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lunedì 27 febbraio 2017

Maggio Fiorentino: lascia il sovrintendente Bianchi. La crisi del Maggio fa paura all'Arena di Verona - Rassegna Stampa - 26 febbraio 2017 (Corriere di Verona)


Maggio Fiorentino, la crisi mette paura anche all’Arena
Lirica, pronte interrogazioni al ministro. Tosi: «Noi meno debiti»

26 febbraio 2017

La crisi del «Maggio Fiorentino», con le dimissioni del sovrintendente Bianchi e un «rosso» di oltre 60 milioni di euro nonostante i 29 ricevuti dalla Bray, mette paura anche alla Fondazione Arena, che non ha ancora terminato il percorso di adesione alla Bray per «salvare» l’ente. Il senatore Bertacco annuncia un’interrogazione al ministro Franceschini, mentre il sindaco Tosi dice che «Verona non ha i debiti di Firenze».
Quattro anni turbolenti, poi l’annuncio: «lascio». Dimissioni a sorpresa per il sovrintendente del «Maggio Fiorentino» Francesco Bianchi, dopo una stagione a luci e ombre, fra licenziamenti, tensioni con sindacati e politici, e buchi di bilancio di oltre 60 milioni di euro, nonostante i 29 arrivati con la legge Bray. Un terremoto in lontananza che spaventa la Fondazione Arena.
«Preparerò subito un’interrogazione al ministro Franceschini perché faccia luce su quanto accaduto a Firenze e sulle ripercussioni nelle altre fondazioni - spiega il senatore azzurro Stefano Bertacco -. Il problema è sempre quello: si tamponano situazioni mai risolte. Verona ha bisogno di un manager esperto che rilanci l’intera offerta culturale e di qualcuno che verifichi, posizione per posizione, le singole competenze nell’ente. La Bray? Smettiamola di vederla come panacea».
«L’addio di Bianchi dal “Maggio Fiorentino” lascia stupiti e senza alcun dubbio è un brutto campanello di allarme per la Fondazione Arena - gli fa eco il deputato Mattia Fantinati (M5S) -. Devo ammettere con rammarico che la situazione qui non è migliorata, anzi, e non vorrei fosse stato un sacrificio inutile la drammatica scelta di licenziare il corpo di ballo. Scelta che si poteva benissimo evitare. Siamo in una situazione di stallo, un limbo in cui si attende di ultimare l’iter per accedere alla Legge Bray mentre la cordata privata guidata da Lambertini, Maccagnani e Manni, spinge per realizzare al più presto l’Arena Lirica Spa. Quest’ultima soluzione è senza senso perché l’Arena, patrimonio dell’umanità e simbolo di Verona nel mondo, non può essere gestita da quattro aziende private del territorio, dato che l’anfiteatro romano è, e rimarrà, un bene pubblico che appartiene a tutti noi».
Una posizione condivisa dal candidato sindaco grillino Alessandro Gennari: «Il silenzio statale su Fondazione Arena e i suoi lavoratori è assordante. Solo interrogazioni e spot sulla stampa. Stiamo lavorando ad un progetto per il suo rilancio, per mantenerla pubblica, ma inviando un sos al mondo. Non è possibile che l’Italia, Paese della cultura, destini 200 milioni al Fus per 13 teatri e fondazioni mentre Budapest per la sola filarmonica ne assegni più del doppio».
Furiosi anche i sindacati: «Il 27 marzo grande manifestazione nazionale a Firenze - annuncia Paolo Seghi (Cgil) -: una piazza che avevamo scelto in precedenza, a metà strada fra le diverse fondazioni e in vista del G7 della cultura, ma che ora, alla luce di questa novità, assume ancora più senso. Piena solidarietà ai colleghi di Firenze. Qui si sta finalmente capendo che le fondazioni sono un corpo unico in tutta Italia. Verona? Ha il teatro all’aperto più grande e bello del mondo, mi auguro che i sacrifici fatti qui non vadano dispersi. E la Bray non deve trasformasi in carota quando dietro la schiena hai il bastone».
E ancora: «Quanto sta succedendo al “Maggio Fiorentino” conferma quanto abbiamo sempre sostenuto: non è sufficiente l’intervento dello Stato se gli enti locali non fanno la loro parte - aggiunge il consigliere Michele Bertucco(Piazza Pulita) che ripercorre la storia locale -. Siamo convinti che nessuna fondazione in Italia riuscirebbe a stare in piedi senza Fus e senza altri contributi e sponsorizzazioni, ma gli approfondimenti che abbiamo fatto ci segnalavano gravissime criticità organizzative con molte direzioni che operavano in “assenza di un budget visibile”; preoccupanti mancanze di controllo sui costi e sulla qualità di molti fornitori, con particolare riguardo ai servizi di approntamento dell’anfiteatro Arena per la stagione estiva. Criticità nell’organizzare trasporti e facchinaggio». Bertucco cita anche il caso del Museo Amo e di Arena Extra.
«Il disimpegno di Agsm, destinata a mantenere un piccolo ruolo solo come sponsor, il venir meno dei contributi della Provincia e della Camera di Commercio e dei contributi straordinari del Comune - prosegue Bertucco -. A tutto ciò si dovrà supplire con i nuovi sponsor, e con una gestione organizzativa molto più meticolosa. Altro che privatizzazione, con l’unica eccezione di Unicredit i grandi soggetti cittadini sembrano aver già abbandonato Fondazione Arena».
Di diverso avviso il sindaco Flavio Tosi: «Qualcuno strumentalmente dava sempre la colpa a Girondini per una presunta malagestione, mentre la verità è che le fondazioni dappertutto sono in grande difficoltà, soprattutto per il crollo dei finanziamenti pubblicispiega -. E a chi dà ancora la colpa all’ex sovrintendente, chiedo: c’era Girondini in questi anni anche a Genova, a Firenze o a Napoli? Detto questo, penso che fra Verona e Firenze ci siano situazioni molto diverse. Da noi la Bray può essere realmente d’aiuto perché i conti sono in sicurezza, noi non abbiamo i debiti del “Maggio Fiorentino”:qui ci sono 24 milioni di debiti, per altro somma dovuta anche ai mancati fondi pubblici, dunque direi che la situazione è sotto controllo. La firma per la Bray? Io credo che ci siano solo passaggi burocratici, tempo qualche mese e avremo delle novità da Roma».
Fantinati Il sacrificio drammatico dei ballerini rischia di essere stato inutile
Bertacco La Bray non è la panacea, qui serve anche gente preparata

Copertura dell'Anfiteatro Arena: è la soluzione? - Conferenza lunedì 6 marzo 2017



Sede Consiglio Provinciale
Sala Papa Giovanni Paolo II
P.zza dei Signori
VERONA 

Mentre in Europa si tengono conferenze sulle potenzialità e sul futuro del Balletto, l'Italia prosegue la sua disastrosa corsa verso la chiusura seriale dei propri Corpi di Ballo - resoconto dal "Positioning Ballet" di Amsterdam 11/12 feb 2017


POSITIONING BALLET,
UNA CONFERENZA SUL FUTURO DEL BALLETTO

By Gaia Clotilde Chernetich -  27 febbraio 2017

Si è parlato di balletto alla conferenza Positioning Ballet organizzata nella sede del Dutch National Ballet di Amsterdam. Il resoconto di un grande evento.

