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venerdì 24 giugno 2016

Rassegna Stampa - 24 giugno 2016




Arena, attesa per la prima del festival Appello alla Regione per salvare il balletto

I sindacati scrivono all’assessore Corazzari. Stasera per la Carmen anche Girondini

Corriere di Verona - 24 giugno 2016

VERONA Il gong suonerà tre volte, per esortare tutti gli spettatori a prendere posto. Il maestro Xu Zhong farà il suo ingresso tra gli applausi dei 14mila sugli spalti e in platea e darà il via alla Carmen.

Dalle 21 di stasera la musica in Arena torna finalmente protagonista. L’opera di Bizet sarà la prima di 46 rappresentazioni di un festival estivo che è stato vicino a saltare, proprio come la fondazione lirica che lo organizza. Carlo Fuortes, il commissario inviato a Verona dal ministro Dario Franceschini, per ora ha salvato entrambi, pur a prezzo di pesanti sacrifici.
Quello più evidente è la futura cancellazione del corpo di ballo, da cui si punta a risparmiare due dei quattro milioni di euro previsti dal «piano di rilancio». Un destino cui i sindacati, che pur hanno firmato l’accordo sindacale con Fuortes (l’alternativa era la messa in liquidazione della fondazione Arena), non si vogliono rassegnare. Ieri, i segretari di Slc Cgil Paolo Seghi, Fistel Cisl Nicola Burato, di Uilcom Uil Ivano Zampolli e di Fials Cisal Dario Carbone, hanno indirizzato una lettera all’assessore regionale alla Cultura Cristiano Corazzari per chiedere «l’apertura di un tavolo di confronto progettuale a sostegno ed utilizzo, su scala regionale, del Corpo di ballo di Fondazione Arena di Verona, attualmente minacciato di dismissione da parte della Direzione».

L’idea non è nuova: si tratterebbe di riconoscere un ruolo «strategico» al corpo di ballo dell’Arena, unica fondazione lirica ad averne uno in pianta stabile. Per questo si chiede una regia regionale per attivare sinergie, prima di tutto con l’altra fondazione lirica veneta, la Fenice di Venezia. Ma, negli intenti, si dovrebbe coinvolgere anche il Teatro Verdi di Trieste. Le sigle sindacali ritengono che «ci siano sia le condizioni economiche, nonché artistiche perché si possa lavorare su un progetto di rilancio e di utilizzo in termini ed ambiti più ampi, cosa che, nella dimensione provinciale, non pare possibile raggiungere». Il problema però sono proprio i soldi. Ed è difficile immaginare che la Regione, che ha continuamente ridotto i propri contributi ad Arena e Fenice, possa impegnarsi a salvare il balletto.

Sullo stesso fronte, il deputato di Possibile Pippo Civati annuncia un’interrogazione al ministro Franceschini per sapere se sia intenzione del governo «offrire un futuro pubblico all’Arena oppure se intende accompagnare l’anfiteatro ad un declino che poi ne giustifichi la privatizzazione». Per Civati «l’opera lirica e il balletto è prima di tutto magia per lo spettatore: magia italiana. I musicisti, il coro, i ballerini, chi sta sul palco, gli amministrativi, i tecnici, vanno messi realmente in condizioni di fabbricare magia.».

Ci si penserà da domani. Oggi si celebra l’inizio del festival. Si parte con un vernissage in Gran Guardia a partire dalle 19,30, poi alle 21 via alla Carmen di Bizet. Attesi tra gli altri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il presidente del Senato Piero Grasso, il console generale degli Stati Uniti a MIlano Philip Reeker, il direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino, oltre ai rappresentanti delle istituzioni veronesi. E ci sarà anche l’ex sovrintendente Francesco Girondini, tutt’ora amministratore unico di Amo (Arena Museo Opera). 
Alessio Corazza Samuele Nottegar


