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sabato 23 luglio 2016

Rassegna Stampa - Fuortes lascia incarico all'Arena - Corriere del Vento 23 luglio 2016


Fuortes e l’annuncio a sorpresa
«Il mio incarico è finito l’1 luglio»

Lunga intervista al mensile «L’Opera». E il commissario della Fondazione Arena ne ha per tutti

23 luglio 2016

VERONA «Dal primo luglio considero portato a termine l’incarico che mi ha affidato il ministro ». Esplode fra le righe di un’intervista romana l’annuncio a sorpresa del commissario della Fondazione Arena Carlo Fuortes. Una scossa pronta a provocare reazioni forti, che arriva poco dopo l’appello dei lavoratori a «prolungare il mandato» e poco prima del prossimo incontro i sindacati del 26 luglio (in tale occasione si dovrà anche risolvere la questione degli aggiunti in Arena). «Il mio impegno termina formalmente dopo sei mesi dalla nomina, ossia a settembre, alla fine dell’estate - spiega Fuortes, rispondendo a Luca Pellegrini, della redazione del mensile «L’Opera» -. Visto che il Decreto ministeriale cita come obiettivo garantire la stagione e verificare se ci sono le possibilità di evitare la liquidazione coatta accedendo alla legge Bray - entrambi mete raggiunte - dal primo luglio considero portato a termine l’incarico affidatomi dal ministro. Gestire due teatri nello stesso Paese è sbagliato e non avrebbe senso».

Un fulmine nel cielo quasi sereno di fine luglio, pronto a sollevare critiche e a riaccendere subito il toto-nomi per il nuovo sovrintendente. «A Verona non ho trovato niente di paragonabile a ciò che ho vissuto a Roma - spiega, rispondendo a chi gli chiede se ora tiri un sospiro di sollievo -. Giudico molto positivamente il rapporto che ho avuto con i lavoratori e i sindacati. Devo confessare che mai avrei immaginato di raggiungere questo risultato con tale relativa semplicità. La proposta che ho fatto è stata ritenuta accettabile perché temporanea. Il commissario (ormai ex) precisa che «non è andato ad intaccare il valore permanente dello stipendio, anche nella parte integrativa». «Sono convinto - precisa - che se un qualsiasi lavoratore del settore agisce con scrupolo e dedizione, il suo stipendio sia dignitoso e assolutamente non eccessivo».

Fuortes, nella lunga conversazione (il cui contenuto è stato confermato dal suo entourage) parla di sé, della sua vita, delle difficoltà del Teatro dell’Opera di Roma, ma molto è dedicato anche all’esperienza veronese. Ragiona sul ruolo dello Stato nei confronti delle Fondazioni liriche, sulla legge Bray, sul rapporto con i sindacati, con la città. E ne ha per tutti, ripercorrendo la lista di ciò che non ha funzionato nella Fondazione Arena: «C’è stata una diminuzione di contributi pubblici negli anni, a fronte della quale bisognava provvedere - spiega al mensile di settore -. Si è invece cercato di aumentare i ricavi di biglietteria e non si è pensato a ridurre i costi. Quindi si sono generati due anni di debito importante, il cui netto oggi ammonta a circa 18 milioni. Una situazione che poi si sedimenta e diventa sempre più grave, basta pensa- L’intervista Lunga intervista a Carlo Fuortes al giornalista Luca Pellegrini, nell’ultimo numero di «L’Opera» re alla moltiplicazione degli interessi». Con una particolarità che si aggiunge: «La Fondazione veronese in due mesi di lirica incassa oltre venti milioni di euro, mentre nei restanti dieci mesi l’incasso al Filarmonico è di 600mila euro, quindi inesistente - prosegue Fuortes -. Se dovessi ragionare da amministratore, tecnicamente è un Festival e la Fondazione dovrebbe vivere stagionalmente soltanto con questo. Bisogna pertanto lavorare di più nel periodo invernale, magari non a vantaggio soltanto della città di Verona, ma pensando a stagioni a livello regionale».


Senza nostalgie: Fuortes risponde anche a chi rimpiange «l’Arena che fu, quella di Cappelli». «Uno dei grandi errori degli ultimi anni rispetto a quel passato è stato non aver programmato nuove produzioni, questo è un problema gravissimo per un teatro, che deve continuare a stupire, a meravigliare - spiega il commissario -. Certo, l’Arena, rispetto agli altri lirici ha un vantaggio: la gente viene ugualmente, ma questa fedeltà non deve essere sfruttata. Motivo per cui nel piano di risanamento è prevista una nuova produzione ogni anno. Quella del 2017 la deciderà il sovrintendente, verosimilmente Nabucco. Oltretutto grida vendetta avere a Verona laboratori e tecnici di quel livello e non farli lavorare». Per quanto riguarda il Filarmonico, si conferma che «continua l’attività invernale, ad eccezione dei due mesi di chiusura, ottobre e novembre, per tre anni». Ma Fuortes ne ha per tutti, fornendo una battuta anche «sulla città che non si dimostra troppo generosa»: «Verona e la collettività godono di benefici enormi dall’Arena, ma non restituiscono molto alla Fondazione - è la risposta di Fuortes -. I finanziamenti privati sono modesti. Questo è un comportamento tipico dei rentier che godono di una ricchezza consistente non costruita con le proprie mani».

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