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lunedì 15 agosto 2016

Rassegna Stampa - 14 agosto 2016


Arena, artisti e maestranze muti sul palco prima dell’Aida
Stasera l’Aida partirà con mezz’ora di ritardo. L’appello agli spettatori: «Difendiamo il nostro teatro»

14 agosto 2016 - Samuele Nottegar

Il coro, gli orchestrali, i macchinisti e altri dipendenti dell’Arena stasera saranno sul palco e ritarderanno l’inizio di Aida in una protesta muta contro il piano di risanamento varato dal commissario Carlo Fuortes. Agli spettatori verrà letto un comunicato per spiegarne i motivi.

VERONA Il coro sul palco, assieme agli orchestrali, ai macchinisti e agli altri dipendenti dell’Arena. Ma nessuna nota, nessun canto stasera romperanno il silenzio, solo le parole di un comunicato che sarà letto al pubblico, pronto a seguire Aida.

I dipendenti di Fondazione Arena hanno deciso di cominciare così il periodo di mobilitazione e di protesta contro il piano di risanamento varato dal commissario Carlo Fuortes. Mezz’ora di presenza silenziosa sul palcoscenico dell’anfiteatro a partire dalle 20 e 45, cioè nel momento in cui il pubblico, allo scadere del terzo gong, si aspetterebbe di vedere gli artisti in scena. Ed, invece, fino alle 21,15 tutti i dipendenti andranno sul palco per esprimere in silenzio la loro contrarietà al piano Fuortes, con l’opera che comincerà con mezz’ora di ritardo.

«In realtà – racconta Dario Carbone, segretario provinciale Fials – avevamo chiesto di poter cantare due brani dal palcoscenico: l’Inno di Mameli e il “Va, pensiero”, ma non ci è stato concesso e così abbiamo optato per una protesta silenziosa, mentre al pubblico saranno spiegate le ragioni della nostra protesta». Il comunicato che sarà letto in tre lingue, italiano, tedesco e inglese e, molto probabilmente, anche distribuito agli spettatori al momento di entrare in Arena. Nelle parole del testo il senso della protesta: «Gentile pubblico, le Rsu unitamente alle organizzazioni sindacali di categoria, si trovano costrette questa sera nella spiacevole situazione di interrompere lo spettacolo con una dichiarazione di sciopero, per difendere il nostro teatro, nella sua integrità, dagli attacchi di una classe politica, sia nazionale che locale, che lo sta minando nella sua sopravvivenza, assieme alle altre Fondazioni lirico sinfoniche italiane».


La protesta dei dipendenti ha due bersagli: il taglio del corpo di ballo, introdotto nel piano dal commissario Fuortes, e il decreto, approvato dal Parlamento, che rischia di introdurre importanti differenze tra le fondazioni liriche italiane. «In questo contesto – precisa il comunicato – si inserisce la nefasta minaccia della chiusura del nostro corpo di ballo, ultimo operante in tutto il Nord Est, minaccia alla quale le organizzazioni sindacali, le Rsu e i lavoratori tutti si oppongono strenuamente». Ma non è tutto, perché a preoccupare dipendenti e sindacati è la gestione ordinaria del teatro. «Non è scritto nel comunicato – chiarisce Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil – ma non abbiamo risposte in termini di gestione del personale, di garanzie per gli aggiunti e della stessa programmazione artistica per la stagione del teatro Filarmonico per il prossimo anno».

E giusto per spiegare, Carbone precisa: «Ci hanno vietato di cantare l’inno d’Italia, il commissario Fuortes che non c’è, e il direttore operativo Francesca Tartarotti, che è in ferie. Questo teatro ormai viene gestito attraverso le mail e i messaggi telefonici, perché a parte i responsabili artistici, a Verona non è presente nessuno dei vertici».

Fuortes oltre i tagli: più soldi agli artisti, sostegno al marketing e due nuove produzioni

14 agosto  2016 - Davide Orsato

VERONA Due nuove produzioni all’anno, budget in aumento per gli artisti e un marketing più oculato (e con maggiore disponibilità finanziaria). Ecco la «pars construens» del piano economico targato Fuortes per la Fondazione Arena. Non solo tagli e riduzioni (ai debiti, al corpo di ballo e anche al numero di serate del festival lirico) ma anche tre punti che i sindacati (così come molte personalità culturali della città) hanno sempre considerato imprescindibili.

Il dettaglio emerge dal piano presentato nei giorni scorsi. In particolare gli investimenti saranno questi: due milioni e seicentomila euro per le due nuove produzioni (1,3 milioni per ciascun titolo). Per quanto riguarda il lato artistico, invece, si parla genericamente di un aumento del budget destinato alle scritture artistiche per «incrementare la qualità» degli spettacoli. Lecito aspettarsi, dunque, la possibilità che per la prossima stagione si ricorra a nomi «quotati» in maggior misura rispetto al passato.

Ma la grossa rivoluzione sarà quella che toccherà al marketing: già nel 2017 - promette il piano - verrà raddoppiato il budget, passando dagli attuali 360mila euro a 750mila. Il commissario Carlo Fuortes, insomma, risponderebbe così alle molte voci che lamentavano un mancato investimento sul fronte della promozione.

Quel che è certo è che, l’anno prossimo, ci saranno molti conti da fare in Fondazioni. A cominciare dall’introito dei biglietti. Come già annunciato, le serate del Festival diminuiranno da 57 a 46, un taglio che inciderà necessariamente sui ricavi. Il «paracadute» potrebbe essere costituito da una limatura nei costi di produzione. Allo stesso tempo si confida di riuscire a «concentrare» quanti più spettatori possibile nelle serate previste: proprio in questo verrebbero in aiuto gli investimenti nel marketing.

Dai numeri evidenziati nel piano risultano preoccupanti soprattutto gli incassi della stagione invernale del Filarmonico. Appena 600 mila euro, a fronte di un costo di produzione di 2,3 milioni, pari a 7.500 euro per ogni «alzata» di sipario (in tutto 84). Una situazione che non fa ben sperare chi ha a cuore il mantenimento di un’attività culturale che, a differenza del Festival areniano, ha nei veronesi il proprio segmento di mercato. La nota della Fondazione evidenzia che si tratta di «teatro d’opera di tipo tradizionale, sostenuto prevalentemente tramite attraverso il contributo del Fondo unico per lo spettacolo». L’anno prossimo, l’attività invernale verrà quanto meno diminuita, visto la prevista chiusura dell’attività per due mesi (con richiesta al fondo di integrazione salariale per gli stipendi).

Il resto degli interventi mirati al risparmio delle risorse hanno già fatto parlare: dal taglio del corpo di ballo alla razionalizzazione del personale dirigente. Sulla Fondazione gravano 28,5 milioni di debiti ed è necessario liberarsi dei fardelli: uno su tutti l’Amo, l’Arena Museo Opera, in perdita di 753 mila euro: abbastanza da azzerare da solo i (pochi) ricavi del Filarmonico.


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