirico-sinfonico.

Verona rischia di essere declassata a Teatro?. Ha tutte le potenzialità per rimanere nell'olimpo della lirica. Il Parlamento si accinge a scrivere una nuova legge sugli spettacoli dal vivo, che dovrà chiarire la figura giuridica delle fondazioni, il rapporto tra pubblico e privato, il patrimonio, una nuova fase dell'art Bonus che intervenga anche per il marketing, il contratto di lavoro. Lei unico parlamentare a non firmare l'appello per prorogare il commissariamento a Fuortes fino alle elezioni 2017. Perché? Ho grande rispetto per Fuortes, che ha dimostrato che si poteva salvare la Fondazione, come ho sempre sostenuto. Però mi dispiace molto che a essere penalizzati siano stati i lavoratori e il corpo di ballo e non i dirigenti che sono stati, non tutti, corresponsabili del precedente sfascio. Il mio impegno è ora per quei lavoratori. Che cosa intravede? Se non avessi presentato l'emendamento - a Verona contestato da quasi tutti - che ha riaperto i termini di adesione alla Bray, la Fondazione sarebbe fallita. Quale sarebbe stato il danno per la città sia in termini economici che di immagine.
 Enrico Giardini




I conti di Arena Extra arrivano sul tavolo del gip «Indagini da riaprire»

VERONA Lo scorso maggio, sul presunto «conflitto di interessi» in cui si sarebbe trovato Francesco Girondini quando ricopriva sia la carica di sovrintendente della Fondazione Arena sia quello di amministratore unico di Arena Extra, era stata aperta dal procuratore (ora in pensione) Mario Giulio Schinaia un’inchiesta. La prima mossa della procura era stata l’acquisizione della delibera dell’Anticorruzione di Cantone (che aveva sollevato il caso) e della relativa audizione del ministro Franceschini alla Camera mentre, dal canto suo, Girondini aveva subito precisato a riguardo che «allora si ritenne opportuno far coincidere l’incarico di amministratore unico di Arena Extra (ruolo svolto dal sottoscritto a titolo gratuito) con quello del Sovrintendente per ragioni di opportunità gestionali e a tutela dell’interesse di Fav anche nell’eventualità di un possibile ingresso di soci privati». Si trattava, di fatto, della terza inchiesta che andava a coinvolgere Arena Extra: la prima si era già a suo tempo chiusa con un’archiviazione, mentre alla stessa conclusione è sfociata in data 19 gennaio scorso anche la seconda per mano del pm Giovanni Pietro Pascucci. Attraverso il suo legale Luca Tirapelle, però, il capogruppo in consiglio comunale del Pd Michele Bertucco ha nel frattempo deciso di presentare istanza di opposizione sollecitando «ulteriori accertamenti sui conti sia di Fondazione Arena che di Arena Extra». E il caso ora pende davanti al gip Livia Magri, che sta per fissare un’udienza ad hoc.

Al centro della vicenda, le presunte «irregolarità di natura amministrativa» e, in particolare, l’interrogativo- chiave contenuto in un esposto presentato dallo stesso Bertucco sula base di una dettagliata segnalazione anonima giunta anche a Corte dei Conti e agli altri capigruppo consiliari: «Alla chiusura di bilancio 2012 Arena Extra srl Uninominale ha una disponibilità di cassa pari a euro 2.504 (conto economico) e un disavanzo strutturale pari a euro un milione 567.458 (conto patrimoniale) -. Nel 2013 viene ceduta dalla Fondazione Arena ad Arena Extra srl Uninominale una partita chiamata “ramo d’azienda” pari a 12 milioni 334mila euro ». Di qui, la domanda: «Quale “bonus pater familias” di Arena Extra srl acquista beni (peraltro immobilizzati) pari a 12 milioni di euro quando in cassa ha 2.504 euro e un patrimonio già intaccato per oltre un milione e mezzo di euro»? Tra le righe dell’esposto, si metteva poi all’indice una presunta «finanza creativa»: «Quale gestore di una cosa non sua ma con capitali sostanzialmente pubblici, vende qualcosa per un importo così importante senza accertarsi della solvibilità del debitore»? 

Non solo, perché si evidenziava che«nel 2014 è stata compiuta un’altra simile operazione per un importo attorno ai 6 milioni di euro per andare a coprire disavanzi generati dalla “pioggia”» e sulla circostanza che «i crediti che la Fondazione Arena vanterà presso Arena Extra saranno di oltre 18 milioni », per cui «Fondazione Arena ha un buco reale di 18 milioni di suo e un buco di 13 milioni in capo a Verona Extra di cui è socio unico, per cui il buco sale a oltre 31 milioni di euro». A decidere se archiviare, sarà ora il gip. - La. Ted.

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