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venerdì 12 agosto 2016

Petruzzelli di Bari e Arena di Verona - Storie diverse e problemi comuni.

Riportiamo questo articolo del Corriere del Mezzogiorno del 5 agosto in merito alla situazione del Teatro Petruzzelli di Bari alla luce delle dimissioni di Carofiglio dalla presidenza.

Incredibile leggere (nella parte evidenziata nella parte finale dell'articolo) le similitudini tra la situazione interna della Fondazione Lirico-Sinfonica della città di Bari e la Fondazione Arena di Verona. Basterebbe cambiare qualche nome e la sigla di qualche sindacato per catapultarci improvvisamente a nord di 750 km circa.


La scelta ingenua il finale scontato

di Fabrizio Versienti

5 agosto 2016 - Le dimissioni di Carofiglio dalla presidenza della Fondazione Petruzzelli pongono fine a un equivoco: l’idea che bastasse mettere un nome «famoso» alla testa dell’ente per creare automaticamente un circuito virtuoso di partecipazione, riconoscibilità, economicità. 

Le cose sono andate diversamente. Lo scandalo tangenti da un lato, che ha seriamente incrinato l’immagine del teatro, le assunzioni a termine mal fatte e la valanga di ricorsi degli ex lavoratori dall’altro, che minaccia di travolgere sotto il suo peso i fragili bilanci della Fondazione, hanno disegnato un quadro vicino alla catastrofe. 

Carofiglio e l’attuale sovrintendente Biscardi non hanno colpe specifiche da farsi perdonare. Gli eventi, che hanno radici in tempi lontani e in altre gestioni, hanno finito per travolgerli a dispetto dell’impegno e della buona volontà dimostrati finora. Carofiglio ha sinceramente creduto di poter essere utile, ma ha finito per capire che, al posto di offrire al teatro la sua immagine pulita, correva il rischio di essere inghiottito dal verminaio scoperchiato dalle vicende di questi ultimi mesi.

Le sue dimissioni fanno ora venire al pettine i tanti nodi dolenti della situazione, a cominciare da un problema di governance mai risolto, rispetto al quale la sua stessa nomina ha rappresentato una soluzione debole e insufficiente.Era ingenuo pensare che uno scrittore di successo internazionale potesse risolvere da solo i problemi di governo, di marketing e di visibilità del teatro. I grandi sponsor della sua nomina, ovvero il sindaco Decaro e l’assessore Maselli, avevano evidentemente un’idea semplificata sia del mondo della lirica sia delle problematiche interne dello stesso Petruzzelli.

Eppure il commissariamento della Fondazione avrebbe dovuto metterli in guardia. Gli anni della presidenza di Emiliano e della sovrintendenza di Vaccari avevano creato tutte le premesse della grave crisi attuale: irregolarità nelle assunzioni, bilanci in passivo, spese fuori controllo. Alcuni consiglieri d’amministrazione prima, e subito dopo lo stesso commissario Fuortes, avevano messo in guardia dai pericoli di un «cancro» che minacciava di rodere dall’interno il teatro: l’uso improprio delle sue risorse per scopi privati o di parte, bassi o nobili che fossero (interessi privati, clientele politiche e sindacali), a scapito dei fini pubblici della Fondazione e quindi della sua attività teatrale. Una situazione di profonda divisione, nella quale agivano interessi contrastanti: piccoli centri di potere in ogni ufficio tecnico e amministrativo, una reale capacità di veto e di indirizzo esercitata dalla Cgil (grazie alla “sponda” interna del segretario artistico Fuiano), una debole governance centrale.

Oggi, di fronte alla gravità della situazione, servirebbe un netto cambio di rotta. Un’assunzione di responsabilità diretta da parte della politica, e del sindaco in primo luogo, rispetto alle sorti del teatro. L’eventuale nomina di un dirigente del Comune non rappresenterebbe certo una rassicurazione, in questo senso. Al Petruzzelli non serve un ragioniere, ma un uomo capace di creare coesione in un corpo profondamente diviso al suo interno, un uomo capace di leadership e di visione. O un politico nel senso alto del termine, e il sindaco sembra in questo senso l’unica possibilità, o un manager dotato di specifiche competenze nel settore, magari rafforzato da un mandato politico ampio e condiviso. Diversamente, sarà difficile arrestare la caduta di un teatro che, ultimo arrivato tra le fondazioni liriche, potrebbe essere il primo a essere “retrocesso” nel momento in cui andasse a regime la riforma voluta dal governo. Sempre che la bufera delle vertenze non lo costringa a chiudere prima. Per fallimento

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