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mercoledì 15 giugno 2016

Rassegna Stampa - Arena, ultimatum del commissario "Firme domenica o liquidazione" - da Corriere della Sera (Veneto)

Arena, ultimatum del commissario «Firme domenica o liquidazione»
Fuortes non incontrerà le sigle. Il suo piano è peggiorativo per i lavoratori rispetto a quello bocciato dal referendum.





VERONA Cinque giorni a partire da mercoledì. Non uno di più. La precisa richiesta di Carlo Fuortes, commissario di Fondazione Arena, è che le organizzazioni sindacali inviino il testo dell’accordo firmato entro domenica. L’alternativa non c’è. O meglio c’è, ma è nulla più che la presa d’atto, da parte di Fuortes, del venir meno delle condizioni di accesso alla legge Bray, la cui «finestra» si chiuderà definitivamente il 30 giugno. L’alternativa, di fatto, è la liquidazione coatta di Fondazione Arena e la fine di tutto. Cinque giorni, quindi, per limare il testo che Fuortes, domenica sera, ha inviato ai quattro sindacati. La disponibilità a rivederlo in alcune sue parti sembra esserci, non quella di cambiarlo in profondità. Per questo, il commissario, ha incaricato Francesca Tartarotti, direttore organizzativo del teatro, di incontrare la delegazione sindacale, questa mattina, e a modificare il piano di risanamento dove possibile. Ma non ci sarà un nuovo incontro tra sindacati e commissario, né ci sarà trattativa: su questo Fuortes è stato piuttosto preciso. Tutto l’iter dovrà concludersi entro domenica, con le firme dei rappresentanti dei lavoratori in calce: questo è l’unico modo per riuscire a presentare la domanda al ministero della Cultura entro il 30 giugno e a evitare la liquidazione dell’Arena.


Perciò in questi 5 giorni, segretari sindacali ed Rsu cercheranno di emendare il testo al meglio, ma le parti sostanziali rimarranno immutate. Non potrà essere rivisto il taglio del corpo di ballo, che è uno dei punti saldi del piano Fuortes, né la chiusura di due mesi l’anno, ottobre e novembre, della Fondazione. Escluso, tuttavia, l’utilizzo del part time verticale per i dipendenti, a favore del Fondo di Integrazione Salariale. Il ricorso ad Ales, la società ministeriale che assorbe il surplus di amministrativi e tecnici, per adesso è scongiurato, così come il taglio del contratto integrativo, ma in autunno un ritocco potrebbe esserci. Le condizioni che il piano Fuortes prevede sono, indubbiamente, peggiorative rispetto a quelle che i lavoratori del teatro bocciarono, per soli due voti, con il referendum di inizio aprile. L’accordo di allora prevedeva un risparmio di 4 milioni di euro l’anno, esattamente come questo, ma da ottenere in modo diverso. Una parte, pari a 1,3 milioni, la si conseguiva con il collocamento a riposo e il prepensionamento dei dipendenti. Per il personale dell’area artistica si avviava una campagna di incentivazione all’esodo, ma non si parlava esplicitamente di dismissione del corpo di ballo, né di esuberi o di licenziamenti.

Il ricorso ad Ales era escluso in via definitiva. Era prevista, invece, la ristrutturazione e la riduzione del management. I restanti 2,7 milioni, invece, si ottenevano con la rinegoziazione, al ribasso, dell’integrativo. Fistel Cisl, fu la prima, e inizialmente l’unica, sigla sindacale a sottoscrivere quell’accordo. Poi con alcune modifiche, lo sostennero Uil Comunicazione e Slc Cgil. Fials non se la sentì di firmare, ma alla fine il referendum bocciò l’accordo ed arrivò il commissario. «Fino all’ultimo – analizza, non a caso, Nicola Burato, segretario Fistel Cisl Verona – ho voluto credere e dar fiducia a chi diceva che il commissario sarebbe stato la migliore soluzione. Si può ben capire quanto possa essere arrabbiato adesso. Ora, però, servono ancor più responsabilità e determinazione; vanno spese le ultime giornate in un confronto serrato che ci permetta di scongiurare la liquidazione coatta. Serve equilibrio per risolvere, quanto più unitariamente possibile, questa drammatica situazione». Anche Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil, punta su questi ultimi giorni: «Ci impegneremo per cambiare, dove possibile, il testo. Nell’altro era prevista lo sforzo per una maggiore produzione e l’impegno esplicito a non ricorrere ad Ales. Ora vedremo».

Samuele Nottegar

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