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domenica 26 giugno 2016

Rassegna Stampa - 26 giugno 2016





domenica 26 giugno 2016



Arena, la richiesta al ministero. «Subito i fondi della legge Bray» Domani parte la lettera del commissario Fuortes.

A preoccupare è la scarsa liquidità in cassa 


VERONA Se mai Carlo Fuortes dovesse avere problemi con il neosindaco di Roma Virginia Raggi per la gestione del teatro dell’Opera di Roma, c’è da scommettere che gli verrebbe subito offerto il posto di sovrintendete alla Fondazione Arena di Verona. Tale è il credito che il commissario governativo mandato da Roma per salvare la stagione estiva si è guadagnato in poco più di due mesi, da aver riportato una ventata di ottimismo su un ente per cui si erano affastellate solo, negli ultimi mesi, notizie cattive o pessime. Alla prima di Carmen, ha parlato di «missione compiuta». In realtà manca ancora un piccolo ultimo passaggio tecnico: dopo aver parlato con i sindaci revisori della Fondazione, venerdì, domani Fuortes invierà a Roma la richiesta formale per accedere ai fondi della legge Bray. L’Arena chiederà oltre dieci milioni, più di quanto sia stato stanziato con il rifinanziamento della legge, cui hanno contribuito i deputati veronesi del Pd. La speranza, come ha sottolineato la direttrice operativa Francesca Tartarotti, è di un pagamento in tempi rapidi perché la Fondazione continua ad avere gravi problemi di liquidità in cassa.

Fuortes rimarrà in carica fino al 30 settembre ma toccherà al prossimo sovrintendente dirimere questioni spinose come il rinnovo del contratto integrativo aziendale, formalmente azzerato con l’adesione alla legge Bray ma che l’accordo sindacale firmato estende fino al 30 novembre. «Il commissario ha fatto bene il suo compito, ha chiuso un buon accordo e consentivo l’avvio della stagione - riconosce il segretario della Cisl veronese Massimo Castellani -. Ciò detto: i problemi restano, dalla mancata programmazione agli investimenti in qualità. Altrimenti tra un anno ci rivediamo e siamo allo stesso punto».

