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domenica 31 luglio 2016

I numeri dimostrano perché non conviene chiudere i Corpi di Ballo. Ieri a Firenze oggi a Verona.. la storia non insegna e si ripete.

Ma perché è stato chiuso il Maggio Danza?!!

Analisi Bilancio 2013
Fondazione del Maggio Fiorentino
Confronto costi/ricavi Opera e Balletto.

E' proprio vero, a volte la storia non insegna proprio niente, sopratutto a chi non vi si voglia applicare, così si ripete e si ripetono i suoi errori.

Dopo aver perso lo storico Maggio Danza, sacrificato in funzione di un piano di risanamento che avrebbe dovuto far uscire dalla crisi la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, sembra che ad oggi anche il Corpo di Ballo della Fondazione Arena sia destinato a scomparire per sempre, ancora una volta in ragione di calcoli ragionieristici volti alla utopistica salvaguardia del resto del teatro.

Oltre ad osservare come il Maggio Fiorentino non abbia assolutamente risolto la propria situazione finanziaria con il sacrificio del suo storico balletto, che piuttosto oggi risulterebbe ancor più aggravata, sinceramente non capiamo proprio quali siano le motivazioni di natura ragionieristica che inducano a sacrificare nei teatri una delle componenti artistiche che, oltre ad essere la meno dispendiosa dal punto di vista gestionale, produrrebbe meno debiti, se non addirittura nella capacità di creare utili, rispetto alle altre attività del teatro.

Vogliamo prendere a tale esempio il bilancio consuntivo del Teatro del Maggio Fiorentino del 2013, ultimo anno di piena attività del Maggio Danza prima della dismissione iniziata nel 2014 e conclusasi nel 2015 con la risoluzione dei contratti degli ultimi tersicorei rimasti.

La Compagnia del Maggio Danza
prima della sua dismissione
Ricordiamo come all'epoca e fino al gennaio del 2016 abbia operato in qualità di Direttore delle Risorse Umane, degli Affari Legali e delle Relazioni Sindacali la stessa dott.sa Francesca Tartarotti oggi Direttore Operativo e Responsabile della trasparenza alla Fondazione Arena di Verona, teatro che oggi si appresta a smantellare il proprio Corpo di Ballo. Non sarà sicuramente un caso.

Analizzando il bilancio consuntivo 2013 del Maggio Fiorentino nella sezione che riguarda la Produzione Artistica: spese, incassi e spettatori, nella pagine da 18 a 21, sono evidenziati costi, ricavi e spettatori delle tre aree di produzione, Opera, Balletto e Sinfonico.

Come si può evincere dai dati contenuti nei documenti riportati di seguito, nel 2013 la Fondazione del Teatro del Maggio Fiorentino ha rappresentato un totale di 177 serate di spettacolo suddivise in 86 rappresentazioni per 16 titoli d'opera, 34 rappresentazioni per 7 titoli di balletto e 57 rappresentazioni per 34 concerti sinfonici.

I costi totali delle produzioni sono stati di 5 milioni 68 mila 841 euro, per un incasso di 2 milioni 490 mila 702 euro, registrando così una perdita tra costi e ricavi di 2 milioni 578 mila 139 euro.

Va da se che parte dei costi di produzione vengano supportati dai finanziamenti dello Stato attraverso il F.U.S. (Fondo Unico per lo Spettacolo dal vivo), finanziamento che in parte viene ottenuto con il punteggio acquisito anche grazie alle serate di balletto, quello che però è da registrare ed evidenziare, è come la perdita registrata tra costi e ricavi sia quasi esclusivamente imputabile all'attività operistica.

