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martedì 5 luglio 2016

da OPERALIBERA.NET - Recensione Carmen in Arena del 24 giungo 2016 - in risalto il Corpo di Ballo destinato a chiudere!!

da OPERALIBERA.NET
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Una premessa. Le recenti situazioni della Fondazione Arena sono conosciute a tutti attraverso organi di stampa, carmen 2pertanto il Festival corrente, 94° della cronologia, causa difficoltà economiche non presentava nessun nuovo allestimento. La Fondazione è commissariata da qualche mese e ha rischiato di essere messa in liquidazione coatta, in altre parole chiusura, azzeramento dei conti e licenziamento di tutti i dipendenti, duecento sessantaquattro lavoratori. Il commissario Carlo Fuortes, nominato dal ministro, ha trovato tra molteplici difficoltà, l’unica soluzione per evitava un simile epilogo: la riassunzione di tutti i dipendenti per dieci mesi annuali a termine e il ridimensionamento della produzione, così facendo è auspicabile che nell’arco di tre anni i conti torneranno in pareggio usufruendo anche della cosiddetta legge “Bray”.

Dunque, il clima di questa “prima” areniana, l’evento più mondano cittadino, non era dei migliori e l’aria era significativamente palpabile. Tuttavia, la situazione creatasi a Verona non è certo dovuta al caso ma ha dei responsabili ben precisi dei quali non si parla, inoltre è a me ignoto come un Consiglio d’Amministrazione abbia potuto in passato approvare talune scelte non pertinenti senza battere ciglio o almeno porsi dei dubbi, non senza considerare che in Italia la responsabilità delle in tali istituzioni non abbiano seguito giuridico poiché non si vogliono applicare le leggi, il risultato è che a farne le spese sono sempre i lavoratori, partendo da quelli che si trovano nella parte bassa dell’impianto strutturale. Vedere in occasione di questa prima volti che hanno contribuito allo sfascio di una delle più importanti Fondazioni italiane, il festival all’aperto più antico del mondo, permettetemi di dire che è stato urtante, un dignitoso celarsi sarebbe stato più opportuno.

Ma torniamo alla nostra cronaca. L’allestimento di Franco Zeffirelli, regia e scene, è una rivisitazione del precedente spettacolo ideato nel 1995, più ristretto e contenuto considerando che la Sovrintendenza dei Beni Monumentali ha limitato l’utilizzo delle scenografie sulle gradinate. Trattasi di uno spettacolo che diventa brutta copia dell’originale, peraltro discutibile, ma ormai logoro, monotono e sorpassato, in parte di poca emozione. Da qualche tempo ci sono voci di pensionamento ma la decisione tarda ad arrivare. Oggi la regia è banale e i luoghi comuni si sprecano, della Carmen originale resta ben poco sia come ambientazione sia come fascino, restano fortunatamente i bei costumi di Anna Anni e una presenza mastodontica di masse in palcoscenico. Poco funzionali anche le luci. Eliminato il balletto spagnolo di El Camborio, si è fatto tutto in casa con il Corpo di Ballo della Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Petrosino, che si è ritagliato meritato e mirabile successo sulle identiche coreografie oggi riprese da Lucia Real.

Sul podio abbiamo trovato il direttore cinese Xu Zhong, il quale l’avevamo conosciuto in un concerto non indimenticabile al Teatro Ristori la scorsa primavera. Zhong ha solo il pregio di tenere in riga orchestra e palcoscenico senza grossolane sbavature. Il resto è ordinaria routine, mancano accenti, colori, dinamiche e narrazione musicale.L’orchestra dell’Arena segue ordinatamente il concertatore ma bisogna rilevare che l’opera è ormai di repertorio nell’anfiteatro e non ha fatto fatica a esprimere professionalità. Buona la prova sai del Coro dell’Arena diretto da Vito Lombardi sia del Coro di Voci Bianche A.Li.Ve istruito da Paolo Facincani.

Il cast scritturato per questa inaugurazione, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del Festival, non era certo dei migliori ma forse si deve considerare che vista la situazione sopra descritta i solisti sono stati scritturati con molto ritardo rispetto alla logica tempistica.
Luciana D’Intino, Carmen, ha avuto modo di sfoggiare il suo mirabile timbro, tuttavia, ritengo che il ruolo non le sia mai stato particolarmente idoneo neppure in tempi passati, e oggi deve fare i conti con una voce ancora notevole ma in parte forzata in acuto, afona nel centro e spinta nel grave ove abusava di petto. Nel complesso si ammira l’artista, dopo lunghissima carriera, che riesce ancora a dare un valore a un canto elegante e un personaggio magari carmen 6impacciato ma mai volgare.

Note molto più dolenti per Jorge De Léon, Don José, il quale manifestava gravi problemi d’intonazione e si spendeva in un canto stentoreo atto più far prevalere la potenza polmonare che un pertinente fraseggio e una personalità interpretativa.
Migliori erano Ekaterina Bakanova, Micaela, corretta cantante e interprete anche se con voce molto flebile e fiati limitati, e Dalibor Jenis, Escamillo, baritono autorevole nel canto e capace di dare risalto a un torero elegante e sensuale.

Le gitane Madina Karbeli, Frasquita, e Clarissa Leonardi, erano sufficientemente professionali, anche se la prima piuttosto stridula, ben amalgamati il Remendado di Paolo Antognetti e il Dancario di Gianfranco Montresor, tutti insieme hanno realizzato un buon quintetto nel secondo atto.
Completavano la locandina il grossolano Zuniga di Gianluca Breda e il corretto Morales di Marcello Rosiello.

Ottima performance dei ballerini solisti: Alessia Gelmetti, Teresa Strisciulli, Amaya Ugarteche, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo, i quali assieme al corpo di ballo hanno danzato un passo da l’Arlesienne di Bizet al IV atto.


Anfiteatro gremitissimo, anche se non esaurito, e successo convinto per tutti al termine.

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