Per ora, l’unica innovazione «artistica» che Fuortes ha potuto implementare è quella dei tabelloni con i testi (anche tradotti) delle opere. Ma lui stesso ha parlato dell’esigenza di nuove produzioni. «Fa piacere che lo abbia detto alla stampa, anche se non è esattamente quello che ci ha detto in trattativa - sottolinea Paolo Seghi, segretario della Slc Cgil -. Noi è da un anno che lo chiediamo». I sindacati, intanto, continuano a impegnarsi per il salvataggio del corpo di Ballo, che la cura Fuortes prevede di tagliare. «Abbiamo espunto la questione dall’accordo, per verificare se a livello regionale e nazionale esistono le condizioni per dar vita a un corpo ri ballo macroregionale», ricorda Seghi. Restano intanto i sacrifici per i lavoratori: 2,4 milioni di euro di risparmi, con la chiusura della Fondazione a ottobre e novembre. «Un sacrificio utile solo se le contraddizioni, gli sprechi e i privilegi visti in passato verranno ridotti, come i costi per i dirigenti», tuona il sindacalista, che sottolinea la professionalità dei lavoratori durante la prima: «Nonostante il calvario dell’ultimo anno, hanno dimostrato passione, professionalità e dedizione al lavoro».  Alessio Corazza  ©
Il «giallo» dei proventi dalle serate pop. Affitti direttamente nelle casse comunali 
Una lettera di Tosi al conservatore dell’anfiteatro. Il Pd: fine di Arena Extra?
VERONA Arena Extra chiude i battenti? Attorno alla società che gestisce gli ormai moltissimi concerti rock e pop nel nostro anfiteatro si apre un piccolo giallo. Nel maggio scorso, infatti, 20 giorni dopo l’arrivo del Commissario Carlo Fuortes, il sindaco Flavio Tosi ha scritto una lettera al «conservatore dell’Arena» (l’ingegner Sergio Menon, il dirigente municipale che riveste questo ruolo) chiedendogli una modifica dei rapporti con la Fondazione nel settore extra-lirica.
Modificarli come? «Introitando direttamente i canoni di concessione e il contributo solidale sui biglietti – spiegava Tosi – riconoscendo poi alla Fondazione quanto ad essa spettante per la gestione operativa e per i costi di allestimento e riallestimento». Per la cronaca: i canoni di concessione dell’Arena (monumento di proprietà comunale) sono di 40 mila euro a sera nei giorni feriali e di 50 mila nelle serate di sabato e domenica. Il citato «contributo solidale” è di un euro per ogni biglietto dai 20 ai 35 euro, di 1,5 per quelli fino ai 70 euro, di 2 per i biglietti fino a 100 euro e di 3 per quelli oltre i 100 euro.
Tutti questi soldi, quindi, finirebbero adesso direttamente nelle casse di palazzo Barbieri, che poi rimborserebbe alla Fondazione le spese da essa sostenute. E Arena Extra? Nella lettera non viene mai citata. E da questo prende spunto il capogruppo del Pd, Michele Bertucco, per ipotizzare che questo possa essere il primo passo per la chiusura della società Arena Extra, al centro da anni di mille polemiche.
Bertucco annuncia «un’interrogazione perché l’amministrazione chiarisca cosa sia cambiato e perché sia stata messa da parte una società che il sindaco Tosi e l’ex sovrintendente Girondini avevano sempre difeso nonostante i magri risultati di bilancio e i tanti misteri che l’accompagnavano. Ricordo – aggiunge - che in questi anni Girondini si è sempre rifiutato di consegnare ai consiglieri comunali la documentazione relativa ai bilanci e ai contratti di lavoro e di consulenza di una società sempre avvolta nel mistero».
Il sindaco Flavio Tosi replica stringatamente che «come spesso gli accade, il consigliere Bertucco confonde i suoi desideri con la realtà, dimenticando tra l’altro che Arena Extra nacque su iniziativa del commissario governativo Salvatore Nastasi, che nominò amministratore unico Girondini dopo essere stato inviato a Verona per rimediare ai guai finanziari de gestione Zanotto-Orazi».
Arena Extra srl è di proprietà della Fondazione lirica, fu fondata nel 2009 e diretta fino al 2012 da Gian Marco Mazzi (che portò tra l’altro a Verona il Galà della lirica, gli Mtv Awards e Adriano Celentano, che per quei concerti ottenne la cittadinanza onoraria). Le polemiche hanno riguardato in questi anni soprattutto i bilanci societari e la povertà degli utili (125mila euro quelli dichiarati ad esempio nel 2011). - Lillo Aldegheri  

Una gru che spezza la magia. Ma deve restare lì, serve per le scenografie
VERONA Ha dominato per tutta la prima dell’Arena e lo farà anche nei prossimi spettacoli. Tra il pubblico l’hanno notata in molti: una grande gru gialla che «spezza» l’orizzonte proprio all’altezza del palco. Un piccolo neo che rischia di disturbare, in parte, la magia dell’anfiteatro. La gru è posizionata appena fuori il monumento, sul vallo, all’altezza di via Leoncino: è quella che serve a rimuovere e a cambiare le scenografie e viene utilizzata particolarmente in giornate come ieri, con la piazza di Siviglia della Carmen smantellata per fare posto all’Egitto dell’Aida. Un po’ invadente alla vista? In effetti la gru non è una novità di quest’anno. «Cambiano i modelli - fanno sapere gli addetti alla scenografia - ma resta qualcosa di indispensabile. E per quanto si possa abbassare, il braccio non può mai essere posizionato al di sotto del cerchio esterno dell’Arena: se ci fosse vento, il monumento rischierebbe di essere danneggiato».

