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martedì 23 agosto 2016

Il Teatro Massimo investe sul proprio Corpo di Ballo e allontana la crisi - su Danza Effebi l'intervista a Marco Bellone che ripercorre le tappe di questo piccolo miracolo



In un periodo di profonda crisi per le Fondazioni Lirico Sinfoniche, è un piccolo miracolo quello che è invece avvenuto al Teatro Massimo di Palermo, che scommettendo soprattutto sul proprio Corpo di Ballo, ottiene un risultato considerevole nella stagione 2015-2016 appena conclusasi rispetto alla precedente di un + 17,7% del numero degli spettatori ed un netto aumento degli abbonamenti venduti.
Forte di un'ottima stagione e dell'ultimo successo "Waiting for Ravel" messo in scena lo scorso 4 agosto al Teatro delle Verdure di Palermo, Marco Bellone, coordinatore del Corpo di Ballo del T. Massimo, ripercorre le tappe di un percorso che ha visto protagonista proprio il Corpo di Ballo e soprattutto la volontà di un Teatro di investire sul rilancio della propria offerta artistica e sul proprio futuro.

Riportiamo di seguito un passaggio dell'intervista riportata da Danza Effebi, in cui Bellone spiega come sia possibile investire in un "piccolo" gruppo lontano da numeri di "Scala" o "Opèra de Paris", guardando comunque sempre al futuro per un intero corpo di ballo stabile che garantisca progettualità concrete e programmazioni progressivamente più ricche di titoli.


A chi gli chiede come sia possibile oggi conciliare la precarietà dei corpi di ballo con la stabilizzazione di un repertorio, Bellone risponde con lucidità e speranza: “Non avere una stabilità d’organico che duri negli anni è indubbiamente un problema, tuttavia è possibile per noi creare un repertorio grazie ad una compagnia oggi composta, tra stabili, aventi diritto e aggiunti, di circa trentacinque danzatori. I nostri ballerini hanno contratti a produzione, con un piano annuale che consente di dar loro una prospettiva del lavoro dell’intera stagione. Naturalmente la nostra ambizione è arrivare ad avere un corpo di ballo stabile che garantisca progettualità concrete e programmazioni progressivamente più ricche di titoli”. Oggi le percentuali del Teatro Massimo confermano, rispetto al 2014, un aumento considerevole del numero di spettatori (17,7%) e di abbonamenti venduti, dati che lasciano ben sperare sull’ampliamento dei progetti di media e lunga durata con cui Bellone ha inaugurato il proprio percorso direttivo: “Le percentuali dichiarano un interesse del pubblico progressivamente crescente e un chiaro avvicinamento del teatro alla città di Palermo – conclude Marco Bellone – Al di là di questo felice risultato, il mio obiettivo, anche per la prossima stagione, resta quello di valorizzare al massimo la compagnia attraverso un lavoro che inizi in sala, con i ballerini e i maîtres de ballet, e che continui sul palcoscenico grazie alle nuove produzioni di giovani coreografi e autoriinternazionali".


E' evidente come al Teatro Massimo di Palermo abbiano voluto guardare al futuro cogliendo l'opportunità di sfruttare una ricchezza che pochi teatri possono ancora vantare di possedere, cioè un Corpo di Ballo, settore strategico che, proprio in tempi di crisi, potrebbe garantire la possibilità di far tornare la gente a teatro con spettacoli dai bassi costi di allestimento.

Certo questo è possibile solo qualora ci sia la volontà da parte di un Teatro di sopravvivere e non di autodistruggersi eliminando un pezzo alla volta la propria capacità produttiva, così come oggi sembra succedere alla Fondazione Arena, e comunque la dove le scelte ricadano su persone competenti e capaci di condurre e concepire un progetto artistico di qualità per una compagnia di balletto.

La Fondazione Arena può contare oggi ancora su un gruppo stabile di 22 ballerini, organico che il Piano di Risanamento presentato al Ministero prevederebbe di eliminare definitivamente. Sarebbe questo un numero più che sufficiente, se ben supportato dal punto di vista artistico gestionale da una personalità di riferimento, per poter garantire un progetto serio per un percorso altrettanto valido così come quello su cui si è scommesso in modo vincente al Massimo di Palermo, teatro oggi in netta ripresa.

In alternativa, e purtroppo sembra essere questa quella che la Fondazione Arena voglia emulare, la strada percorsa dal Maggio Fiorentino dove in comune sembrano esserci gli stessi carnefici, un teatro, quello di Firenze, che pur avendo sacrificato ancora lo scorso anno il "Maggio Danza", il proprio storico corpo di ballo, sembra oggi scivolare sempre di più verso l'oblio del fallimento.

La Fondazione Arena ha diversi esempi a cui ispirarsi, prendere la via sbagliata quando in alto vi siano ben visibili le targhe con scritto "via per il Futuro" o "via del Fallimento" di certo non potrà concedere alibi ed attenuanti a chi prenderà le decisioni.

Sbagliare strada oggi, anche alla luce degli ultimi sviluppi governativi in tema di fondazioni liriche sinfoniche, potrebbe essere un errore che un domani si potrebbe pagare con il declassamento del proprio teatro e la conseguente perdita di ogni supporto statale alla propria attività.

Ortensia Sal

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