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sabato 21 maggio 2016

Dopo Fuortes proviamo con fundraising e fondi europei - da Verona In

Per la crisi della Fondazione Arena no a soluzioni privatistiche, sì a formule di sostegno e finanziamento che già vengono sperimentate con successo in altre città.





di Daniela Motti - 21 maggio 2016
Lunedì 16 maggio si è svolta l’assemblea pubblica, organizzata dal Comitato Opera Nostra e dopo aver letto la cronaca della serata su questo giornale sono montate rabbia e tristezza, per tanti motivi Il primo e forse più grave: una città anestetizzata, possibile che a scendere in campo in difesa dell’opera lirica non ci sia quasi nessuno se non pochi e per la maggior parte coinvolti perché lavoratori nella Fondazione?


Il secondo motivo che a scendere in campo (ma dall’altra parte) siano due professionisti e un imprenditore, che però propongono una soluzione privata e che la soluzione “privata” sia sottoposta al vaglio dell’Università che è pubblica; solo a me appare evidente che la commercializzazione della lirica, con la soluzione proposta, diventa da bene comune a bene privato alla mercé dello sponsor di turno?

E’ grave che si voglia uscire dal bene comune per entrare nella sfera privatistica; come dire, così facciamo come ci pare senza dover rendere conto a nessuno; il ministro Franceschini nelle due audizioni in Commissione Cultura ha detto chiaramente che il privato deve scendere in campo a “sostegno” delle Fondazioni, della cultura, ma il sostegno è ben diverso dalla gestione totalmente privata; restare nell’ambito Fondazione è importante e basilare, la Fondazione rappresenta la comunità, il territorio.

Il terzo motivo, grave, è che nell’unica proposta non si parla di fundraising ma solo di sponsor, e sappiamo bene che il fundraising non è la sponsorizzazione; nella sponsorizzazione c’è un do ut des, è un contratto commerciale, qualcuno paga per avere il proprio brand in evidenza, “spettacolo offerto da…” magari salumi mortadella e affini? e il rischio che siano gli sponsor a determinare gli spettacoli è concreto. Nel caso della donazione (fundraising) non c’è uno scambio alla pari, o meglio si dona perché si condivide lo scopo, la causa, non certo solo per il risparmio fiscale che ne deriva o per la pubblicizzazione della donazione, anche se importanti.

Il fundraising è relazione, si parte da una buona causa, l’abbiamo? E come la comunichiamo? riprendo da questo articolo che parla di ArtBonus: “le 5R della raccolta fondi, Responsabilità, Restituzione, Reciprocità, Reputazione, Racconto, l’ultima, saper raccontare, ma cosa raccontiamo se non abbiamo una storia da raccontare? (e ce ne sarebbe da raccontare in tanti anni di opera lirica a Verona).

Se si dà un’occhiata al sito artbonus.gov.it si vedrà che molte location, anche minori, sono ricche di donazioni private; perché c’è il collegamento con il territorio, la comunità attiva che vede un ritorno, cioè l’effetto della donazione. Il Comune di Verona ha uno Sportello ArtBonus? la Fondazione ha un Ufficio Fundraising?

Non meno importante: sottolineo che l’istituzione Comune di Verona non ha adottato il regolamento del Beni Comuni, perché è importante? perché dal regolamento dei beni comuni possono partire molte iniziative a sostegno della cultura, per inciso il Comune di Verona non ha un assessorato alla Cultura, con tutto il rispetto per il Sindaco credo che nessun primo cittadino, di questi tempi, si possa permettere il lusso di tenere degli assessorati per sé, pena l’immobilismo: possibile che una città come Verona che vive molto di turismo e belle arti non lo abbia?

E ancora, diciamoci la verità, qui manca la cultura della cultura, in questi anni, e non solo del governo Tosi, fatte salve le Amministrazioni Zanotto/Sironi che qualcosa hanno sicuramente fatto, cosa hanno fatto gli altri governi precedenti?

Ecco da dove deriva la mia tristezza e la mia rabbia, abbiamo, anno dopo anno creato generazioni sempre più lontane dalla cultura, anche a causa di biblioteche senza fondi, teatri che sopravvivono, manifestazioni culturali pubbliche insufficienti, che nulla hanno a che fare con le varie “sagre” in piazza Bra, all’Arsenale o in altri luoghi della città che si presterebbero a ben altro tipo di appuntamenti.

Credo sia doveroso che il Commissario Fuortes svolga il suo compito, ma una volta tornati alla normalità (sono ottimista, torneremo alla normalità) spero proprio che si inizi a parlare di fundraising e di fondi europei imboccando la strada che altre città stanno percorrendo con successo.

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