IL 94° FESTIVAL ESTIVO. Anche Aida ottiene il tutto esaurito di spettatori come la Carmen nella prima serata di venerdì 
Arena, un bis di successo

Ma parte la cura d'urto 
Enrico Giardini
I riflettori sono sul risanamento in atto e Fuortes attende l'ok dal ministero al suo piano I sindacati: «Il nostro sacrificio serva e chiediamo equità. Va salvato il corpo di ballo»
domenica 26. 06. 2016 CRONACA, p. 10

Gioie e dolori. Gioie: il botto numero due è Aida, di Giuseppe Verdi. Tutto esaurito, ieri. Come nella «prima» di successo di venerdì, con Carmen, di Bizet, con tredicimila spettatori. Dolori: il debito di 24 milioni. Da ripianare. La cura - taglio di quattro milioni di costo del personale, anche attraverso due mesi in meno di lavoro, in autunno; taglio del corpo di ballo e altre misure di contenimento delle spese dal 2016 al 2018 - sta per partire.
Il commissario Carlo Fuortes - che ora vuole rilancio e nuove produzioni - attende però il via libera dal ministero dei Beni culturali al suo piano di risanamento per accedere ai contributi della Legge Bray. Questione di giorni.
Il pensiero, dopo le prime due delle 46 recite di opera lirica del 94° Festival in Arena - la prossima sarà giovedì, ancora Aida - non può che andare al futuro della Fondazione Arena. Alle scelte che, esaurito il commissariamento, dovrà compiere il futuro Consiglio di indirizzo e il sovrintendente che esso nominerà.Ma che cosa si prospetta, nell'immediato? Sul fronte sindacale, dopo un duro braccio di ferro sull'accordo sul personale nell'ambito del piano-Fuortes, non si molla di un millimetro.
Ma prima di tutto, dopo tante polemiche e in piena trattativa, che effetto fa vedere l'Arena piena per musica e bel canto, cioè il cuore di tutto? Paolo Seghi, segretario della Cgil Spettacolo, spiega: «Ho assistito all'opera negli arcovoli ed è stato commovente vedere la passione e la professionalità degli artisti, dei tecnici, di tutti i lavoratori, nel loro mondo. Questa passione non deve far passare in secondo piano la preoccupazione per il futuro della Fondazione».
I sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno aperto un fronte con la Regione e con il ministro Dario Franceschini per salvare il corpo di ballo. Fra l'altro, con una lettera aperta, chiedono che il «sacrificio dei lavoratori, per essere utile al risanamento e al rilancio della Fondazione, sia supportato da azioni eque e trasparenti da parte della direzione».
Ivano Zampolli (Uil): «Chiediamo al commissario Fuortes si negoziare. Non possiamo trattare sul contratto integrativo sotto minaccia. E la città poi dovrà muoversi, per individuare il nuovo Consiglio di indirizzo della Fondazione». Lo stesso Fuortes, peraltro, ha detto che «i veronesi fanno fatica a capire il valore del loro festival, che fa conoscere Verona nel mondo».Ma la città dove va? Il sindaco Flavio Tosi dice: «Fuortes ha già posto le basi per una gestione di tipo privatistico della Fondazione, improntata a una maggiore efficienza. Bisogna proseguire in questa direzione».
Giuseppe Manni, l'imprenditore che con gli avvocati Lambertini e Giovanni Maccagnani ha presentato una piano per una società Arena Lirica spa per gestire il solo festival estivo, rilancia: «Abbiamo commissionato all'Università uno studio per capire come valorizzare il marchio Arena e come mai, nonostante l'aumento di turisti in città, gli spettatori in Arena siano in calo. Comunque il piano di Fuortes, che ha ridotto di due mesi il lavoro, è quasi in linea con la nostra proposta». Obiettivi? «Rinnovare l'opera, con scenografie multimediali. E poi si devono cercare sponsor, non solo pubblici».

LA SERATA. Code all'ingresso e pienone come ai tempi d'oro per la seconda data del festival lirico
Aida non delude mai

Trionfo e tutto esaurito
Gianni Villani
Si era temuto a causa della bufera che ha provocato qualche danno alle scenografie. Ma pur con un po' di ritardo, tutto è filato liscio
domenica 26 .06. 2016 CRONACA, p. 11