Report:Tosi a giudizio e il gip lo querela 
VERONA Tosi «vs» Report, tutto secondo previsioni. Nessun colpo di scena ieri in tribunale, dove la querela contro il primo cittadino per diffamazione e calunnia ai danni del cronista di Rai3 Sigfrido Ranucci (autore del reportage-scandalo su Verona ad aprile 2014) non è stata ritirata come invece avevano chiesto i legali del sindaco. E così, per quest’ultimo, è scattato il rinvio a giudizio su decisione del giudice per l’udienza preliminare Laura Donati: calunnia e diffamazione a mezzo stampa, le due accuse di cui il primo cittadino (difeso dagli avvocati Claudio Fiorini e Luigi Sancassani) dovrà rispondere il 23 novembre di fronte al giudice Cristina Angeletti. Non risulterà l’unico imputato: con lui, è stato rinviato a giudizio per il solo reato di calunnia Sergio Borsato, vicentino, ex simpatizzante bossiano: nei «caldissimi» giorni di polemiche e veleni che avevano preceduto la messa in onda del contestato servizio che garantì alla trasmissione di Milena Gabanelli oltre 3 milioni di spettatori, avrebbe informato Tosi di un presunto video «hard» su di lui e sulle cui traccia si era «lanciato» anche l’inviato di Report. Quella andata in scena a porte chiuse ieri all’ex Mastino, comunque, non è stata un’udienza-lampo.
Tutt’altro: i due contendenti-protagonisti, Tosi e Ranucci, in aula non si sono visti (c’era il solo Borsato, che non ha parlato), tuttavia a darsi strenua battaglia ci hanno pensato i rispettivi legali. Per il sindaco, è stato sollecitato il proscioglimento da tutte le accuse così come per il coimputato vicentino; sul fronte opposto, invece, l’avvocato Luca Tirapelle si è costituito parte civile: se il sindaco venisse condannato, rischia dunque di dover rifondere i danni d’immagine a Ranucci. Per la procura, c’era il pm Nicola Scalabrini che ha chiesto il processo per la diffamazione ma non per la calunnia: invece il gup Donati, per Tosi, (Borsato aveva già solo l’accusa di calunnia), ha decretato il rinvio a giudizio per entrambe le contestazioni. Inequivocabile il commento giunta alla fine dal sindaco: «Il presidente di Agsm (Fabio Venturi, ndr ) è stato condannato in primo grado a Verona per un reato che non aveva commesso ed è stato assolto dalla Corte d’Appello di Venezia per non averlo commesso. Aveva osato criticare la sentenza di primo grado e si è preso una querela dai magistrati che lo avevano condannato in primo grado dovendo poi pagare un risarcimento per chiudere la questione. Questa di oggi sembra la fotocopia di quella situazione: per due volte due pm chiedono l’archiviazione, per due volte due altri magistrati mi mandano a processo. Io dovrò pagare le spese legali, anche se verrò assolto; i magistrati che magari avranno sbagliato non pagheranno nulla e in compenso io ho una querela, dallo stesso magistrato citato prima (si tratta del gip Livia Magri, che ne dispose a febbraio l’imputazione coatta rigettando l’archiviazione, ndr ), per aver criticato la sua decisione. Viva la giustizia».
 Laura Tedesco 




Caso Report, Tosi a processo

Il sindaco: «Viva la giustizia»
Manuela Trevisani
L'accusa è calunnia e diffamazione nei confronti del giornalista Ranucci, vittima per il gip Magri di «meditata e sistematica attività denigratoria». In aula il 23 novembre
venerdì 24 .06. 2016 CRONACA, p. 17


Il polverone sollevato dal servizio televisivo di Report, andato in onda il 7 aprile del 2014, ha portato ieri al rinvio a giudizio del sindaco Flavio Tosi per le accuse di calunnia e diffamazione a mezzo stampa nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci. Il processo si aprirà il 23 novembre prossimo davanti al giudice Cristina Angeletti: al fianco del primo cittadino, seduto al banco degli imputati, ci sarà anche Sergio Borsato, un ex militante leghista che, secondo le accuse, avrebbe cercato di imbastire una «trappola» ai danni di Ranucci e che ieri è stato a sua volta rinviato a giudizio per calunnia.

