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domenica 31 luglio 2016

"Arena post-Fuortes, riforma-uragano in arrivo" di Cesare Galla - da Vvox.it


Arena post-Fuortes, riforma-uragano in arrivo

Il sistema italiano della lirica sta per essere stravolto. Anzi, forse affossato. Intanto a Verona é toto-nomi per la fondazione
30 luglio 2016

Cesare Galla
Nonostante la stagione invernale al Filarmonico sia prossima al decollo (ne abbiamo parlato qui), l’orizzonte della Fondazione Arena continua a essere ingombro di nubi minacciose, fra la necessità di reperire comunque ulteriori risorse (al di là dell’adesione alla legge Bray) e i problemi gestionali.

Su un piano più contingente, resta aperta la partita del dopo-Fuortes. Se a quasi tutti appare politicamente improponibile – sarebbe una fuga in avanti dalle conseguenze gravissime –  che si arrivi alla nomina di un sovrintendente  entro l’anno, una volta concluso il mandato del commissario, i giochi sono lungi dall’essere fatti per quanto riguarda il traghettatore nel semestre che si aprirà il 15 ottobre. Puro folclore appare l’idea attribuita a Tosi di ottenere un decreto di nomina commissariale per il fido Girondini, per quanto essa circoli anche in ambienti molto vicini alla Fondazione.

Per il resto, il toto-nomi è ormai in movimento, anche se il fatto di riferirsi per ora essenzialmente a possibili “cavalli di ritorno” (come Angela Spocci, segretario generale in Arena a fine anni ’90, o Claudio Orazi, sovrintendente prima di Girondini) indica che siamo solo nella fase preliminare. Non è da escludere, peraltro, neanche una proroga fino a primavera per Fuortes, a dispetto delle sue non poco forzate esternazioni sull’intenzione di mollare appena possibile. In realtà, proprio perché la stagione invernale è pronta, il suo ruolo si alleggerirebbe, diventando soprattutto quello di referente con i palazzi ministeriali, politicamente “blindato” e culturalmente accorto, da gran conoscitore del sistema-lirica in Italia. E poi tutti gli riconoscono l’abilità nelle trattative sindacali, e a novembre dovrebbe venire al dunque la delicatissima rinegoziazione del contratto integrativo dei dipendenti areniani.

In ogni caso, la decisione verrà presa nei palazzi romani, al netto delle pressioni in arrivo da Verona. Intanto però, a proposito del sistema-lirica in generale e non solo (ma anche) del caso Arena, le cronache parlamentari e politiche segnalano una decisa accelerazione nel riordino del settore, per il quale si sapeva finora che la delega era stata affidata al ministro della cultura Franceschini. Il progetto si annida in un articolo del decreto legge n. 113 dello scorso giugno ( “Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio”), il n. 24, intitolato “Misure urgenti per il patrimonio e le attività culturali”. L’iter dell’approvazione potrebbe infatti rovesciare il tavolo della riforma in virtù degli emendamenti che sono all’esame del Senato.

Giorgetti Alberto
senatore veronese di Forza Italia
Venissero approvate quelle modifiche e quelle aggiunte, proposte fra gli altri dal senatore veronese di Forza Italia Alberto Giorgetti (in foto), uno tsunami si abbatterebbe sul teatro lirico italiano: oltre al sostanziale depotenziamento della legge Bray già sancito dal decreto (ora conta solo il pareggio dei conti in ciascun esercizio, e l’equilibrio patrimoniale e finanziario diventa un obiettivo “tendenziale”, non un punto fermo strutturale), si andrebbe a una delega a scatola chiusa al governo, incaricato di rivoluzionare tutto il comparto nel giro di pochi mesi. Spicca fra tante affermazioni genericamente virtuose e tanti proclami sull’urgenza dei provvedimenti, una sola indicazione molto chiara: l’istituzione di due “classi” o categorie fra gli enti di produzione, le Fondazioni vere e proprie e i “Teatri lirico-sinfonici” di nuovissimo conio. Tutti ancora da definire i requisiti che determinano l’appartenenza alle une o agli altri. Già chiaro, però, che solo le Fondazioni potrebbero usufruire dei fondi statali del FUS; gli altri dovrebbero sostanzialmente arrangiarsi altrimenti. Per tutti, imperativo il ricorso all’autofinanziamento e obbligo di pareggio in bilancio, da conseguire, se serve, anche riducendo i costi con il part-time. Fa scuola, quindi, il metodo-Arena, brevetto Fuortes.

Inutile dire che sullo sfondo di questa riforma, che rischia di essere condotta con dialettica parlamentare ridotta al minimo e con pochissima discussione di merito (una volta approvata la legge, il Governo avrebbe tempo fino al 30 giugno 2017 per emanare i regolamenti in totale autonomia) si delineerebbe un panorama completamente diverso dall’attuale: considerando lo stato delle cose, tre-quattro Fondazioni liriche resisterebbero all’uragano (Scala, Santa Cecilia e poi?), le altre sarebbero costrette a vivacchiare degradate e appiattite, con la concreta prospettiva di vedersi rapidamente retrocesse a “Teatri lirico-sinfonici”. Se così fosse, il 2017 diventerebbe l’anno dell’estinzione del bene culturale chiamato “opera lirica” così come finora l’abbiamo concepito. Esso sopravvivrebbe solo in poche “riserve” selezionate, ma sarebbe rimosso per sempre dal vivo tessuto culturale diffuso di questo Paese, lasciando campo libero alle convenienze economiche dei privati impresari. La protesta è già partita, i sindacati affilano le armi, ma la politica è distratta e/o incompetente. Non è il caso di illudersi.

fonte: http://www.vvox.it/2016/07/30/arena-post-fuortes-riforma-uragano-in-arrivo/

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