Tutto esaurito in Arena ieri per la seconda serata del festival lirico con la prima di Aida, un classico per il pubblico di melomani. E anche ieri, pur con l'inizio in ritardo per la bufera che ha causato qualche danno alla scenografia, sono stati grandi applausi per il capolavoro di Verdi.
La rievocazione storica di Aida - riesumata nel 1982 per iniziativa di Gianfranco De Bosio - ogni volta che torna in scena, come ieri sera in una Arena gremita (che ci ha fatto ricordare i bei tempi andati), riesce a compiere quel miracolo di sembrare senza tempo.Lo spettacolo viene presentato con vari accorgimenti che ne hanno sveltito e resa più duttile la maneggevolezza, senza farne perdere in godibilità e dettaglio.
Un lavoro minuzioso e certosino, quello compiuto da De Bosio, che ha contribuito a calibrare le scene con l'intento, non secondario, anzi, di rimarcare quanto l'idea originale di Fagiuoli sia stata capace di insinuarsi stupendamente nella drammaturgia verdiana e di esaltarne ogni minimo particolare.E come sempre nel medesimo contesto si ritagliano le coreografie di Susanna Egri, in sintonia con l'evidenza musicale di danze che sono le migliori fra tutte quelle scritte da Verdi.
La naturalezza di questa Aida è attuale e pare destinata a durare ancora per diversi anni. Da un lato riguarda il rapporto dell'immaginario egizio realizzato da Fagiuoli rispetto al monumentale contenitore archeologico che è l'Arena. Dall'altro, l'efficacia con cui questo meccanismo aderisce al dramma consentendone una ripartizione precisa e cristallina, ad onta degli spazi, e permettendo di giostrare al meglio entrambe le partite interpretative suggerite dall'opera: l'esteriorità esotica e grandiosa e la densità psicologica, intima e tragica.
Questi due poli ci sono sembrati presenti nella direzione di Julian Kovatchev, oggi rimesso dagli infortuni in cui è incorso nella passata stagione ed ormai bacchetta espertissima per aver affrontato quest'opera in diverse occasioni.Allora Aida diventa per il direttore bulgaro passione e violenza, ma anche vitalità ed eleganza: un affresco policromo delineato con ricche tinte e accentuati contrasti.
Le basi sono solide fin dal Preludio misterioso, costruito su tenui traspareassione e violenza, ma anche vitalità ed eleganza: un affresco policromo delineato con ricche tinte e accentuati contrasti. Le basi sono solide fin dal Preludio misterioso, costruito su tenui trasparenze.Non c'è pagina della quale non si debba poi lodare la ricchezza dei piani sonori, la maestosità di prospettive espressa da suoni soffici e pastosi. Tutti momenti non autonomi, ma concatenati l'uno all'altro, a costituire una serrata continuità drammatica che tende l'arco come in un'unica campata.
Nella parte della protagonista ritornava Hui He, una cantante che è l'elemento maggiormente caratterizzante di questa edizione e che ormai si identifica nello stesso personaggio di Aida, per incisiva presenza scenica e consapevolezza musicale, ma in grado pure di proporre qualità e controllo su ogni elemento della linea di canto, come le eleganti mezze voci sempre ben timbrate.
Quella di Radames spettava al debuttante azerbaigiano Yousif Eyvazov (lo ricordavamo in Cavalleria rusticana al Filarmonico), un tenore impetuoso ed eroico nella declamazione più che nel colore passionale ed espressivo, con sostanziale tenuta sulle note acute.
Amneris era invece Ildiko Komlosi -mezzosoprano che vanta una carriera internazionale di eccellenza- intenta a disegnare una principessa tesa e drammatica con un fraseggio ricco e di buona eguaglianza nel colore. E un timbro, dove robustezza e facilità estrema nel sostenere le frasi più impervie, sono ben ancorate alla logica drammatica della situazione teatrale.
Ambrogio Maestri in Amonasro si è proposto con un taglio interpretativo di risentito vigore e buona evidenza timbrica in tutte le zone della tessitura. Ruvido invece il Ramfis di Rafal Sivek, più morbido il Re di Carlo Cigni. A posto il messaggero di Antonello Ceron, come la sacerdotessa della veronese Alice Marini. Il coro istruito da Vito Lombardi è andato felicemente sugli scudi, festeggiato al termine con tutti gli interpreti.


