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martedì 26 luglio 2016

Rassegna Stampa - 26 luglio 2016






Arena, una falla nel piano di Fuortes mancano ancora all’appello 5,5 milioni

Il commissario ne ha chiesti 17 per la fondazione, ma la legge Bray ne ha stanziato solo dieci

I sindacati: «Dal Comune risorse, ma il resto?». L’ipotesi: un «sacrificio» per i creditori
martedì 26 luglio 2106

VERONA - Tutti i dubbi sul piano economico e di rientro del debito di Fondazione Arena saranno sciolti martedì prossimo. Sarà quello, infatti, il giorno in cui il commissario straordinario Carlo Fuortes lo presenterà alle organizzazioni sindacali. È più probabile, però, che Fuortes invii il piano ai rappresentanti sindacali per illustrarlo in un appuntamento successivo, ancora da fissare. Perché, tuttavia martedì rimane un giorno importante?

Per due ragioni: perché il piano economico è diverso dall’accordo raggiunto con i sindacati, da cui ad esempio era stata stralciata la questione della chiusura del corpo di ballo, e perché potrà chiarire un problema importante dal punto di vista della sostenibilità economica del piano stesso. Nella richiesta di accesso alla legge Bray, che concede fondi governativi alle fondazioni a rischio dissesto in cambio di un credibile piano di rientro, Fuortes ha chiesto infatti un finanziamento di 17 milioni di euro per ristrutturare il debito della Fondazione.

Il fondo Bray, tuttavia, è stato finanziato dal governo «solo» con 10 milioni di euro, il che significa che mancano all’appello 7 milioni. Almeno in parte, questa differenza dovrebbe essere colmata dal Comune di Verona che ha stanziato 1,5 milioni, ma resta il tema di come reperire i restanti 5,5. Proprio su questo punto del piano, Gianluca Sole, commissario straordinario per le Fondazioni lirico-sinfoniche al Ministero della Cultura, sembra aver chiesto chiarimenti. Quindi, nel momento in cui il piano sarà vidimato dal Ministero, sarà inviato anche alle organizzazioni sindacali.«Di positivo c’è – spiega Antonio Belviso, Fistel Cisl Verona – che da Fuortes è arrivata la conferma che nessuna altra Fondazione lirica ha chiesto di accedere alla legge Bray, il che significa che tutti i 10 milioni stanziati possono essere destinati all’Arena. Ovviamente, servirà il parere favorevole dei tecnici». Rimane da risolvere la reperibilità dei 5,5 milioni mancanti: «È probabile – analizza Paolo Seghi, segretario Slc Cgil Verona – che, come ci è stato detto, il commissario possa chiedere un ulteriore sforzo ai creditori in termini di tempi di rientro dei debiti, sempre che il territorio non intervenga per dare una mano». Argomento, questo, più volte affrontato, ma che non ha spinto il cosiddetto «Sistema Verona» ad investire nell’Arena, più di quanto non faccia. Per questo, Ivano Zampolli, segretario Uil Comunicazione, esprime preoccupazione «perché le questioni importanti continuano ad essere rinviate, perché è difficile capire dove saranno reperiti i soldi mancanti e perché continua a mancare una visione artistica che ci permetta di discutere del futuro del teatro e di pianta organica».

La riunione di ieri, però, qualche dubbio lo ha sciolto. Fuortes ha confermato che rispetterà appieno il suo mandato e che rimarrà a Verona fino a metà ottobre. Ha confermato anche che si impegnerà, a partire da settembre, nel definire una programmazione artistica triennale; in realtà, più probabilmente, a definire la programmazione ci penserà l’attuale direttore artistico Paolo Gavazzeni, cui è stato prolungato il contratto fino a metà ottobre. Ultimo punto, che Fuortes non ha nemmeno messo in discussione, è il taglio del corpo di ballo che è stato ribadito e confermato.


Un dato di novità, poi, è emerso dall’incontro di ieri. Fuortes ha comunicato che è stato approvato giovedì alla Camera, con il governo che ci ha messo la fiducia, il decreto legge 113/2016 in materia di finanziamenti urgenti a favore degli enti territoriali. Il decreto, che ora è passato al Senato per l’approvazione, è importante perché introduce rilevanti novità anche per le Fondazioni lirico-sinfonico. Un emendamento introduce due principi importanti: il primo permette alle fondazioni che non raggiungono il pareggio di bilancio, la chiusura temporanea o stagionale, anche cambiando il rapporto di lavoro dei propri dipendenti, da tempo pieno a part time. Una soluzione non troppo diversa da quella attuata per l’Arena. Il secondo, permette alle Fondazioni di non riconoscere, in parte o completamente, gli emolumenti previsti dal contratto di secondo livello, nel caso in cui non raggiunga il pareggio di bilancio.
Samuele Nottegar  

1 commento:

  1. I soldi che mancano dovrebbero rimetterli al loro posto i colpevoli del disastro economico! Tosi e Girondini in primis!!!!! E tutti coloro che hanno fatto del magna magna uno stile di vita! All'estero funziona così

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