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mercoledì 10 agosto 2016

Rassegna Stampa - 10 agosto 2016



Arena, ritardi e proteste sul palco: «Così reagiremo ai tagli di Fuortes»
Sit-in o artisti in mutande, forme di dissenso «creativo» già dall’Aida di domenica
Mercoledì 10 agosto 2016

VERONA - No allo sciopero, sì a proteste e dimostrazioni di dissenso, differenti per ogni sera di spettacolo. L’assemblea dei lavoratori di Fondazione Arena, dopo oltre due ore di riunione, a tratti anche tesa, ha stabilito di non utilizzare l’arma dello sciopero, cosa peraltro già emersa venerdì scorso, almeno per quanto riguarda la gran parte di artisti e maestranze.

La decisione (anche per i ballerini) è quindi di non bloccare la messa in scena delle opere, e di utilizzare, invece, quella della fantasia. «Fantasia – conferma Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil – ma anche delusione, fatica e rabbia nei confronti della difficile situazione che i lavoratori stanno vivendo. Assieme alle Rsu sarà stilato un programma di manifestazioni anche innovative, ma sempre nel rispetto del pubblico». I dipendenti della Fondazione hanno così deciso di reagire al taglio del corpo di ballo, previsto dal commissario Carlo Fuortes per recuperare risorse da destinare alla messa in sicurezza dei conti del teatro, e contro un piano di riforme che potrebbe mettere in difficoltà la stessa Fondazione. Con le manifestazioni, si comincia domenica (c’è l’Aida) e, in teoria, si prosegue fino al termine del festival lirico.

Le idee emerse nel corso dell’assemblea sono state le più diverse e potrebbero provocare qualche lieve disagio anche al pubblico: si va dai ritardi programmati nell’andare in scena ad inizio serata o prima dell’inizio di un atto, ai sit-in fuori dall’anfiteatro, fino alla possibilità di protestare direttamente sul grande palco dell’Arena, magari in mutande. Ciascuna manifestazione sarà, comunque, accompagnata da adeguate spiegazioni fornite attraverso volantini o grazie agli speaker dell’anfiteatro. «Abbiamo deciso di mettere in campo forma alternative di protesta – chiarisce Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione – perché in teatro è prevalso il senso di responsabilità, ma abbiamo comunque deciso di continuare a lottare a sostegno del corpo di ballo. In questo momento non era necessaria un’azione eclatante, ma una protesta che mostrasse l’unità di tutti i settori del teatro contro chi a questo teatro non vuole bene».

Ma l’attività di dipendenti e organizzazioni sindacali a favore del corpo di ballo non si esaurisce con le proteste. Ieri mattina, infatti, i segretari dei quattro sindacati di categoria hanno incontrato, a Padova, Franco Oss Noser, il presidente di Agis Tre Venezie, cioè la confederazione che riunisce gli imprenditori dello spettacolo dal vivo. Sul tavolo il noto progetto di creare una rete triveneta all’interno della quale i ballerini, attualmente in forza a Fondazione Arena, possano lavorare ed esibirsi. «L’incontro – spiega Seghi – è stato sicuramente positivo. Certo non definitivo, ma interessante per cominciare a tracciare un percorso diverso ed innovativo. Credo che lo sforzo che stiamo facendo andrebbe sostenuto anche a livello istituzionale, visto che da parte di Agis c’è stata apertura». Atteggiamento positivo che è stato condiviso anche da Zampolli: «Sono uscito dalla riunione – ammette – meno preoccupato di quanto sono entrato. È un primo passo, ne rimangono altri da fare, ma c’è volontà di realizzare questo progetto». È ovvio che ora serve il coinvolgimento della Regione, almeno nel ruolo di cabina di regia, per portare a compimento questa nuova forma di collaborazione artistica tra le due fondazioni venete Arena e Fenice, il teatro Verdi di Trieste e i teatri di Trento e Bolzano si concretizzi.

Nel frattempo, anche Possibile, il movimento che fa capo a Pippo Civati si schiera a fianco dei ballerini e alla Fondazione: «L’Arena è stretta d’assedio, in città dal sindaco Tosi e dagli imprenditori interessati a metterci le mani sopra, e a Roma da un Pd più Forza Italia. Per questo chiediamo alla Verona della cultura e della bellezza, a quella che lavora col turismo areniano, alla Verona che produce eccellenze, di scendere in campo e difendere l’Arena e il suo corpo di ballo. Per difendere la Verona delle eccellenze».
Samuele Nottegar




LA CRISI DELLA FONDAZIONE. L'assemblea sindacale generale ipotizza varie misure per protestare contro il piano di risanamento di Fuortes

Arena, minaccia di ritardi nell'inizio delle opere

Si prevedono anche forme di coinvolgimento degli spettatori. Avanza l'idea di sinergie dei corpi di ballo

mercoledì 10 agosto 2016 CRONACA, pagina 12

Provocare ritardi nell'inizio delle opere liriche, in Arena. O attivare altre forme di mobilitazione, con l'obiettivo di coinvolgere gli spettatori sulle problematiche della Fondazione Arena. Lo sciopero dei 22 ballerini nell'Aida di domenica 14? Al momento non è stato proclamato, ma ci si potrebbe arrivare, secondo una sorta di azione «a scalare», che potrebbe partire appunto da una rimodulazione dell'avvio delle recite.

