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giovedì 23 giugno 2016

NON SARA' UN BELLO SPETTACOLO - da www.verona-in.it





di Mario Allegri - 23 giugno 2016

NON SARÀ UN BELLO SPETTACOLO



Il nuovo sindaco di Verona che uscirà dalle amministrative 2017 sarà scelto tra quanti assicureranno di dare meno fastidio ai provincialissimi potentati locali e alla banca che ha dissanguato le tasche dei risparmiatori veronesi. What else?

Alle 23.10 di domenica si è aperta la campagna elettorale per le amministrative 2017 a Verona e nelle stanze segrete dei partiti è subito corso il panico: tranne i Cinquestelle, tutti sconfitti. Le prime analisi di chi si lecca le ferite fanno intendere che presto ne avranno altre da curare, autentica fuffa che dà la misura del livello politico e culturale di chi pretende rappresentanza: «la gente, tornare tra la gente», predica la rampante deputata scaligera del PD, per parte sua indefessa frequentatrice, pur con esiti disastrosi, di tutti i talk-show possibili. Ma intanto tra i democratici cominciano già a volare gli stracci tra i convertidos a forza al renzismo e i renziani della prima ora, alcuni dei quali, come Federico Vantini, membro della Segreteria nazionale, sono andati brutalmente a sbattere contro gli elettori. Non va meglio nel suk di Forza Italia (ma esiste ancora?), dove peones bolliti sono ridotti a sperare che il vecchio pregiudicato risorga, e men che meno nella fascisteria locale, con la leadership contendibile, a scelta (tanto…), tra i due Giorgetti due. Per non parlare della Lega e dei leghisti rinnegati che lo spadone di Pontida lo impugnano solo per massacrarsi a vicenda.

Situazioni tutte diverse, è chiaro, ma un dato li accomuna e li allarma: di chi ha occupato la scena politica degli ultimi vent’anni l’elettore ha le tasche piene e si affida ormai, facendo tutti gli scongiuri, all’ultima novità (i Cinquestelle) o, se ci sono, alle singole persone, tuttavia ormai più rare dei meloni a Natale. Da più di vent’anni Verona non sforna un politico degno di questo nome, ma soltanto “gente nova” che, spesso senza un lavoro, ha abbracciato una qualunque bandiera per puro tornaconto personale. Le ultime tre giunte, compresa quella del minor (in tutti i sensi) Zanotto, lotteranno inutilmente contro il pietoso oblio che si meritano: nessun progetto realizzato (e meno male per quelli bislacchi patrocinati da Tosi!), nessuna idea di sviluppo (tranne gli ipermercati) per una città che dilapida sconsideratamente le proprie fortune, nessuno scatto d’orgoglio civico da parte di una classe dirigente occupata esclusivamente negli affari di famiglia e che, non a caso, a livello nazionale non conta nulla.

Dunque, non sarà un bello spettacolo la prossima campagna elettorale, ma un’estenuante contrattazione sottobanco ai limiti del mercimonio per la pochezza dei protagonisti in campo. Dei Cinquestelle locali si sa ancora troppo poco: si nascondono, rifiutano ogni tentativo di avvicinamento, pensando forse di ripetere l’exploit di domenica. Ma i numeri a Verona dicono finora altro e la città che nel suo stemma dovrebbe sostituire la scala di Cangrande con un gigantesco sacco di ovatta non pare proprio la più adatta a recepire il loro messaggio. Anche perché, a differenza di Roma dove lo scempio è sotto l’occhio di tutti, e se si esclude la gestione fallimentare dell’Ente lirico ad opera dell’imbarazzante Girondini, Verona non è ancora una città in rovina: è semplicemente immobile, immersa in un torpore appagato. Proclami come quelli di Virginia Raggi e di Chiara Appendino (è lei la vera novità) suonerebbero bestemmie orrende anche alla stessa cittadinanza, che se la Bra si riempie di banchetti gastronomici è già soddisfatta.

Il nuovo sindaco, perciò, sarà scelto tra quanti assicureranno di dare meno fastidio ai provincialissimi potentati locali e alla banca che ha dissanguato le tasche dei risparmiatori veronesi. Se farà così, potrà avere poi mano libera su tutto il resto: ad esempio, potrà liberamente replicare il Nodo d’amore, sbizzarrirsi in percorsi alternativi (ma sempre a pagamento) per il balcone di Giulietta, ipotizzare mutande impermeabili per l’Arena, e persino invertire a piacimento qualche senso stradale. What else? Direbbe George Clooney.


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