Parlare di balletto nel XXI secolo significa avere a che fare con un’arte vetusta, sopravvalutata ed eccessivamente finanziata, che restituisce un’idea del mondo monocolore (tendenzialmente “bianca”) basata su rigidi modelli corporei e culturali. Vero o falso?
Falso. Non solo in base alla cronaca reale, ma a maggior ragione se parliamo di balletto per quello che è – una forma teatrale che identifica anche una specifica, storica tecnica della danza – e se riconosciamo che gran parte del repertorio con cui normalmente identifichiamo “il balletto” non è altro che il canone consolidatosi, nella maggior parte dei casi, nel corso dell’Ottocento.

Se tornassimo a pensare al balletto rispolverando l’essenza di questa nozione, potremmo dare una chance evolutiva a quell’idea secondo cui il mondo tersicoreo è sinonimo di concetti esclusivi come quelli di unisono, di uniforme e di conforme. Al contrario, il balletto del tempo contemporaneo potrebbe diventare un’arte che, basandosi sulle specificità di una tecnica corporea, si mostra capace di mettere in evidenza l’umanità come sinonimo di individualità plurale. In questo modo si potrebbe superare la reiterazione di versioni idealizzate dei corpi e della realtà includendo ciò che a priori rientrerebbe nel “non conforme” e trasformandolo in valore condiviso e, di conseguenza, in opportunità.

Di argomenti come questo si è discusso, l’11 e il 12 febbraio, alla conferenza Positioning Ballet che si è tenuta a Amsterdam presso il teatro dell’opera, organizzata dal direttore del Dutch National Ballet, Ted Brandsen, e dalla dramaturg e esperta di danza Peggy Olislaegers, anche moderatrice dell’evento. I temi cardine della conferenza sono stati l’eredità, la diversità e l’identità. Per ogni sezione, una rosa di relatori ha preso la parola dando vita a una conversazione-dibattito che ha messo a confronto e riunito punti di vista ed esperienze provenienti dai quattro angoli del globo.

L’eredità coreografica della danza, tema della prima sezione, è stato uno dei fili conduttori anche nei panel successivi. Se al balletto può essere riconosciuto un ruolo, oggi, questo potrebbe essere quello di porsi a sostegno di una responsabilità culturale transnazionale che sia commisurata all’insieme dei finanziamenti percepiti e al numero elevato di diverse professionalità che il suo stesso esercizio chiama in causa. A differenza dell’opera, il balletto sta sviluppando una nuova creatività che sta imparando a fare della diversità uno dei propri punti forti. Si può inoltre contare sulle potenzialità di un linguaggio globalmente condiviso che origina dalla pratica interculturale della danza classica e dalla sua ricezione.

Mentre ad Amsterdam i rappresentanti delle maggiori istituzioni mondiali del balletto ragionavano insieme sul proprio futuro, in un altro paese europeo, il nostro, una consapevolezza istituzionale delle potenzialità della danza sembra venire meno mentre assistiamo alla chiusura disastrosamente seriale dei corpi di ballo (ultimo, in ordine di tempo, quello dell’Arena di Verona).

Eppure all’estero nuove tipologie di formazione e fruizione sono all’ordine del giorno presso i teatri, le compagnie e le scuole. Durante la conferenza è stato messo inoltre in rilievo come i progetti di democratizzazione dell’arte di Tersicore permettano alle compagnie di crescere e per questo sono pensati e realizzati soprattutto in funzione delle nuove generazioni, vero soggetto d’interesse del sistema. Agendo come delle vere e proprie cura tele artistiche, accurate scelte di programmazione possono essere uno strumento educativo e comunicativo particolarmente efficace per rendere la danza un argomento d’interesse non solo per il suo – già vastissimo – bacino d’utenza primario. Secondo un articolo di Luciano Cannito, infatti, gli iscritti alle scuole di danza in Italia sono oltre un milione e mezzo.

Per quanto riguarda le scelte di programmazione, le proposte a programma misto del tipo double o triple bill (due o tre opere di diversi autori nella stessa serata) appaiono come una delle soluzioni attraverso cui le compagnie offrono maggiore accesso al proprio lavoro. Questo formato, che talvolta fa storcere il naso ai ballettomani, inizia in realtà a essere visto dalla critica e dai coreografi stessi come una nuova configurazione classica delle proposte di balletto.
Nel corso della conferenza è emersa inoltre la questione del repertorio, osservata da diversi punti di vista: è necessario che una compagnia programmi Il Lago dei Cigni per poter danzare anche il repertorio di William Forsythe? Forse no, ma allora è necessario che si orientino le scelte curatoriali verso il nuovo, perché ciò che meglio definisce il futuro di una forma artistica è il modo in cui all’interno di essa viene preparata la sua nuova generazione di artisti.

Tamara Rojo, direttrice dell’English National Ballet e una delle voci più interessanti del panorama internazionale, ha affermato: «Insegniamo ai giovani come fare le pirouettes, ma non insegniamo loro come leggere i libri che contengono i personaggi che dovranno interpretare. I danzatori hanno bisogno di essere formati per essere pensatori e osservatori professionisti, devono essere capaci anche di negoziare un contratto di lavoro» e per quanto riguarda il rapporto con il repertorio: «I classici sono arrivati fino a noi proprio perché sono stati reinterpretati e riscritti. Se continuiamo a congelare il repertorio, lo perderemo. Abbiamo bisogno di direttori che invitino i giovani coreografi a “violentare” il repertorio. Nessuno scatena una guerra se qualcuno fa una canzone dei Beatles in versione hip-hop. Perché allora non possiamo avere una versione diversa de La Fille Mal Gardée?». In generale, l’assemblea è stata d’accordo sul fatto che un cambiamento che passi anche dalla figura del danzatore sia necessario per aggiornare il posizionamento socioculturale dell’arte. Un accesso libero alle informazioni, come è quello offerto oggi dalla rete, è inefficace se la struttura di base non è pronta per implementare i cambiamenti. E ancora, una delle domande chiave è stata la seguente: che cosa del balletto ha bisogno di essere preservato? Per rispondere a questa domanda bisogna avere chiaro come il repertorio e la tradizione siano due oggetti diversi, sebbene paralleli.

