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martedì 19 luglio 2016

Fondazione Arena, bilancio in anteprima: perdita da 1,3 milioni - da vvox.it


Arena Verona, il bilancio in anteprima: perdita da 1,3 milioni


Non ancora pubblicati sul sito, l'anticipazione dei numeri: aumenta il dato negativo sul patrimonio, crollo dei biglietti, ma debiti bancari dimezzati



di Cesare Galla - 18 luglio 2016

Perdita di esercizio pari a 1.390.125 euro (nel 2014 era di oltre 6 milioni); patrimonio disponibile in negativo per 10.424.272 euro (l’anno scorso era in negativo di 9 milioni). Sono questi gli elementi critici del bilancio consuntivo 2015 della Fondazione Arena, approvato con propria delibera il 24 giugno scorso dal commissario straordinario Carlo Fuortes (in foto). Singolare la sottolineatura nella Nota Integrativa, in cui si attribuisce il ritardo nella presentazione (oltre i quattro mesi previsti dalle legge) non solo agli adempimenti relativi alla richiesta di adesione alla Legge Bray, ma anche alla necessità di “recepire i dati consuntivi dell’esercizio chiuso al 31-12-2015 della controllata Arena Extra srl”. Che dunque sono stati presentati a loro volta in ritardo, senza che se ne conosca il motivo. E non certo in maniera formale, a giudicare dalla dicitura che si legge sotto lo specchietto inserito nella Relazione sulla gestione: “Dati da progetto di bilancio al 31 dicembre 2015 redatto dall’Amministratore Unico (l’ex sovrintendente Francesco Girondini; n.d.r.) della società”.

Il bilancio dell’Arena non è stato ancora pubblicato sul sito della Fondazione, come dispongono le norme sulla trasparenza, ma Vvox è in grado di anticiparlo Il dato relativo al patrimonio disponibile, in crescita negativa, è particolarmente significativo, essendo superiore al 30 per cento – si tratta del 36 per cento – del patrimonio indisponibile (fissato in € 28.853.182). Questa situazione potrebbe infatti determinare la possibilità di proroga del commissariamento, secondo quanto stabilito dalla legge Veltroni. E come sempre più insistentemente viene chiesto non solo dalle organizzazioni sindacali ma anche da varie forze politiche. Nella sua relazione, pur non sottacendo la gravità della situazione, Fuortes sottolinea però anche gli elementi favorevoli che segnalano un “netto miglioramento rispetto al precedente esercizio”: margine operativo lordo ampiamente positivo (+ 3.285.000 euro rispetto a – 2.663.000 euro del 2014), margine operativo appena sotto la positività (-60.000). E specifica come sia ragionevole ritenere che la richiesta di adesione alla Legge Bray venga accolta, considerando questo passaggio decisivo per il progressivo risanamento della Fondazione stessa, sulla base del suo piano approvato dalle organizzazioni sindacali che comporta minori spese di personale per 2,4 milioni per il “fermo” di due mesi dell’attività.

Per quanto riguarda i debiti, il dato più evidente è il dimezzamento di quelli nei confronti delle banche, che passano da 16 a 8 milioni circa per il prosciugamento delle linee di credito (fatto che comporta una permanente crisi di liquidità per la Fondazione). Il totale al 31 dicembre 2015 è di 28.605.619 rispetto ai quasi 35 milioni dell’anno prima. Peraltro, il tempo medio di pagamento dei fornitori è passato dai 170 giorni del 2014 ai 227 giorni del 2015, ben 7 mesi e mezzo. La legge stabilisce il termine di 30 giorni, solo in casi particolari di 60 e su questo enorme ritardo nei pagamenti la Fondazione viene bacchettata dai revisori dei conti, con l’invito a “porre in essere ogni utile e tempestivo adempimento”. Decisamente negativo, invece, il dato relativo alla vendita dei biglietti. Negativo perché la situazione è rimasta pressoché immutata, non facendo segnare nessun miglioramento rispetto al drammatico sprofondo negli incassi registratosi durante la stagione 2014 rispetto al 2013, quando si era passati da 26 milioni a 22 milioni, circa il 15 per cento in meno.

Da segnalare, infine, le parole entusiaste e partecipi che Fuortes spende nella Relazione sulla gestione per l’attività del Filarmonico, esplicita risposta dalla forte connotazione politico-culturale, destinata a chi considera soltanto l’Arena, senza tenere conto di come la “missione” della Fondazione sia molto più ampia: «Sul festival areniano si è sempre diffusamente parlato e l’eco che esso genera nel mondo rischia di far passare in secondo piano l’attività al teatro Filarmonico, in cui la Fondazione Arena si presenta alla città in maniera vitale, fervida e fiera. Il 2015 ci ha regalato una bella notizia: il pubblico dell’opera è tornato al teatro Filarmonico (42.061 gli spettatori della stagione invernale; n.d.r.). Il “nostro” teatro ha riacceso la passione di un tempo, incontrato un nuovo pubblico e tutto questo ci riempie il cuore di gioia, ci gratifica e ci sprona a fare sempre meglio». Chissà se gli aspiranti privatizzatori, pubblici e privati, avranno orecchi per intendere.

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