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domenica 24 luglio 2016

Orchestrali al Festival Puccini: si guadagna di più facendo le pulizie - da il Fatto Quotodiano


Festival Puccini, meno di 40 euro al giorno per gli orchestrali. Meglio fare le pulizie

di Fabrizio Basciano - 23 luglio 2016

Fabrizio Basciano
Musicologo, musicista,
docente
Ai gesti eclatanti, spesse volte spropositati e fuori luogo, il mondo dello spettacolo è fin troppo avvezzo, ma situazioni come quella dell’ultima Tosca a Torre del Lago, nel corso della quale il Maestro Alberto Veronesi ha deciso di abbandonare il podio, meritano certamente un commento a parte. Non un commento, come i tanti già piovuti, sul gesto stesso, dettato a quanto pare da questioni che con la musica, o addirittura con la democrazia (come avrebbe voluto far credere il figlio del celebre oncologo) hanno ben poco a che vedere.

Ciò che infatti getta un’ombra inquietante sul festival pucciniano, guardando oltre i gossip dell’ultima ora, è semmai lo scandaloso trattamento economico di coloro i quali, anno dopo anno, vengono chiamati dalla fondazione del festival a formarne l’orchestra. Per quest’ultima edizione, la 62esima, ai vari professori d’orchestra, maestranze, neanche a dirlo, altamente specializzate, è stata infatti chiesta la disponibilità, a partire dai primi di luglio fino a quasi tutta la prima metà di agosto, per un compenso lordo inferiore ai 50€ a giornata (appena qualche spicciolo in più per le prime parti), qualcosa che al netto, per circa 6-7 ore di duro lavoro giornaliero, corrisponde a meno di 40€: soldi che, stando alla passata edizione del festival, rischiano anche di essere versati con mesi e mesi di impietoso ritardo, e che ci costringono a una prima, sofferente, considerazione: a fare le pulizie, in Italia, si guadagna meglio e in minor tempo.
Condizioni, quelle appena descritte, grazie alle quali, com’è facile immaginare, gli orchestrali con maggiori opportunità lavorative fuggono altrove, dove cioè trovano compensi maggiori e maggiormente commisurati al livello di professionalità. Paghe, quelle offensivamente proposte agli orchestrali pucciniani, rovinosamente calate anno dopo anno, come a calare sono anche i giorni di effettivo impegno lavorativo dei professori d’orchestra: più di 40 fino a pochissimi anni fa, poco più di 20 oggi. La metà delle prove insomma per preparare opere che dovrebbero degnamente rappresentare, nel luogo della sua sepoltura, la figura dell’immenso Puccini, con una conseguente quanto ovvia trascuratezza nella messa in scena.

L’orchestra pucciniana precipita così a un livello qualitativo decisamente inferiore alle aspettative di coloro i quali, provenienti da tutta Italia e dall’estero, arrivano a spendere fino a 159€ per un singolo biglietto del festival. Ad aggravare maggiormente la situazione degli orchestrali si aggiungono poi quei giorni di prova che cadono a cavallo della pausa pranzo, per la quale i vari professori d’orchestra non beneficiano nemmeno di buoni pasto o simili. Unica alternativa, a meno di non voler decurtare la già misera paga presso ristoranti o bar delle vicinanze, quella di portarsi il pasto da casa: una situazione che definirla tragicomica è dir poco.

Tagli alle paghe, tagli alle prove, tagli ovunque tranne che agli stipendi, in simili circostanze sproporzionati, delle figure dirigenziali: basti pensare in tal senso al direttore generale Franco Moretti che, sebbene abbia provveduto ad abbassarsi lo stipendio, come risulta dall’amministrazione trasparente del sito web del festival, giunge oggigiorno a percepire 77.305€ lordi annui: cifra decisamente inadeguata se posta in relazione al trattamento economico degli orchestrali. Sullo sfondo di siffatte ingiustizie si stagliano inoltre le clamorose rinunce, a ingaggi già annunciati, di cantanti del calibro di Martina Serafin, Angela Gheorghiu e Ramòn Vargas, anche loro volati verso lidi migliori a causa, a quanto pare, delle improbabili condizioni economiche imposte dalla direzione del festival.


Insomma, quella che doveva essere una delle eccellenze italiane, il festival che doveva rendere onore al sommo Puccini, si riduce a una specie di messinscena in luogo della quale i migliori fuggono altrove. Quelli che invece decidono di restare si ritrovano impegnati in un lavoro tanto sacrificante quanto, viste le condizioni, umiliante, un lavoro a fronte del quale, d’improvviso, assistono increduli, tanto loro quanto il pubblico sbraitante, alla strumentalizzazione di una strage, quella di Nizza, utile nella circostanza a giustificare un gesto, quello del direttore uscente, di dubbia o nulla credibilità.


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