Dalla conferenza è emerso, infine, come i supposti valori impliciti del balletto abbiano assunto dimensioni sproporzionate rispetto alla realtà, rendendo necessario un cambio di paradigma al quale l’intera comunità che si è raccolta a Amsterdam è sembrata essere particolarmente propensa. Nonostante l’Italia non fosse rappresentata da nessun direttore o coreografo, sappiamo come anche il nostro paese possa contribuire a fare la differenza, lavorando sodo sulle proprie fragilità e imparando a insistere non solo sul balletto-tradizione, ma anche sul balletto-innovazione, in grado di parlare e di appartenere alle generazioni future che nella danza torneranno, come già accadeva in passato, a riconoscere il proprio avvenire e la propria libertà.

"Fondazione Arena, così parlo (male) Lambertini" di Cesare Galla - da Vvox.it - La video intervista sul progetto Arena Lirica S.p.a. che fa discutere..



Fondazione Arena, così parlò (male) Lambertini
E' in rete il video del 2016 in cui il professionista veronese spiega il suo progetto con Manni e Maccagnani. Un discorso molto discutibile. E che farà discutere


27 febbraio 2017

Cesare Galla
Il video dura 35 minuti e mezzo. Titolo interrogativo (“Una Spa per gestire l’Arena di Verona?”), ma molte certezze da parte del suo assoluto protagonista, l’avvocato Lamberto Lambertini (in foto, dal canale Youtube dell’Istituto Bruni Leoni). Ad oggi, per quello che ci risulta, è l’unica presentazione diretta reperibile dal grande pubblico del controverso progetto lanciato dal professionista veronese nella scorsa primavera insieme all’avvocato Giovanni Maccagnani e all’industriale Giuseppe Manni, presto etichettato come “privatizzazione dell’Arena”. E soprattutto è l’unica occasione in cui il linguaggio felpato, anche se non privo di chiarezza, sempre utilizzato dai tre nella loro incessante sequenza di dichiarazioni, esternazioni e interventi a mezzo stampa o Tv, lascia il posto a toni molto diversi. Qui Lambertini spara a palle incatenate sull’orchestra areniana, parlando di comportamenti ben al di fuori dell’opportunità; non nasconde di non amare e di non sapere nulla di lirica, non si preoccupa di offrire dettagli imprecisi o approssimativi sulle vicende recenti e passate della Fondazione.

Il professionista veronese parla nell’ambito di un seminario promosso a Milano dall’Istituto Bruno Leoni, un centro di ricerca nato nel 2003 per dare, come si legge sul suo sito (www.brunoleoni.it), «un contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta». Seminario privato (e in “campo amico”, se così vogliamo dire), ma reso pubblico dallo stesso IBL, che lo ha diffuso in streaming quando si è svolto e poi lo ha reso disponibile sul proprio canale YouTube a questo link. L’incontro risale al 22 giugno 2016, due giorni prima dell’inaugurazione del festival lirico in Arena con Carmen. Solo nei giorni scorsi, però, il video che lo documenta ha iniziato a circolare, moltiplicando rapidamente le visualizzazioni. Da giugno, alcune cose sono cambiate nel progetto e altre sono state aggiunte, ma non sono i dettagli tecnici il motivo di interesse di questo documento.

Il punto di partenza è nell’autopresentazione dell’oratore, con l’accenno alla sua esperienza come consigliere della Fondazione a partire dal 1999 per alcuni anni (nel video, da 4’07”): «Quando l’allora presidente della Banca Popolare di Verona, Giorgio Zanotto, mi ha chiesto di entrare in Fondazione Arena, gli ho detto che la lirica non solo non la conoscevo, ma non mi interessava neanche. E lui mi ha risposto: “Questo è il motivo per cui abbiamo pensato a lei”». In due battute – l’uomo ha un debole per le battute – una ingenerosa brutta figura postuma per Zanotto e una sfrontata dichiarazione di incompetenza culturale da parte di Lambertini.
Il racconto degli eventi recenti e meno recenti della Fondazione è impreciso, di un’approssimazione che lascia perplessi. Il culmine in una ricostruzione personalissima del lungo braccio di ferro fra il sindaco Tosi e i dipendenti, dalla quale scompaiono elementi essenziali come la richiesta del CdI di aderire alla Legge Bray (fine 2015) e altri vengono spostati o apparentemente fraintesi. Il referendum bocciato nell’aprile 2016, ad esempio (neanche tre mesi prima del seminario!), viene descritto come una consultazione su una vertenza generica, mentre riguardava appunto il piano di risanamento approntato per entrare in Bray da Francesca Tartarotti, discussa dirigente appositamente assunta dal Maggio Musicale, da Lambertini definita «un soggetto proveniente da Firenze».

Al cuore dell’intervento, spicca un attacco molto violento agli orchestrali dell’Arena, evidentemente condotto in virtù del fatto che nel giro di 15 anni (dall’ignoranza assoluta proclamata nel 1999) l’avv. Lambertini ritiene di essersi fatto una cultura musicale (14’15”): «La qualità dei musicisti veronesi dell’Arena è scadentissima». E subito dopo, un’accusa di particolare gravità, ma senza dettagli ulteriori: «Spesso sono stati trovati, mentre erano in malattia, a suonare nelle orchestrine di Piazza San Marco a Venezia». Peraltro, non è chiaro il legame fra le due cose. Ma non basta. Lambertini aggiunge anche che «la massa dei dipendenti è stata riempita al 50-60 per cento per motivi puramente clientelari». Elementi a supporto di queste affermazioni nel video non se ne sentono.
Sull’opera in Arena, così la pensa l’avvocato veronese (22’16”): «I cantanti e la musica in Arena non si sentono, tranne nelle prime cinque file e sui gradoni. È uno spettacolo muto. Sto esagerando, ma il valore dell’opera in anfiteatro è tutto nell’atmosfera».

