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domenica 24 luglio 2016

Rassegna Stampa - 24 luglio 2016



FONDAZIONE ARENA.
Bertacco ha inviato un'interpellanza al ministro

Tosi replica a Battiti: «Non sanno contare»

«Lo stipendio di Tartarotti vale due ballerini l'anno»

domenica 24 .07 2016 CRONACA, p. 16


«Prima di parlare della Fondazione Arena sarebbe meglio conoscere la situazione e i veri costi». Il sindaco Flavio Tosi replica all'associazione Battiti, che tramite il senatore di Forza Italia Stefano Bertacco aveva presentato sulla crisi dell'ex ente lirico una dettagliata interpellanza al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Tra l'altro, nella loro presa di posizione gli esponenti di Battiti, tra i quali Daniele Polato e Federico Sboarina, avevano, non troppo provocatoriamente, invitato a rescindere il contratto quinquennale con il direttore operativo Francesca Tartarotti. «Con i soldi risparmiati», avevano detto, «si può mantenere il corpo di ballo per i prossimi due anni».

Ma il sindaco e presidente della Fondazione, ora governata dal commissario Carlo Fuortes, non ci sta. «Dire che licenziare il direttore operativo permetterebbe di coprire lo stipendio del corpo di ballo addirittura per due anni, sembra più una proposta demagogica sull'onda salviniana che altro. Lo stipendio dell'avvocato Tartarotti», afferma Tosi, «che ricopre ben tre mansioni - direttore operativo, responsabile del personale e capo degli affari legali - è di 135 mila euro all'anno, quando un ballerino costa alla Fondazione 50mila euro all'anno: se la matematica non è un'opinione il taglio del direttore coprirebbe due ballerini e mezzo».E continua: «Oggi, il corpo di ballo ha un costo annuo superiore ai 2 milioni; se venisse tagliato, pur portando avanti le stesse attività con altrettanti professionisti, come previsto prima dal Consiglio d'indirizzo e poi dal commissario, consentirebbe un risparmio annuo da 1,2 a 1,3 milioni e questo perché il corpo di ballo viene pagato per 12 mensilità, quando invece la quasi totalità delle Fondazioni assume professionisti a contratto».


FONDAZIONE ARENA. Molti applausi ieri sera dell'allestimento sfarzoso firmato da Franco Zeffirelli.
Discontinue le voci, non tutti i cantanti all'altezza del ruolo

Turandot, una spettacolare favola esotica

Gianni Villani

Il direttore Andrea Battistoni propone una lettura efficace e plateale. Oksana Dyka prestante protagonista, Carlo Ventre un Calaf generoso

domenica 24 .07. 2016 SPETTACOLI, p. 50

Si comincia con un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell'attacco di Monaco. Poi Turandot, al debutto stagionale ieri sera in Arena, ha subito stregato i quasi 12mila spettatori, in cui lo stile kolossal zeffirelliano ha potuto confermarsi con un vero colpo di teatro nella seconda parte. Quando lo sfarzo dorato del palazzo imperiale di Pechino, si svela in scena, lo spettatore si trova infatti già nel cuore dell'opera. Ed è un momento spettacolare che a scena aperta strappa subito un lungo applauso. Agli inizi la storia si svolge invece in un ambito perfino angusto, con un proscenio affollato da centinaia di figuranti e coristi e dove al di là di una cortina di mura decorate da giganteschi draghi, si possono solo intuire i segreti e i tetti a pagoda della Città Proibita. Raccontata prima con tratto misterioso, anche un po' confuso, la vicenda della crudele principessa svolta all'improvviso verso la dimensione della favola esotica di maniera, dove brilla la sontuosa inventiva dei costumi di Emi Wada. Musicalmente l'opera mantiene il suo duetto finale, creato da Franco Alfano dopo la morte di Puccini, che contribuisce a delineare un ulteriore elemento di complessità e ambiguità favolistica alla vicenda. Sul podio torna la giovane bacchetta veronese Andrea Battistoni, con una lettura molto scandita, anche plateale, ma efficace per il complesso spazio areniano. La sua è comunque un'opera ricca di colore, consapevole della sofisticata scrittura pucciniana con la sua armonia esotica, capace di qualche interessante sottigliezza, non sempre in perfetto controllo delle straordinarie pagine corali, ma tuttavia trascinante anche in virtù dei tempi netti e incisivi. Nella compagnia di canto, i due personaggi femminili non governano del tutto la scena. La protagonista, Oksana Dyka, è una Turandot di grande prestanza e di una certa efficacia visiva, ma delle cesellature cui ci aveva abituato forse l'ultima grande interprete del ruolo qualche anno fa, il soprano russo ci fa tornare indietro anni luce. Imporre una Turandot solo sulla forza vocale significa svilire la natura del personaggio e la sua regale statura come Puccini l'aveva prevista, rendendola monocorde e priva di quell'appeal per cui Calaf se ne sarebbe dovuto innamorare. Sulla stessa scia la Liù di Elena Rossi, che forse un po' improvvidamente si cimenta in un personaggio di alta caratura lirica, venendo da Tosche e Fedore. Non disponendo di un materiale naturale particolarmente fascinoso, le evidenti lacune tecniche che si possono nascondere nella veemenza di altri personaggi, qui vengono tutte a galla e non bisogna scomodare Cecilia Gasdia o la mai troppo compianta Alida Ferrarini, per evidenziare l'inadeguatezza della cantate emiliana a questa tipologia di ruolo.Meglio va il comparto maschile dove al loro fianco canta Carlo Ventre, un Calaf dallo squillo generoso, sempre in puntuale controllo, esuberante e passionale secondo una linea di canto mai banale, che piega l'emissione all'espressione, anche se nella zona centrale è meno corposa, mantenendo comunque una proprietà stilistica apprezzabile. Sofferto è il Timur di Carlo Cigni, discretamente propenso alla cantabilità. Le maschere di Ping, Pong, Pang con Longhi, Pittari e Trucco danno perfetta sincronia ai loro ottimi interventi. Paolo Battaglia apre autorevolmente l'opera quale Mandarino di lusso e Cristiano Olivieri riporta ad Altoum la schietta vocalità di tenore. Esuberante e d'effetto, il coro di Vito Lombardi. Buono il riscontro del pubblico. Successo vivissimo con molto applausi e grandi festeggiamenti alla fine per tutti. Si replica il 27 luglio.