Se analizziamo difatti i singoli dati per area di produzione, possiamo facilmente verificare come:

per le produzioni di Opera i costi siano stati di  3.702.871 euro ed i ricavi di 1.297.855 euro, per una differenza in negativo di 2 milioni 405 mila 16 euro, praticamente l'intera differenza negativa tra costi ed incassi generali di tutta la produzione del teatro.

per il Balletto i costi registrati nel 2013 risultano essere di 385 mila euro per un ricavo di 330 mila euro, registrando così una perdita negativa di soli 55 mila euro, praticamente la produzione di balletto si è ripagata quasi interamente da sola con gli incassi di botteghino.

per l'attività Concertistica Sinfonica i costi registrati sono stati  979 mila euro per un ricavo di 862 mila 764 euro, per una differenza negativa di circa 116 mila euro, comunque il doppio del risultato negativo dell'intera produzione di balletto.

Di seguito la documentazione a cui si fa riferimento:





E' interessante inoltre notare, essendo i costi di ogni singola produzione la somma tra costi per scritturati/oneri e allestimenti/trasporti, come per l'attività di balletto gli incassi di botteghino abbiano coperto quasi interamente oltre che i costi per gli allestimenti anche quelli per i lavoratori scritturati.

Sinceramente è assolutamente incomprensibile capire perché la Fondazione del Teatro del Maggio Fiorentino, pur non avendo concorso alla formazione del debito del teatro in maniera assolutamente irrilevante rispetto ai risultati ottenuti e al resto dell'attività del teatro, abbia deciso di sacrificare una parte produttiva quale quella del Maggio Danza. 

Alla luce di questi dati ed in funzione anche di come l'attività di balletto nelle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ad eccezion fatta per la Scala di Milano, sia spesso a margine dell'attività operistica e concertistica e per questo poco incoraggiata e sponsorizzata, si evidenzia come con una opportuna incentivazione l'attività di balletto, proprio in funzione dei suoi bassi costi gestionali, oltre ad auto finanziarsi, possa creare addirittura utili, producendo punteggio F.U.S. necessario per l'acquisizione di quelle sovvenzioni vitali per l'attività operistica che, a parte il caso isolato ed unico al mondo della Stagione d'Opera dell'Arena di Verona, mai riesce a compensare i costi produttivi con i ricavi di botteghino.

In conclusione non riusciamo proprio a capire quali siano le motivazioni che spingano a dismettere le attività dei Corpi di Ballo, se non la cecità di chi amministri le Fondazioni senza un briciolo di competenza manageriale ed imprenditoriale.

A Verona è stato appena reso pubblico il programma della prossima stagione invernale della Fondazione Arena al Teatro Filarmonico, dal quale è stato completamente eliminata l'attività di balletto in funzione della programmata dismissione ad opera della dirigenza del teatro del proprio Corpo di Ballo.
Il Corpo di Ballo invece potrebbe essere proprio l'arma per sostenere una stagione invernale quantomai debole. Difatti, al contrario della stagione estiva in Arena che nonostante la tendenza ormai registrata da anni in calo, riesca sempre ad attrarre pubblico per la singolarità e la bellezza del luogo delle proprie rappresentazioni, la stagione al T. Filarmonico della Fondazione Arena soffre in termini di presenze.

Questo in parte per il limitato bacino di utenza che la stessa città di Verona possa offrire (150.000 abitanti contro i 360 mila di Firenze o i 2 milioni e mezzo di Roma), in buona parte per l'offerta di prodotti che soffrono di una forte concorrenza a poca distanza, soprattutto per quanto riguarda l'attività operistica e sinfonica di realtà dietro l'angolo quali Teatro La Scala di Milano, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Comunale di Bologna.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena invece, essendo rimasto l'unico in tutto il Nord Est dove sono presenti ben tre Fondazioni Lirico Sinfoniche (Verona, Venezia e Trieste) di cui due a soli 90 Km di distanza, adeguatamente gestito, sovvenzionato e sfruttato dal punto di vista produttivo, rappresenterebbe una grande opportunità per rendere più ricca ed accattivante l'attività invernale della Fondazione Arena anche attraverso coproduzioni ed attività in decentramento nei migliaia di teatri disseminati per ogni comune italiano.