Il clou e la chiusura (da 31’35”) riguardano l’assicurazione ai partecipanti (fra i quali, viene detto, i rappresentanti di un Fondo d’investimento) che è stata accertata «la compatibilità del modello con la legislazione attuale». La verifica, dice Lambertini, è avvenuta a Roma «con il responsabile per il nostro Governo delle Fondazioni liriche, che è il vicesegretario generale alla presidenza del Consiglio». Lambertini non ne fa il nome, ma si tratta di Salvatore Nastasi, già potente direttore generale dello Spettacolo al Ministero dei Beni Culturali, già commissario straordinario della Fondazione Arena poco prima dell’arrivo di Girondini, “magna pars” nella realizzazione del marchingegno Arena Extra che tanti grattacapi procura oggi a chi deve verificare i conti della Fondazione per l’ingresso nella Bray.

L’avvocato veronese riferisce che Nastasi – dal 2015 fuori dal Ministero dei Beni Culturali – ha benedetto il loro progetto. Nella realtà effettuale, poco prima (o poco dopo) questo incontro romano, il ministro Franceschini mandava a casa tutti quelli che avevano gestito fino a quel momento Fondazione Arena. E, lontanissimo dall’idea di privatizzare, dava mandato al commissario Carlo Fuortes di salvarla nella forma finora conosciuta e stabilita dalla legge. Quella in virtù della quale lo Stato garantisce un finanziamento di circa 12 milioni ogni anno. Ma di quei soldi, e del ruolo costituzionale della Repubblica a sostegno della cultura, in 35 minuti di Lambertini-pensiero, non si trova traccia.


di seguito il video integrale:

domenica 26 febbraio 2017

Dimissioni Sovrintendente Bianchi al Maggio Fiorentino - Rassegna Stampa


Caos al Maggio musicale di Firenze: Bianchi se ne va, Franceschini riveda la legge Bray, la lirica trema

26 febbraio 2017


E’ caos a Firenze in questi giorni per l’uscita (non senza aspre polemiche) di Francesco Bianchi soprintendente del Maggio musicale (nella foto l’Idomeneo di Mozart da www.operadifirenze.it).
Polemiche sui progetti, timori per l’indebitamento che supererebbe i 60 milioni, limiti dell’intervento della legge Bray.

Tremano le altre Fondazioni musicali, a partire da quella dell’Area di Verona, ancora in una fase di passaggio, in attesa anche in questo caso che si acceda pienamente alla Bray. A Verona il commissariamento Fuortes non ha evitato definitivamente tensioni finanziarie, licenziamenti, drastico ridimensionamento del personale artistico. Gli spettacoli sono salvi? Ma a che prezzo. E soprattutto: lo strumento della legge Bray funziona appieno? Credo che il ministro Dario Franceschini debba avviare un cantiere per dare una soluzione forte ai nodi della musica, della lirica, asset fondamentali dell’Italia. Che figura ci facciamo? Dovremmo essere un Paese laboratorio, dare lezioni agli altri. Invece siamo sempre in affanno. Serve un rapporto diverso tra pubblico e privato. Serve un ruolo diverso per i privati. Servono meccanismi che rendano auto-sostenibili i poli musicali che costituiscono una grande attrattiva turistica e culturale verso l’Italia. Facciamo in modo che i grandi investitori globali credano nella musica italiana.

fonte: http://vincenzochierchia.blog.ilsole24ore.com/2017/02/26/caos-al-maggio-musicale-di-firenze-bianchi-se-ne-va-franceschini-riveda-la-legge-bray-la-lirica-trema/?refresh_ce=1



Maggio musicale, il sovrintendente Bianchi lascia l'incarico
Adesso si apre la partita della successione

di LAURA MONTANARI
24 febbraio 2017 - FIRENZE

Quattro anni decisamente intensi, ma adesso Francesco Bianchi lascia. Dopo giorni di voci e indiscrezioni che si sono rincorse ora la notizia è ufficiale: il sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha comunicato "la propria irrevocabile decisione a lasciare l'incarico". Bianchi rimarrà in carica fino al 30 aprile 2017. Lo rende noto la stessa Fondazione. Sono stati anni difficili e anche di scontri soprattutto con i sindacati sul fronte dei conti e del risanamento.

Bianchi, si spiega, ha comunicato oggi la sua decisione al ministro Dario Franceschini e al sindaco di Firenze e presidente della Fondazione Dario Nardella, esprimendo al primo cittadino "e agli organi della Fondazione, ai collaboratori e in modo del tutto speciale all'Orchestra e al Coro la gratitudine per il lavoro comune svolto in condizioni spesso difficili. Dopo quattro anni intensissimi", Bianchi ha manifestato "l'intenzione di tornare a tempo pieno alla propria attività professionale, ritenendo definitivamente avviato il risanamento per il quale era stato chiamato, nonché la ricostituzione di un'operatività della Fondazione degna del rilievo e del ruolo che essa ha nel panorama dell'offerta musicale italiana".

Chi dopo di lui? Ora si apre la partita di chi lo sostituirà. Per ora chi è stato contattato ha detto no grazie e fra questi Carlo Fuortes dell'Opera di Roma o Rosanna Purchia del San Carlo di Napoli. "Per consentire la ricerca e l’affidamento dell’incarico a un sostituto idoneo, nonché per affiancarlo nell’iniziale assunzione della propria attività, il sovrintendente ha aderito alla richiesta del sindaco di posporre al 30 aprile la cessazione dalle proprie funzioni. - si legge ancora nel comunicato - Il sindaco e tutti i componenti del consiglio di Indirizzo e del collegio sindacale della Fondazione hanno espresso al dottor Bianchi il loro apprezzamento per la quantità e la qualità del’impegno costantemente profuso e per gli importanti risultati da lui raggiunti".

Nardella ha sottolineato che sotto la gestione Bianchi la Fondazione ha tra l’altro raggiunto il riequilibrio della gestione, attraverso il conseguimento stabile del pareggio di bilancio, dopo anni di perdite, "ha assicurato il rinnovamento della direzione musicale con la prestigiosa nomina del maestro

 Fabio Luisi, che unitamente alla permanenza del Maestro Mehta assicura al Maggio un futuro di rilancio artistico e di reputation internazionale". Inoltre "ha conseguito l’abbattimento strutturale del livello di rischio legale, sia giuslavoristico sia amministrativo, con la chiusura di pendenze pregresse, anche rilevanti per numerosità e consistenza economica, e la minimizzazione dei rischi su casistiche future".

fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/02/24/news/maggio_musicale_il_sovrintendente_bianchi_lascia_l_incarico-159145712/?refresh_ce




Maggio, il sovrintendente Bianchi lascia la guida della Fondazione
La «decisione irrevocabile» dopo quattro anni alla guida dell’ente. L’addio definitivo il prossimo 30 aprile: il tempo necessario per nominare il successore.