A deciderlo è stato il giudice Laura Donati, al termine di una lunga udienza preliminare, iniziata già con un colpo di scena. Il pubblico ministero Nicola Scalabrini, infatti, ha chiesto il non luogo a procedere nei confronti dei due imputati per l'accusa di calunnia, in quanto non sarebbe stata raggiunta la prova della loro volontà di accusare falsamente Ranucci. Un secondo tentativo, da parte della Procura, di mettere la parola «fine» su questa vicenda, dopo la richiesta di archiviazione che era stata presentata dal pubblico ministero Elisabetta Labate.

«Il presidente di Agsm recentemente è stato condannato in primo grado a Verona per un reato che non aveva commesso ed è stato quindi assolto dai giudici della Corte d'Appello di Venezia per non averlo commesso», è stato il commento di Tosi, dopo aver saputo di essere stato rinviato a giudizio. «Aveva osato criticare la sentenza di primo grado e si è preso una querela dai magistrati che lo avevano condannato in primo grado dovendo poi pagare un risarcimento per chiudere la questione».

Secondo il sindaco, questa è una situazione fotocopia. «Per due volte due pubblici ministeri chiedono l'archiviazione, per due volte due altri magistrati mi mandano a processo», conclude Tosi. «Io dovrò pagare le spese legali, anche se verrò assolto; i magistrati che magari avranno sbagliato non pagheranno nulla e in compenso io ho una querela, dallo stesso magistrato citato prima, per aver criticato la sua decisione. Viva la giustizia».A disporre l'imputazione coatta del sindaco Tosi era stata il gip Livia Magri, secondo cui il sindaco, dopo aver saputo che Ranucci era a caccia di notizie compromettenti sul suo conto aveva intrapreso «una meditata e sistematica attività denigratoria, allo scopo di ripristinare, attraverso la distruzione della figura professionale del giornalista Ranucci e della trasmissione Report, la propria immagine di uomo e di politico che, innegabilmente, non era uscita nobilitata dal servizio giornalistico in discussione, ma non certo per l'alterazione delle notizie da parte di Ranucci».

Parole forti, scritte nero su bianco, che avevano portato alla richiesta di rinvio a giudizio.Tosi, secondo gli inquirenti, avrebbe accusato falsamente Ranucci di diffamazione, dicendo di aver appreso che il giornalista stava cercando di acquisire informazioni sul suo conto non corrispondenti al vero, notizie su presunti rapporti di Tosi con esponenti della mafia, nonché di un video compromettente di natura sessuale, in grado di esporre Tosi a ricatti politici, e molto altro. Inoltre avrebbe offeso il cronista in varie trasmissioni televisive e interviste rilasciate a quotidiani nazionali e locali. Secondo i suoi legali Luigi Sancassani e Claudio Fiorini, però, il sindaco non avrebbe fatto altro che riportare alla Procura le pesanti accuse che venivano mosse da Ranucci nei suoi confronti, per tutelare la sua stessa immagine ma soprattutto quella di Verona.

Soddisfatto per l'esito dell'udienza preliminare Luca Tirapelle, l'avvocato di Ranucci, secondo cui «l'imputazione coatta decisa dal giudice ha trovato pieno riscontro nell'udienza preliminare, ma ogni altra valutazione è prematura». Si dice invece amareggiato il cronista di Report, che ha già anticipato che eventuali risarcimenti danni a suo favore saranno interamente devoluti in beneficenza. «Questa è una sconfitta per la libertà di informazione: ricorrere alla giustizia per risolvere questi problemi è una stortura di quello che dovrebbe essere il normale rapporto tra chi fa informazione e chi fa politica», conclude Ranucci. «Sarebbe stato sufficiente che Tosi accettasse di farsi intervistare, senza invece sfuggire al confronto».

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