In effetti le ragioni della dismissione del Corpo di Ballo della Fondazione Arena, oggi costituito da un numero di 22 ballerini stabili, non risultano ben comprensibili se non in un ottica di cecità culturale ed imprenditoriale che voglia portare, ad iniziare dal settore "sindacalmente" meno protetto, verso lo smantellamento del teatro stesso. Purtroppo non ci confortano neanche le notizie che ci arrivano a livello nazionale circa le intenzioni del Governo centrale in merito a nuove disposizioni di legge che si starebbero predisponendo in materia di Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena
durante la scorsa stagione estiva
Quello del bilancio 2013 del Maggio Fiorentino è un esempio che abbiamo voluto esaminare in funzione del fatto che proprio lo stesso teatro abbia scelto di sacrificare il proprio corpo di ballo alla luce di tali risultati. Sarebbe interessante analizzare anche costi e ricavi di ogni singola area di produzione, se non ogni singola produzione, della stagione invernale degli ultimi due/tre anni della Fondazione Arena. Purtroppo, nonostante le insistenti richieste alla dirigenza di qualche sindacato di render noti i dati relativi ad ogni singola produzione, la Fondazione Arena non ha mai voluto soddisfare tali richieste.

Ci sarebbe quindi piaciuto fare una analoga analisi dei costi/ricavi delle produzioni della Fondazione Arena negli ultimi anni così come per il Maggio Fiorentino, ma evidentemente i dati potrebbero riservare qualche sorpresa che mal farebbero comprendere le motivazioni che giustificherebbero la dirigenza nella decisione di smantellamento del corpo di ballo.

In attesa del "Piano Fuortes" che verrà reso noto alle rappresentanze sindacali dei lavoratori tra un paio di giorni, confidiamo che qualche mente autorevole ed illuminata possa contribuire, sempre che ve ne siano ancora rimaste, per evitare questo ennesimo "omicidio" culturale, che una volta messo in atto, così come per il Maggio Danza, creerà una perdita che difficilmente potrà essere più recuperata.

4 commenti:

  1. I dati inoltre dimostrano come la danza non sia assolutamente la cenerentola nelle fondazioni liriche, la media di spettatori per il balletto è esattamente in linea con quelli per opera e concerti, ossia intorno ai 650 spettatori a sera. Ma allora, se la danza è capace di attrarre spettatori non meno di opera e sinfonica e crea minori diseconomie, perchè non si incentiva la produzione di balletti rispetto ai costi di una stagione di opera? Mistero..

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    1. Nessun mistero, meno costi, meno marchette. Sono le leggi del mercato. Grandi affari grandi magnate, piccoli affari pochi intrallazzi. E poi dietro le produzioni di opera ci sono le mafie delle agenzie dei cantanti, i registi, i costumisti, gli allestimenti scenici, ecc.

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  2. E dietro a tutto.....l'efficiente Tartarotti! Appoggiata dal sindaco di turno! Certo che x per una che magari vendeva contratti fastweb è un bel sto di qualità! Bilanci,bilanci...ma questo manipolo di magnoni nemmeno sa come si legge un bilancio! Figuriamoci poi redigerlo! Confondono i costi coi ricavi,tosi in testa! Ma glielo avete preso sto pallottiere? Sanno solo mangiare quindi prediligono i settori dove questo è possibile!!!Tutto il resto non conta!

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  3. Talmente lampante l'incongruenza attribuita al fatto del guadagno mancato con il Balletto che sembra superfluo dare nuove linee guida per un settore decifrato ormai da "cent'anni" ci vorrebbero soltanto persone preparate ai vertici di queste attività per far decollare il "prodotto" Balletto siamo pieni di talento tra ballerini-coreografi-costumisti-scenografi-tecnici....ma purtroppo l'ignoranza POLITICA è l'unica deputata a cambiare rotta...quando lo farà? e se lo farà sarà troppo tardi purtroppo...per tutti quei lavoratori che hanno sempre creduto nella propria PATRIA!

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