24 febbraio 2017

Francesco Bianchi lascia il ruolo di Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. A comunicare la «propria irrevocabile decisione di lasciare l’incarico», si legge in una nota diffusa dal Maggio, al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e al Sindaco di Firenze e Presidente della Fondazione, Dario Nardella, è stato lo stesso Bianchi che ha espresso al «sindaco e agli organi della Fondazione, ai collaboratori e in modo del tutto speciale all’Orchestra e al Coro la gratitudine per il lavoro comune svolto in condizioni spesso difficili». Il Sindaco Nardella, presidente della Fondazione e tutti i componenti del Consiglio di Indirizzo e del Collegio Sindacale della Fondazione «hanno espresso al dottor Bianchi il loro apprezzamento per la quantità e la qualità dell’impegno costantemente profuso e per gli importanti risultati da lui raggiunti».

L’addio a pochi giorni dall’arrivo di Luisi
Dopo quattro anni alla guida dell’ente, dunque, Bianchi lascerà in maniera definitiva l’incarico il prossimo 30 aprile: il tempo necessario per nominare il successore. Il suo addio arriva a pochi giorni dall’arrivo a Firenze del nuovo direttore dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il genovese Fabio Luisi.



Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: Francesco Bianchi lascia l’incarico
Cellai (FI), Grassi (Frs-SI), Noferi (M5S), Scaletti (LFV), Torselli (FdI-AN), Amato (AL) intervengono sul cambio al vertice della Fondazione

25 febbraio 2017

Francesco Bianchi, Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, ha comunicato ieri al Ministro Franceschini, nonché al Sindaco di Firenze e Presidente della Fondazione, la propria irrevocabile decisione di lasciare l’incarico, esprimendo al Sindaco e agli organi della Fondazione, ai collaboratori e in modo del tutto speciale all’Orchestra e al Coro la gratitudine per il lavoro comune svolto in condizioni spesso difficili. Dopo quattro anni, il Sovrintendente ha manifestato l’intenzione di tornare a tempo pieno alla propria attività professionale, ritenendo definitivamente avviato il risanamento per il quale era stato chiamato, nonché la ricostituzione di un’operatività della Fondazione degna del rilievo e del ruolo che essa ha nel panorama dell’offerta musicale italiana. Per consentire la ricerca e l’affidamento dell’incarico a un sostituto idoneo, nonché per affiancarlo nell’iniziale assunzione della propria attività, il sovrintendente ha aderito alla richiesta del Sindaco di posporre al 30 aprile p.v. la cessazione dalle proprie funzioni.

Il Sindaco e tutti i componenti del Consiglio di Indirizzo e del Collegio Sindacale della Fondazione hanno espresso al dottor Bianchi il loro apprezzamento per la quantità e la qualità del’impegno costantemente profuso e per gli importanti risultati da lui raggiunti. Il Sindaco Nardella ha in particolare sottolineato che sotto la gestione commissariale e ordinaria del dottor Bianchi la Fondazione ha tra l’altro raggiunto il riequilibrio della gestione, attraverso il conseguimento stabile del pareggio di bilancio, dopo anni di costanti e rilevanti perdite; ha assicurato il rinnovamento della direzione musicale con la prestigiosa nomina del maestro Fabio Luisi, che unitamente alla permanenza del Maestro Mehta assicura al Maggio un futuro di rilancio artistico e di reputation internazionale; ha conseguito l’abbattimento strutturale del livello di rischio legale, sia giuslavoristico sia amministrativo, con la chiusura di pendenze pregresse, anche rilevanti per numerosità e consistenza economica, e la minimizzazione dei rischi su casistiche future; ha razionalizzato la consistenza organica della Fondazione e degli istituti contrattuali interni, garantendo sia la sostenibilità economica sia una maggiore produttività; ha infine conseguito un risultato senza precedenti in termini di sostanziale azzeramento del debito bancario accumulato negli esercizi precedenti.

“Dopo la Colombo il secondo sovrintendente dell’era renziana fa le valigie. Saranno in pochissimi a rimpiangerlo. Noi – spiegano i capigruppo Cellai (Forza Italia), Grassi (Firenze Riparte a Sinistra-Sinistra Italiana), Scaletti (La Firenze Viva), Torselli (Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale) e Amato (Alternativa Libera) – senz’altro non ne sentiremo la mancanza. Lo abbiamo detto con ogni tono e in ogni sede. L’uomo solo contro tutti, con l’arroganza di chi pensava di non dover render conto a nessuno aveva discusso con il mondo intero: dai supercommissari (Poletti e Sole), alle sigle sindacali, dalle opposizioni politiche ai lavoratori, dal Maestro Mehta alle masse artistiche. Colui che dopo decenni di storia aveva cambiato il nome del Maggio musicale in Opera di Firenze rendendo irriconoscibile La Fondazione Lirico Sinfonica di Firenze, colui che aveva provato a liquidare Zubin Mehta dicendo che serviva un nuovo direttore per il teatro esce di scena. Già era nell’aria dopo che le commissioni cultura e controllo avevano pochi giorni fa approvato all’unanimità una mozione che invitava il consiglio di indirizzo del Maggio musicale e il governo a scegliere non più solo un uomo di conti, ma un uomo di cultura come nuovo sovrintendente. Ma non sono stati solo i disastri di Bianchi sia relazionali che fattivi a determinarne la fuoriuscita. Dal 2014 le occasioni sarebbero state innumerevoli. Sarebbe bastata l’offesa al maestro Mehta, o la gaffe del teatro Goldoni o ancora la mancanza di rispetto di Bianchi verso il compositore Fabio Vacchi, per rimanere su temi culturali, o l’impossibilità ad accedere a qualsiasi atto della fondazione. Il tempismo non è casuale: sarebbe ingenuo pensare che finalmente, dopo 3 anni, il Sindaco Nardella, presidente della Fondazione abbia deciso di allontanare il renzianissimo Bianchi, voluto fortemente prima come commissario e poi come sovrintendente dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi per motivazioni solo tecniche. Le motivazioni sono chiaramente anche politiche. Noi – concludono Cellai, Grassi, Scaletti, Torselli e Amato – siamo contenti che l’era Bianchi sia finita e auspichiamo un nuovo sovrintendente all’altezza della grande missione culturale di quello che a noi piace ancora chiamare il Maggio Musicale. Ringraziamo il Sindaco per questa decisione, anche se un po’ tardiva. Ma evidentemente il vento sta cambiando e mai come in questo caso ci sembra di poter vedere il Teatro come il palcoscenico della vita (politica)”.