Debutto con il sold out anche per gli alberghi. «Avvio oltre le attese»
domenica 26 .06. 2016 CRONACA, p. 10

Le preoccupazioni non erano poche. L'assillante maltempo e la bufera scoppiata sulla Fondazione Arena, con mesi di polemiche e dubbi sul futuro della stagione lirica, avevano fatto addensare nubi nerissime sulla stagione turistica. Ma già dopo il tutto esaurito della serata inaugurale in Arena le prospettive sono cambiate.
E adesso tra gli operatori turistici prevale l'ottimismo. «La stagione è iniziata molto bene», afferma Giulio Cavara, presidente degli albergatori di Confcommercio, «anche oltre le attese. Per la prima serata in Arena gli alberghi cittadini hanno registrato il tutto esaurito e il trend delle prenotazioni è positivo. Le strutture ricettive del centro storico stanno rispondendo bene come numero di presenze. Direi che quest'anno, da quanto ho sentito finora, sono stati tutti ammaliati dalla bellezza dell'opera e dalla suggestiva atmosfera dell'Arena. Per chi ci è andato per la prima volta è stata un'esperienza straordinaria. È innegabile che per Verona l'Arena con la sua stagione estiva rappresentano un attrattore turistico irrinunciabile, insostituibile. Il turista che ama l'opera è un turista che ama l'arte, che va nei musei e che spende. Quindi fondamentale per l'economia della città».
Una nota stonata, per Cavara, però, c'è: «Si registra un monte camere in offerta nella cintura cittadina, anche nei condomini, che fa una concorrenza pesante alle strutture professionali. C'è necessità di fare chiarezza tra chi lavora a norma di legge, e sono molti, e chi, invece, la legge la aggira e fa una concorrenza sleale».
Per Silvia Nicolis, in giunta alla Camera di Commercio, che di recente ha assunto il ruolo di delegato alle Dmo (Destination Management Organization) di Verona e del lago di Garda, per la promozione dei due sistemi turistici, «Verona ha ormai la consapevolezza che il turismo è un bene primario per la sua economia, e l'Arena ne è una componente fondamentale, che deve far parte di un progetto strategico per tutto il territorio veronese.
Direi che le polemiche e le discussioni dei mesi scorsi sul futuro della Fondazione Arena, alla fine non hanno intaccato l'immagine della lirica veronese, partita con il tutto esaurito. Anche se le premesse sono incoraggianti, è presto per fare dei bilanci, possibili solo alla conclusione della stagione. Si è notato, comunque, un consolidamento dei flussi turistici, soprattutto in occasione di grandi eventi, di concerti con star mondiali della musica, di fiere internazionali, Vinitaly in testa. C'è un patrimonio d'immagine che va salvaguardato e potenziato. Dobbiamo lavorare tutti in questa direzione perchè Verona ha ancora molte potenzialità da esprimere».E.CARD. 

BRIVIDI. Un forte e improvviso temporale
Vento e grandine due ore prima dello spettacolo
Spettatori in coda hanno cercato rifugio ovunque Vigili del fuoco al lavoro: molti gli alberi caduti
domenica 26 .06. 2016 CRONACA, p. 10

Rischio, grosso rischio. Quando ieri sera, poco dopo le 19, un violento temporale si è abbattuto sulla città, con pioggia battente frammista a piccola grandine, il pensiero è andato subito all'imminente serata in Arena, alle scenografie, e a un'Aida con biglietti già esauriti, annunciata come il degno seguito di una «prima» di successo.Fortunatamente è bastata mezz'ora, poco meno, perché la tempesta si placasse: scampato pericolo e spettacolo salvo, quindi.
Tuttavia, nel giro di quei pochi minuti, in città si sono registrati diversi danni, al di là della lavata completa che si sono presi i turisti e gli spettatori già in piazza Bra per entrare in Arena, colti di sorpresa dal brutto tempo: hanno cercato rifugio ovunque, dal colonnato di Palazzo Barbieri all'atrio della Gran Guardia.Pompieri sguinzagliati in diverse parti della città e della provincia, inoltre, per tagliare e rimuovere soprattutto alberi sradicati dal vento: alcuni erano caduti in strada, causando intralcio e pericolo alla viabilità, oppure su auto in sosta, come accaduto in Borgo Trento, in via Risorgimento, dove una macchina ha avuto parabrezza infranto e cofano distrutto.
Un'altra pianta si è abbattuta in Borgo Santa Croce, in via Villa Cozza all'altezza del civico 3: qui nessun danno ai veicoli parcheggiati.Altri alberi sulla carreggiata in Porto San Pancrazio, in via Galilei; a Veronetta in via Campo Marzo; e in via Fenilon, mentre in via San Cosimo alcune tegole sono cadute giù da un tetto. 