Domenica 24 .07. 2016

Fuortes, muro dei sindacati e dei parlamentari «Se ne va? Chiediamo un altro commissario»

Pressing su Franceschini: «Niente politici». Domani l’ultima riunione con i lavoratori

VERONA - Dopo Fuortes, c’è solo Fuortes. O, al massimo, un altro commissario, lontano da ogni contagio politico. Il messaggio è chiaro e lo si ribadirà al ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini nei prossimi giorni, in audizione parlamentare con il commissario per il rilancio delle Fondazioni liriche Gianluca Sole e pure nella riunione sindacale dell’Arena, anticipata da martedì a domani pomeriggio. Sindacati e parlamentari fanno muro comune di fronte all’annuncio del commissario Carlo Fuortes, reso noto fra le pagine del mensile «L’Opera», che ha chiarito che «considera portato a termine il suo incarico in Fondazione Arena dal primo luglio».

«Noi confermiamo la richiesta rivolta al ministero per prorogare il mandato del commissario, vista la complessità della situazione, che consideriamo ancora di emergenza, nonostante il lavoro svolto da Fuortes e i grandi sacrifici dei lavoratori - esordisce Paolo Seghi, Slc Cgil -. Non potrà restare? Chiediamo un sub-commissario. L’importante è restare lontani dalla giostra del toto-nomi politici. Mollare le redini ora, significherebbe cadere in un brutto film già visto». Di stesso avviso il collega Dario Carbone, della Fials che rimarca: «Sarebbe paradossale che la stessa amministrazione responsabile dei guai passati ora riprendesse in mano i vertici. Sia chiaro, qui non parliamo ancora di rilancio, la situazione resta delicata, si parla di contenimento dei danni: proprio per questo chiediamo a Franceschini la nomina immediata di un altro commissario, se Fuortes se ne va». Nel frattempo, a muoversi per «blindare» il commissariamento, ci sono anche i parlamentari veronesi. «Gli è già stato chiesto di restare, ma comprendiamo le ragioni dell’indisponibilità di Fuortes - spiega Alessia Rotta (Pd) -. Quello che è importante è restare assolutamente lontani dalle logiche di spartizione di potere, ma questo è garantito per ora: finché si applica la Bray deve restare un commissario. Bisogna capire chi arriverà: ne parleremo in audizione con Sole». Anche il collega Stefano Bertacco (Battiti) non molla la presa: «Ribadiremo a Franceschini la richiesta che Fuortes, o un altro commissario, resti fino all’estate 2017. Non oso immaginare che una possibile nomina torni nelle mani del sindaco. Qui serve una persona super partes, competente: ci giochiamo il patrimonio più importante di Verona». A sollecitare il ministero ci penserà anche Mattia Fantinati (M5S): a Franceschini, Fantinati chiederà anche una «relazione aggiornata sullo stato dei fatti della Fondazione».