fonte: http://www.nove.firenze.it/teatro-del-maggio-musicale-fiorentino-francesco-bianchi-lascia-lincarico.htm



Maggio musicale, Bianchi se ne va. Le opposizioni: “Non lo rimpiangeremo”

25 febbraio 2017

“Dopo la Colombo il secondo sovrintendente dell’era renziana fa le valigie. Saranno in pochissimi a rimpiangerlo. Noi – spiegano i capigruppo Cellai (Forza Italia), Grassi (Firenze Riparte a Sinistra-Sinistra Italiana), Scaletti (La Firenze Viva), Torselli (Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale) e Amato (Alternativa Libera) – senz’altro non ne sentiremo la mancanza. Lo abbiamo detto con ogni tono e in ogni sede. L’uomo solo contro tutti, con l’arroganza di chi pensava di non dover render conto a nessuno aveva discusso con il mondo intero: dai supercommissari (Poletti e Sole), alle sigle sindacali, dalle opposizioni politiche ai lavoratori, dal Maestro Mehta alle masse artistiche. Colui che dopo decenni di storia aveva cambiato il nome del Maggio musicale in Opera di Firenze rendendo irriconoscibile La Fondazione Lirico Sinfonica di Firenze, colui che aveva provato a liquidare Zubin Mehta dicendo che serviva un nuovo direttore per il teatro esce di scena. Già era nell’aria dopo che le commissioni cultura e controllo avevano pochi giorni fa approvato all’unanimità una mozione che invitava il consiglio di indirizzo del Maggio musicale e il governo a scegliere non più solo un uomo di conti, ma un uomo di cultura come nuovo sovrintendente. Ma non sono stati solo i disastri di Bianchi sia relazionali che fattivi a determinarne la fuoriuscita. Dal 2014 le occasioni sarebbero state innumerevoli. Sarebbe bastata l’offesa al maestro Mehta, o la gaffe del teatro Goldoni o ancora la mancanza di rispetto di Bianchi verso il compositore Fabio Vacchi, per rimanere su temi culturali, o l’impossibilità ad accedere a qualsiasi atto della fondazione. Il tempismo non è casuale: sarebbe ingenuo pensare che finalmente, dopo 3 anni, il Sindaco Nardella, presidente della Fondazione abbia deciso di allontanare il renzianissimo Bianchi, voluto fortemente prima come commissario e poi come sovrintendente dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi per motivazioni solo tecniche. Le motivazioni sono chiaramente anche politiche. Noi – concludono Cellai, Grassi, Scaletti, Torselli e Amato – siamo contenti che l’era Bianchi sia finita e auspichiamo un nuovo sovrintendente all’altezza della grande missione culturale di quello che a noi piace ancora chiamare il Maggio Musicale. Ringraziamo il Sindaco per questa decisione, anche se un po’ tardiva. Ma evidentemente il vento sta cambiando e mai come in questo caso ci sembra di poter vedere il Teatro come il palcoscenico della vita (politica)”.


Rassegna Stampa - 27 febbraio 2016 (il Fatto Quotidiano)


venerdì 24 febbraio 2017

FONDAZIONI LIRICHE, protesta alla Camera con fiati e violini - da Vvox.it


FONDAZIONI LIRICHE, protesta alla Camera con fiati e violini.

23 febbraio 2017


Nessun dorma… a Piazza Montecitorio. Arriveranno in 12 delegazioni, dal Carlo Felice di Genova al Massimo di Palermo, e useranno tutto il fiato che hanno in corpo per farsi sentire fin dentro il Parlamento il prossimo lunedì 27 febbraio mattina. Il loro scopo è difendere le Fondazioni sinfoniche italiane. Hanno deciso di cantargliele e suonargliele, dal Nabucco al Macbeth di Verdi. Fino all’Inno di Mameli, perché in gioco secondo loro c’è il cuore della Costituzione italiana, l’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

L’indice e la bacchetta sono puntati contro l’articolo 24 della legge 160 del 2016 che prevede – lamentano – la precarizzazione dei lavoratori delle fondazioni, il declassamento delle stesse, la chiusura temporanea dell’attività con riduzione della programmazione. «Artisti assunti a tempo pieno, già si stanno trovando a 50 anni in part time, come a Verona dove hanno licenziato l’intero corpo di ballo. Mentre chi è a contratto così non riuscirà mai a entrare», spiega Pierina Trivero, corista al Regio di Torino.

Il discorso è ampio. Si va dall'adeguamento degli investimenti per la cultura ai livelli europei (l’Italia è penultima in Ue), al riconoscimento della Musica e della Danza come beni fondamentali per la collettività per la loro funzione sociale e civile (come previsto dall’articolo 1 della legge 800 del 1967), a una maggiore fruibilità dell’offerta musicale per le fasce deboli della popolazione. Al fondo della protesta – spiegando ancora -, la “deriva privatistica” della politica culturale del Bel Paese. I lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma e delegazioni dal Teatro Regio di Torino, dal Carlo Felice di Genova, dall'Arena di Verona, dalla Fenice di Venezia, dal Verdi di Trieste, dal Comunale di Bologna, dal Maggio fiorentino musicale, dal San Carlo di Napoli, dal Lirico di Cagliari, dal Petruzzelli di Bari, dal Massimo di Palermo. (ANSA).