GEMELLAGGIO CULTURALE. Firmato un protocollo con la città di Suzhou
Un ponte tra Verona e Cina nel segno della lirica
domenica 26 giugno 2016 CRONACA, pagina 10

Verona e la città cinese di Suzhou hanno molto in comune. Entrambe sono state dichiarate dall'Unesco «patrimonio culturale dell'umanità» per le loro peculiarità architettoniche e artistiche. Perciò hanno siglato un protocollo di collaborazione.
A sottoscrivere il documento, in municipio, il sindaco Flavio Tosi e il responsabile della Cultura di Suzhou, Yin Weidong. Le due città si impegnano quindi a instaurare una collaborazione culturale per la conoscenza reciproca dei beni artistici, con particolare attenzione alla musica e all'opera. Entrambe le città, infatti, sono strettamente legate alla musica lirico-sinfonica e al melodramma: Verona con la Fondazione Arena, il Festival ultracentenario e Museo Opera, aperto nel 2012; Suzhou con il suo prestigioso teatro, attivo tutto l'anno.
Ci si impegna, inoltre, a condividere progetti tra le rispettive istituzioni culturali e artistiche, al fine di avvicinare le due popolazioni e creare nuove opportunità per la cultura e il turismo. «Per Verona questa è una nuova, importante opportunità di promozione a livello internazionale», ha detto il sindaco Flavio Tosi, dichiarandosi «contento dello sviluppo della Cina anche a livello culturale, oltre che economico». 

2 commenti:

  1. E proprio sulla passione, devozione, professionalità che, si gioca sulla pelle dei lavoratori... Io non ci vedo nulla di positivo in questo accordo tra Fuertes e i sindacati, chiudere due mesi per risparmiare 2,4 milioni di euro... Anzi, trovo questa soluzione molto preoccupante, crea un precedente non da poco. Non capisco che cosa hanno in piu questi commissari che i Sovrintendenti non hanno, operano allo stesso modo "tagli".Fuertes,è colui che voleva licenziare all'Opera di Roma Orchestra e coro..a Verona vuole chiudere il corpo di bello... così sonnbuoni tutti a far credere di rimettere a posto i bilanci...i problemi rimarranno sembra anche se si aderesci alla legge Bray, il vero problema e che non si mettono a gestire le Fondazioni Lirico Sinfonica da veri management, finché la politica fa i suoi giochi di poltrone, non ci sarà legge Bray che tenga.... Lo si vede da tutte quella fondazioni che vi hanno aderito, nonostante il ministro abbia prolungato fino al 2018 il rientro del pareggio di bilancio, molte ancora sono in difficoltà, questo prestito agevolato da restituire in 30 allo stato, rimane un peso per quella fondazioni che faticano a riprendersi, nonostante il piano, vedo Bologna, Firenze ed altri ancora... Bisognerebbe estinguere i debiti, come fu fatto per la il Teatro la Scala, riportare i Teatri a Statali, visto che il maggior finanziatore è lo stato, vedi FUS ( soldi pubblici). Rifare leggi Severe e un maggior controllo, e quiparare tutti i Teatri...

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  2. Informare per resistere o disinformare per esistere?
    Il gemellaggio culturale e per il turismo tra Suzhou e Verona arriva 37 anni dopo Venezia. Formalmente il gemellaggio fu firmato il 24 marzo 1980 dal Sindaco di Venezia Mario Rigo e dall’omologo cinese Jia Shizen... Tosi non firma non con il sindaco della città ma con il responsabile Cultura e Centro Expo di Suzhou Yin Weidong. (http://www.suzhouexpo.com/eng/). Peccato non sia stato con il prestigioso Suzhou Culture and Arts Centre Grand Theater, inaugurato nel 2007. Quello avrebbe fatto scuola.
    In ogni caso gli elementi per impressionare i veronesi ci sono!

    http://www.verona-in.it/2016/06/25/lirica-cultura-e-turismo-legano-verona-e-suzhou/

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