Nel frattempo, arriva la replica del sindaco Tosi sulle critiche di Battiti: «Licenziare la Tartatorotti permetterebbe di pagare il corpo di ballo per due anni? Demagogia. Il direttore operativo, che copre anche le mansioni di responsabile del personale e capo degli affari legali, costa 135mila euro l’anno, quando un ballerino costa 50mila euro. Il corpo di ballo ha un costo superiore ai 2milioni annui, se venisse tagliato (usando artisti a contratto) garantirebbe un risparmio fino a un milione e 300mila euro». Replica anche sui fondi prima della liquidazione. «Comune e Agsm han stanziato milioni di euro per salvaguardare i conti della Fondazione e il Comune ha deliberato diverse operazioni per la sua patrimonializzazione - spiega Tosi - poi il Cdi propose ai sindacati un accordo e inviò una lettera al ministero per dire che era stato fatto tutto il necessario. In quella stessa mattina arrivò il voto contrario dei lavoratori, manovrato da Fials e, sottotraccia, da Cgil»


Filarmonico, il nodo affitto è sciolto

Contratto fino al 2022, costerà 470 mila euro l’anno. Stagione invernale salva

VERONA - Tra mille ansie e timori, una notizia positiva per la Fondazione lirica: il Comune ha firmato il nuovo contratto d’affitto per il Teatro Filarmonico. Come si ricorderà, la firma era stata messa più volte in forse dal sindaco Flavio Tosi che, prima del commissariamento dell’ente, aveva inserito proprio quell’affitto (488mila euro l’anno versati all’Accademia Filarmonica) tra i «tagli» necessari a far quadrare i bilanci. L’ipotesi era quella di utilizzare solo il Teatro Ristori. C’è stata una trattativa con l’Accademia e si è scesi a 470mila euro l’anno. E adesso, il nuovo contratto è stato siglato dal presidente dei Filarmonici, Luigi Tuppini, da un dirigente del settore Patrimonio del Comune e dal commissario governativo Carlo Fuortes. Il contratto è valido dal primo luglio scorso e fino al 30 giugno 2022, con possibile proroga per altri sei anni, salvo possibilità di disdirlo passati i primi tre anni e mezzo. Ai soci dell’Accademia viene confermato il diritto di utilizzare i palchi del teatro, ospitando 6 persone in ciascuno di essi. L’intesa è stata commentata favorevolmente dal capogruppo del Pd, Michele Bertucco, secondo il quale «il rinnovo fino al 2022 rappresenta un altro successo per il Commissario Fuortes, visto che per mesi quel rinnovo era sembrato in forse con il rischio che non si svolgesse la stagione invernale. Motivo in più – dice Bertucco – per chiedere che Fuortes non lasci Verona ora». (l.a. )

4 commenti:

  1. Tanto x cambiare tosi,che ora è un tuttologo,come tutti quelli che a scuola non hanno brillato, difende a spada tratta la Tartarotti, e condanna il corpo di ballo,chissà perché...... la difende: prende 135000€ l'anno,ma copre 3 incarichi! Il problema è l'incapacità della signora! Sarebbe meglio coprire 1 solo incarico, ma saperlo fare! Invece il bistrattato corpo di ballo fatalità sa fare bene il suo lavoro!

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  2. Quello che più conta in tutta questa intricata faccenda è non permettere a tosi and friends di mettere gli artigli a mo` di avvoltoi sulla fondazione! Distruggerla x mangiarci sopra e quando non entra più nulla nelle loro avide e losche tasche, buttare gli avanzi alle iene che mangiano tutto quello che e`putrido! Avranno i sindacati la forza necessaria?avrà il ministro Franceschini ben chiaro il problema? Certo se Fuortes lascia ora il tempo da qui alle elezioni e` lungo! Speriamo non sia tutto fatto ad hoc!

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  3. Tra l'altro c'è un errore piuttosto macroscopico in quanto dice il sindaco: un ballerino "costa" 50mila, d'accordo, ma comprendendo tutti gli oneri riflessi (contributi etc) che paga la Fondazione, mentre i 135mila della Tartarotti sono il suo stipendio a cui detto oneri vanno aggiunti, quindi il costo della signora sarà almeno 170/180mila se non di più; è il solito trucchetto di fare confusione, mesi fa ebbe occasione di dire che TUTTI i dipendenti della Fodnazione "costavano" 50mila e più, e la cosa venne ampiamente travisata dalla stampa locale venduta, e tutti NOI diventammo automaticamente stipendiati con 50mila.

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  4. Ma non considerate che la Tartarotti è in partime ( 3gg la settana) quindi se la sua retribuzione la rapportiamo a un tempo pieno diventa quasi il doppio

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