Rassegna Stampa - 22/23 febbraio 2017


IL FUTURO DELL'OPERA. Il presidente della Fondazione Cariverona: «Il progetto merita approfondimenti»

Arena lirica ai privati, ok di Mazzucco
«La situazione attuale è insostenibile, quindi bisogna uscirne». «Unicredit? Sì il cda doveva dimettersi»

mercoledì 22 .2. 2017 CRONACA, p. 13

A un anno dal suo insediamento al vertice della Fondazione Cariverona, il presidente Alessandro Mazzucco ha fatto il punto su alcuni temi caldi della città e della finanza parlando ai microfoni di Radio Verona. In particolare, Mazzucco ha confermato il sentimento positivo nei confronti del nuovo progetto per Arena lirica, il progetto per una nuova società proposto dagli avvocati Lamberto Lambertini, Giovanni Maccagnani e dall'imprenditore Giuseppe Manni.«Sicuramente la lirica a Verona si identifica con l'Arena, e il progetto di rilancio deve appartiene alla città e deve essere governato dalla città. Così come in molti settori esistono competenze pubbliche che vengono poi affidate ai privati per la realizzazione manageriale, così anche in questo caso può essere un vantaggio. La proposta di Arena lirica spa è interessante, le soluzioni non sono semplici però, e quindi il progetto è da studiare ma può avere buoni risultati. Di sicuro c'è che la situazione attuale è insostenibile, bisogna uscirne. Il mio pensiero comunque è positivo».
Intanto, il sindacato Fials ha preso visione del progetto, consegnato ai dirigenti sindacali dall'avvocato Lamberto Lambertini.

Mazzucco è tornato anche sulla vicenda dell'aumento di capitale di Unicredit, ribadendo le critiche al consiglio di amministrazione che ha creato la situazione difficoltà e chiedendo discontinuità. «Io sono fortemente convinto, alla luce anche del pronunciamento dell'Ocse, che le fondazioni bancarie devono star fuori dalle banche, tenendo rapporti solo in qualità di investitori finanziari, per ricevere i rendimenti che consentono di avere capitale da erogare per gli scopi istituzionali. Se una banca dà rendimenti positivi c'è la possibilità di mantenere l'azionariato, se non avviene non ci sentiamo vincolati ed esistono altre forme di investimento». Quindi? «Quindi abbiamo maturato nel corso degli ultimi due anni una grossissima perdita come soci di Unicredit e abbiamo ritenuto di seguire aumento di capitale per tentare il recupero della perdita. Confermo che un cda che dava notizie rassicuranti a fronte di quanto è stato scoperto poi che si era sull'orlo del fallimento, in un mondo normale darebbe le dimissioni».


ENTI. Il progetto della spa per gestire il festival

Arena Lirica, il piano piace ma anche divide

giovedì 23 .02. 2017 CRONACA, p. 12

Arrivano altri pareri favorevoli, ma anche distinguo al progetto di Arena Lirica spa proposto dagli avvocati Lamberto Lambertini e Giovanni Maccagnani e dall'imprenditore Giuseppe Manni per rilanciare la lirica. «Mai stato contrario al privato a patto che la governance resti pubblica, con struttura manageriale competente», dice Stefano Bertacco, senatore, di Battiti. «Ma nulla è stato fatto verso i responsabile della conduzione fallimentare della Fondazione». Quanto al progetto, Lambertini riferisce di averne fornito copia «a un ex dipendente dell'Arena, Gianni Grigolato. Mi ha chiesto di farlo avere ai responsabili del suo sindacato, Fials, e gli ho detto che era autorizzato. Disponibili a presentarlo a chi è interessato». Ma Dario Carbone, segretario Fials, dice: «L'unico e univoco soggetto titolato alla gestione della lirica estiva in Arena è per legge la Fondazione Arena di Verona. Smentisco qualsivoglia interesse in qualsiasi progetto di gestione privata».


Prima il turista e poi il cittadino

giovedì 23 .02. 2017 CRONACA, p. 11


A Verona, specie nel centro storico, il commercio ambulante, cioè i banchetti di alimentari e di abbigliamento, si sta sostituendo ai negozi tradizionali che vanno sempre più calando di numero. E se le botteghe stanno sparendo, sono invece in aumento gli alberghi, i bed&breakfast, i ristoranti e i bar. Questo vuol dire che la città è sempre meno dei residenti e sempre più dei turisti. Il fenomeno emerge da uno studio della Confcommercio che ha preso in esame 40 comuni italiani di medie proporzioni tra cui il nostro, ma noi che viviamo la città ogni giorno non abbiamo bisogno di studi per renderci conto che sta diventando altro da quella che conoscevamo. El cavalier Marandèla sostiene che questo è il frutto delle politiche delle varie amministrazioni che si sono succedute negli ultimi decenni. «Assessori ignoranti come sape - dice - hanno stravolto il centro privandolo della sua identità e continuano nella loro opera demolitrice. Strombazzano record di afflussi turistici in occasione delle sempre più frequenti sagre ma tacciono sulla morìa di botteghe, parecchie delle quali storiche, e sul fatto che i veronesi dei quartieri periferici non vadano più in centro, cittadella chiusa dai divieti e dalle maratone, mentre i residenti ne vorrebbero scappare via». El cavalier Marandèla ha il soprannome di Quarantore perché i suoi sfoghi durano quanto la solenne celebrazione liturgica ma spesso non rispetta i tempi, andando oltre. Non credo però che quello che dice sia sbagliato. È vero che c'è più attenzione per il turista che per il cittadino, e il risultato sarà che tra non molti anni il centro farà concorrenza a Gardaland e molti disoccupati - e questo è bene - troveranno lavoro nelle biglietterie. Sempre el Marandèla sostiene che, essendosi abbassata l'età degli amministratori, e purtroppo anche la loro cultura, è venuto meno il patrimonio di conoscenze legate all'anima antica della città e ne sarebbe una prova il fatto che in Arena ci sono ormai più spettacoli di rochettari che opere liriche. Anche qui il Marandèla ha ragione. C'è più attenzione - e, credo, devozione - per Ligabue e Zucchero che non per Verdi e Puccini. Da tempio della lirica l'Arena è diventata sagrestia del pop.

Silvino Gonzato

giovedì 23 febbraio 2017

Lunedì 27 manifestazione nazionale dei lavoratori dell'Opera! Cantare, creare, cultura popolare! - da CLASH CITY WORKERS


Cantare, creare, cultura popolare! Lunedì 27 manifestazione nazionale dei lavoratori dell'Opera!

Lunedì 27 ore 10.00 in piazza Montecitorio saremo in piazza insieme a cantanti, ballerini, sarti, macchinisti, operai delle fondazioni lirico-sinfoniche di tutta Italia. Saremo insieme a tutti quelli grazie al cui lavoro invisibile è possibile quello che viene messo in scena. Spettacoli di grande valore impossibili senza il loro lavoro, senza la loro dedizione e la tradizione che portano avanti.

