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domenica 3 luglio 2016

Rassegna Stampa - 3 luglio 2016


Lambertini replica ai sindacati «Arena, la Bray è un brodino
Confrontiamoci su Lirica Spa»

domenica 3 luglio 2016

VERONA Arrabbiati? No, piuttosto sorpresi. E forse un po’ delusi. Dopo il «contrattacco» dei sindacati, i sostenitori del progetto di privatizzazione della Fondazione Arena (l’industriale Giuseppe Manni e gli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani) non vogliono inasprire il clima né scatenare muove polemiche. Ma tornano a precisare il senso della loro iniziativa.

Diplomatico e felpato come sempre, l’avvocato Lambertini spiega che «spiace che al momento non si cerchi invece un serio confronto sulla proposta da noi messa sul tappeto. Se un’idea può spaventare, - dice sorridendo Lambertini - allora un po’ mi spavento anch’io. Ma spero non sia così. Forse – aggiunge – anche questo è un segnale della difficoltà oggettiva in cui si trovano sindacati e lavoratori, che capiscono come il rischio vero sia quello della…fine corsa, visto che la legge Bray è importante ma è solo un brodino caldo dato purtroppo ad un malato che rischia la vita».

Di qui la riproposizione del progetto Lirica Spa. «La nostra – ribadisce Lambertini – è una proposta di livello internazionale e non solo locale, messa a disposizione della città, già illustrata a diverse forze economiche e a soggetti interessati ai beni artistici. Tra questi, anche un’importante società di sviluppo, con soci americani che si sono mostrati molto interessati. E come ha scritto il Corriere di Verona , ne abbiamo parlato anche con un delegato del ministro Franceschini (il dirigente del ministero dei Beni Culturali, Salvatore Nastasi, ndr) che ci ha detto come quella da noi indicate sia una delle strade possibili e praticabili».

Quanto al ruolo dell’Università, il cui Rettore, Nicola Sartor, è stato pure chiamato direttamente in causa dai sindacati, Lambertini spiega che «ci è parso logico parlare con loro, visto che si tratta di una proposta con aspetti determinanti che riguardano l’economia e l’econometria».

Niente toni duri, insomma, anche se non manca una frecciatina politica: «Vedo che un dirigente politico come Pippo Civati sostiene che mai la Cultura va affidata a soggetti privati, e vorrei ricordargli come, fortunatamente, in quasi tutto il mondo, e anche in Italia, esistano soggetti privati attivissimi e in prima fila su questo fronte, dal Fai a mille altre organizzazioni, per non parlare di singole persone, anche notissime che (ripeto: per fortuna) si mostrano sensibili a questi temi».

Più in generale, peraltro, l’invito è a confrontarsi nel merito: «Forse – conclude Lambertini – se i sindacati, assieme a tutte quelle lettere, avessero pensato anche di farci una telefonata, si sarebbe fatto un passo in più in avanti. Ma pazienza…».

Come vi abbiamo raccontato ieri, i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno scritto al ministro dei Beni Culturali, al Rettore dell’Università di Verona e al Commissario della Fondazione, Carlo Fuortes, per esprimere la loro assoluta contrarietà al progetto Manni-Maccagnani-Lambertini. In particolare, al Commissario i sindacati spiegano che «insistite dichiarazioni circa i progetti di privatizzazione» della Fondazione hanno creato «forte disagio e disorientamento dei lavoratori». Di qui la richiesta a Fuortes per una sua «opportuna autorevole presa di posizione pubblica, a fronte di queste continue minacce sulla privatizzazione». E gli stessi sindacati sottolineano che «il ripristino di un clima sereno tra i lavoratori che anche la vostra presa di posizione contribuirebbe a raggiungere, è più che mai necessario per il buon proseguimento del Festival areniana».
 L. A.

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