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lunedì 25 luglio 2016

"L'inelegante Fuortes: bacchetta Verona e scappa" - da Vvox.it di Cesare Galla



L’inelegante Fuortes:
bacchetta Verona e scappa
Il commissario dell'Arena dà un'intervista che poteva tranquillamente risparmiarsi



Intervistato da Luca Pellegrini sul mensile specializzato “L’Opera”, il commissario straordinario della Fondazione Arena, Carlo Fuortes (nella foto Adnkronos), dipinge un quadro confuso e contradditorio. Non ce n’era davvero bisogno.


di Cesare Galla - 25 luglio 2016


Il “risolutore”, l’uomo inviato da Roma per salvare il salvabile, si autoproclama vincitore, ma intanto ha l’aria di sentirsi bruciare il terreno sotto i piedi – il che suscita cattivi pensieri – e ostenta una tale fretta di sgomberare il campo da risultare inelegante. Per la verità, in riva all’Adige Fuortes non si è mai fatto vedere più di tanto. Era così poco presente – il che non vuol dire che non stesse lavorando alla soluzione del problema-Arena, beninteso – che a un certo punto i sindacati hanno cominciato a preoccuparsi e a parlare di commissariamento fantasma. Ora che ha chiuso la pratica Bray, si annette il buon andamento della stagione estiva, ma già dice che non vede l’ora di mollare. Talmente ansioso di farlo, da affermare che la sua missione si è conclusa all’inizio di luglio, e da sbagliare il conto della durata dell’incarico: se il ministro dei Beni Culturali l’ha nominato per sei mesi, il punto di arrivo non è settembre ma la metà di ottobre. Per l’appunto, sei mesi dopo il decreto che Franceschini ha firmato il 15 aprile scorso. Da qui ad allora, di che cosa si occuperà il commissario? O chiederà che il mandato venga accorciato?

Appare ovvio a tutti, in realtà, che il lavoro è lungi dall’essere finito. Semplicemente, Fuortes ha fatto sapere che non intende essere lui quello che ci metterà le mani. Cioè, colui il quale deciderà i nuovi investimenti (leggi nuovi spettacoli), ritenuti indispensabili per la ripresa. Per quale motivo sia giunto a questa determinazione non è facile capire. Da commissario al Petruzzelli di Bari non aveva certo esitato a occuparsi di programmazione, ma c’è chi lo ritiene responsabile di un buco da un paio di milioni per i costi di programmazione. E forse vuole evitare proprio rogne di questo tipo. Perché si fa presto a dire che è necessario investire, ma le compatibilità economiche non sono così automatiche, neanche sotto l’ombrello della Bray.

Di sicuro, poi, Fuortes si è rapidamente reso conto – da abile navigatore del procelloso mare dell’opera – che oltre la stagione estiva incombe un altro grosso problema, la stagione invernale. Su questo versante si è limitato a garantire la cornice: firmato il nuovo contratto di affitto, il Filarmonico è nella disponibilità della Fondazione almeno fino al 2022. Quanto al resto, cioè ai programmi futuri, nulla, se non le parole dolci spese per l’attività in teatro nella relazione al bilancio 2015 (di cui Vvox ha dato conto integralmente). Uno zuccherino di fronte all’aspra realtà (situazione unica in Italia) di una Fondazione part-time, che per tre anni sospenderà ogni attività a ottobre e novembre.

Il punto cruciale delle esternazioni di Fuortes è però un altro e sta nell’atto d’accusa al sistema Verona di avere il “braccino corto”: «I veronesi godono di benefici enormi dall’Arena ma non restituiscono molto […] I finanziamenti privati sono modesti». Qualcosa del genere era risuonato nell’aula del consiglio comunale alla fine del 2007, per bocca dell’allora sovrintendente Claudio Orazi. Nel giro di qualche mese l’allora neosindaco Tosi gli aveva dato il benservito, affidandosi subito dopo a Francesco Girondini. Al quale ora il commissario affibbia un’implicita ma non per questo meno chiara patente di inadeguatezza, nel momento in cui si stupisce per la “relativa semplicità” con cui ha raggiunto i risultati (in primis, l’accordo con i lavoratori) che gli permettono di cantare vittoria.


Due mesi e mezzo per mettere ordine in una situazione che sembrava così disperata da indurre i precedenti reggitori a chiedere la liquidazione coatta: o è un genio lui o gli altri sono a un livello di incapacità tale da far diventare un miracolo il fatto che la baracca sia rimasta in piedi per otto lunghi anni. Non si sa se Carlo Fuortes creda ai miracoli, ma di sicuro un’idea se l’è fatta. E non dev’essere tenera con Verona. Sarà per questo che vuole tagliare la corda il prima possibile?

fonte: http://www.vvox.it/2016/07/25/linelegante-fuortes-bacchetta-verona-e-scappa/

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