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giovedì 25 agosto 2016

Lettera a "L'Arena" di uno spettatore

Riportiamo questa lettera pubblicata dal quotidiano l'Arena ed inviata alla redazione del giornale da uno spettatore che la scorsa settimana ha assistito ad una rappresentazione dell'opera "Aida" che per motivi meteorologici non è potuta continuare oltre poco più di qualche minuto dell'inizio del II atto. Considerazioni e consigli che qualcuno dovrebbe prendere in considerazione.

SPETTACOLO IN ARENA
Qui il meteo è prevedibile?

L'Arena - mercoledì 24 .8. 2016 LETTERE, p. 23

Il 18 agosto eravamo all'Arena per assistere ad Aida ed invece forse era in scena «Il delitto perfetto»? Come già letto in altre recensioni, i rischi dello spettacolo sono solo e a totale carico dei clienti/spettatori (l'inversione del concetto di rischio imprenditoriale). Dopo aver pagato oltre 400 euro per due posti di poltronissima, mi trovo ad aver visto il I atto e qualche minuto del II. «Casualmente» fra il I atto e il II gli addetti cominciano a reclamizzare ad alta voce la vendita degli impermeabili (evidentemente il meteo era ben prevedibile).Piccolo commento: è chiaro che, poiché l'opera viene interrotta alla prima goccia di pioggia, la vendita degli impermeabili, che impegna tantissimo personale, è totalmente inutile, se non alle entrate della Fondazione. Fra l'altro, forse era meglio impegnare il personale a facilitare il regolare deflusso di migliaia di persone, molto confuso, piuttosto che cercare di vendere un inutile impermeabile. Comunque, alla prima goccia gli artisti fuggono al coperto e noi facciamo una ritirata precipitosa. Dopo tre quarti d'ora, ci dicono che l'osservatorio meteo ha comunicato che la situazione non avrà evoluzioni favorevoli in tempo utile e quindi lo spettacolo è definitivamente sospeso. Ma l'osservatorio meteo non poteva essere consultato prima?È chiaro che la Fondazione impone l'inizio dell'opera a tutti i costi per far scattare la clausola contrattuale «In caso di sospensione definitiva dello spettacolo dopo il suo inizio, verrà meno ogni diritto al rimborso del biglietto». Ma non si poteva aspettare più tempo (i 150 minuti dichiarati)? È chiaro che è tutto dichiarato sul sito della Fondazione. Giuridicamente inattaccabili. Ma gli interessi degli spettatori chi li cura? Alla fine ad uno spettatore resta l'aver pagato per intero, e tantissimo, una prestazione artistica e averne goduto per il 25% (ma basta anche l'1%). Forse sarebbe meglio distribuire il rischio su tutta la stagione e non su quei pochi sfortunati che si trovano in una situazione simile.Soluzioni? Non spetta a me, ma forse gli ampi spazi vuoti nella platea e nelle gradinate sono segnali che qualcosa non va?


Michele Scarrone COGOLETO (GE)

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