Sono le misure ipotizzate nell'assemblea generale congiunta dei lavoratori della Fondazione Arena indetta dai sindacati di categoria spettacolo di Cgil, Cisl, Uil e Fials, svoltasi ieri pomeriggio al Teatro Filarmonico. Con l'obiettivo di contrastare il Piano di risanamento presentato dal commissario Carlo Fuortes laddove taglia il corpo di ballo, misura non contenuta, secondo i sindacati, nell'accordo sottoscritto a metà giugno dai sindacati stessi e approvato dai lavoratori, il quale comprende tagli al costo del personale e riduzione di due mesi, in autunno, dell'attività della Fondazione.

Intanto, nella mattinata di ieri, i sindacalisti veronesi hanno incontrato il presidente Franco Oss Noser e il direttore per Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige dell'Agis, l'Associazione generale italiana dello spettacolo, la confederazione degli imprenditori dello spettacolo che operano nel campo cinematografico, teatrale, musicale, coreutico, circense e popolare. L'obiettivo, dice Paolo Seghi, segretario del settore spettacolo della Cgil, «era quello di valutare l'ipotesi di accordi e sinergie fra regioni per quanto riguarda i corpi di ballo dei teatri lirico-sinfonici. E i vertici Agis hanno detto di voler approfondire le ipotesi da noi presentate e di voler restare per noi un interlocutore».

Intanto Possibile Verona, partito nato dall'uscita del deputato Pippo Civati dal Pd, «quindi dalla nascita critico verso quel sistema che tiene dentro Tosi e il Pd», si dice in una nota, commenta l'assemblea dei lavoratori della Fondazione Arena tenutasi ieri pomeriggio. «L'Arena è stretta d'assedio, in città dal sindaco Tosi e dagli imprenditori interessati a metterci le mani sopra, e a Roma da un Pd più Forza Italia che con la legge appena approvata si preparano a mettere in svendita tutti i teatri lirici italiani», dice il partito in una nota. «Chiediamo alla Verona della cultura e della bellezza, a quella che lavora con il turismo areniano, alla Verona che produce eccellenze, di scendere in campo e difendere l'Arena e il suo corpo di ballo».

EL CANTON DEL BEPI
Un vero museo della lirica dev'essere tutto da ascoltare

mercoledì 10 .08. 2016 LETTERE, p. 25


E' ineccepibile la decisione del commissario della Fondazione Arena, Carlo Fuortes, di restituire al Comune di Verona l'attività extra lirica, in primo luogo il Museo AMO, che ha chiuso il bilancio nel 2015 in perdita per circa 750mila euro.

Probabilmente l'insuccesso deriva da una incomprensione iniziale: i propugnatori e fondatori dell'iniziativa, in primis le autorità comunali e quanti sovrintendevano all'attività dell'ente lirico, ritenevano che l'attività di un «museo» comprendesse qualsiasi iniziativa collegata ad un'opera di promozione e di conoscenza di una specifica attività umana, soprattutto rivolta all'arte, e non riguardasse invece la raccolta e la conservazione di prodotti che si intendono «finiti» di una qualsiasi arte, e non invece, magari, soltanto gli strumenti di lavoro che hanno reso possibile il raggiungimento di risultati artistici attraverso la realizzazione di prodotti dell'ingegno e dell'ispirazione umana.

Così ad esempio, la realizzazione di un museo d'arte prevede la previa raccolta di opere realizzate da artisti, possibilmente di notevole fama, e questa è una nozione tecnico-artistica posseduta anche da perfetti ignoranti come sono i ladri che hanno sottratto a Castelvecchio l'intera raccolta di quadri. Presumere invece di realizzare un museo della lirica raccogliendo vecchi spartiti, dischi ormai inascoltabili, pezzi o bozzetti di scenografie e magari vecchie zimarre comparse una volta sul dorso di un cantante famoso sarebbe come presentare un museo dedicato all'arte di Michelangelo e i cui pezzi di richiamo fossero la tazza in cui il sommo artista stemperava i colori o un pennello scartato dopo la perdita di quasi tutti i peli. 

Non è comunque perduta, per il Comune di Verona, la possibilità di fare un vero e proprio museo dell'opera. Essendo la lirica un'operazione artistica che si manifesta e si gusta soprattutto con l'udito, più che qualcosa da vedere dovrà avere qualcosa da sentire, forse una serie di registrazioni famose di grandi opere, da gustare in salette riservate magari in cuffia.Se proprio si vuole, anche davanti alla vetrina che conserva la vecchia zimarra, purchè la sua vista non sia di distrazione per chi ama davvero l'opera lirica.

E allora la sigla AMO, inventata da qualche orecchiante per rivestire di notorietà e di richiami illustri una realtà da modesti dilettanti di provincia, avrà veramente non soltanto un significato, ma anche una sua dignità culturale, e il museo dell'arte lirica si inserirà tra le iniziative di una Verona che non soltanto è affezionata alla stagione classica della sua Arena, ma intende anche farne proseguire l'eco e il richiamo per ogni altra stagione dell'anno.
Giuseppe Brugnoli

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