Saremo al loro fianco per combattere un processo di esternalizzazione e appalto che abbiamo visto moltiplicarsi negli ultimi anni in tutti i servizi pubblici e che ha solo portato a un peggioramento nelle condizioni di lavoro, al gonfiarsi dei costi e a un crescente dispotismo da parte dei dirigenti. Come scriveva qualche tempo fa il Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche: I teatri appartengono ai cittadini e ai lavoratori, non ai politici il cui compito è quello di garantirne un buon funzionamento attraverso gestioni sensibili e meritocratiche che mirino non solo a perpetrare la tradizione che fonda la nostra identità storica, ma anche a raggiungere le fasce deboli della popolazione, rendendo più accessibili i teatri o mobilitando noi lavoratori nelle scuole, negli ospedali, nelle case di cura, nelle carceri.

E una cultura popolare e accessibile si costruisce a partire dal rispetto e dalla dignità di chi questa cultura la produce!

Per questo sosterremo la loro lotta e le loro richieste:

  • l'abrogazione dell'articolo 24 della legge 160/2016 che prevede la precarizzazione dei lavoratori delle fondazioni, il declassamento delle stesse, la chiusura temporanea dell'attività con riduzione della programmazione, in contrasto con l'articolo 9 della Costituzione

  • l'adeguamento degli investimenti per la cultura ai livelli europei (Italia penultima in Ue)

  • il riconoscimento della Musica e della Danza come beni fondamentali per la collettività in virtù della loro funzione sociale e civile (articolo 1 legge 800/67) e una maggiore fruibilità dell'offerta musicale per le fasce deboli della popolazione

  • un'inversione di tendenza contro l'attuale deriva privatistica in ambito culturale.


Saranno presenti i lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma e delegazioni dal Teatro Regio di Torino, dal Carlo Felice di Genova, dall'Arena di Verona, dalla Fenice di Venezia, dal Verdi di Trieste, dal Comunale di Bologna, dal Maggio fiorentino musicale, dal San Carlo di Napoli, dal Lirico di Cagliari, dal Petruzzelli di Bari, dal Massimo di Palermo.


Vi lasciamo con le parole scritte da una lavoratrice del Teatro Regio di Torino, rivolte ai giovani di questo paese.

Cari ragazzi e studenti,
mi chiamo Pierina Trivero e sono una corista del Teatro Regio di Torino.
Assieme a tanti colleghi italiani (coristi, orchestrali, tecnici e ballerini) abbiamo costituito il Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, un gruppo spontaneo che cerca di contrastare la precarizzazione del nostro settore e l'intento privatizzante dello Stato verso la cultura.

Abbiamo organizzato un presidio musicale per lunedì 27 febbraio tra le 10 e le 14 in Piazza di Monte Citorio.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto: abbiamo bisogno che voi, le nuove generazioni, sappiate che la cultura, al pari di istruzione e sanità, è un valore fondante della nostra società e non può soggiacere alle stesse regole che governano il settore privato e che hanno come unico fine la massimizzazione dei profitti.
Abbiamo bisogno della vostra partecipazione, di vedervi in piazza al nostro fianco con la vostra energia, la vostra rabbia genuina, la vostra creatività. Abbiamo bisogno di sperare che qualcosa cambi, di resistere alla rassegnazione, di decidere il nostro futuro, di scardinare un diffuso atteggiamento fatalista che ammorba la nostra generazione.

Negli ultimi dieci anni siamo stati colpiti duramente da una serie di leggi penalizzanti e da continui tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo e la situazione ora è molto critica.
All'Arena di Verona è stato licenziato l'intero corpo di ballo, uno degli ultimi rimasti in Italia;19 ballerini, professionisti ad altissima specializzazione, che non sapranno come rivendersi sul mercato del lavoro, dato che lo Stato non vuole riconoscere loro la dignità di professionisti. Sempre a Verona orchestra, coro, tecnici e amministrativi sono costretti a casa per tre mesi all'anno senza stipendio per porre rimedio a una sciagurata amministrazione, il cui enorme debito ricade unicamente sui lavoratori, mentre ogni possibilità di speculazione economica è sfruttata dall'indecente sindaco leghista Flavio Tosi, come dimostra il recente concorso per la copertura dell'anfiteatro scaligero.

Questo per illustrarvi a grandi linee una situazione complessa. Anche al Maggio Musicale Fiorentino, al Comunale di Bologna e al Carlo Felice di Genova la situazione è molto grave, e anche gli altri teatri vivono in situazioni di forte incertezza, come il licenziamento collettivo di coro e orchestra del Teatro dell'Opera di Roma nel 2014, poi rientrato, può ricordarvi.

Siamo arrivati all'ultima frontiera, un punto di non ritorno oltre il quale questa logica mercantile smetterà di essere una misura provvisoria, legata a un momentaneo periodo di crisi, e diventerà il parametro defintivo per l'erogazione dei servizi culturali, così come per l'istruzione e per la sanità.

Speriamo di vedervi numerosi il 27 febbraio in Piazza Montecitorio, dalle ore 10 alle ore 14, per manifestare assieme.

Non esitate a chiamare per qualunque informazione.

"Salviamo la Danza! Balletto, Arte unica da sostenere per sue capacità di comunicazione" - da SIPARIO.IT


Salviamo la Danza!
Balletto, Arte unica da sostenere per sue capacità di comunicazione.


di Mario Mattia Giorgetti - 20 febbraio 2017

Il movimento di protesta che si è sollevato intorno al caso della chiusura del Corpo di ballo dell'Arena di Verona mette in evidenza l'ignoranza delle persone preposte alla tutela degli Enti Lirici. Ignoranza che non solo crea danno alle persone coinvolte, ma crea danno anche alle capacità di comunicazione senza confini che ha in sé l'Arte della Danza, e che può diffondere nel mondo la nostra cultura, essere veicolo di fratellanza tra i popoli.
Da tempo si assiste a questo massacro: tagliare il Balletto per far quadrare i conti degli Enti Lirici favorevoli solo verso il melodramma, che non ha le stesse capacità di comunicazione del balletto.
Perché questa discriminante?
Non solo gli addetti ai lavori dovrebbero protestare, ma anche lo stesso pubblico italiano e straniero che frequenta quest'Arte e può conoscere storie che altrimenti rimarrebbero appannaggio dell'oblio. Lo invitiamo a farlo.
E poi non ci dobbiamo meravigliare se molti talenti se ne vanno a lavorare in altri Teatri del mondo, svuotando il nostro patrimonio di artisti. Ci permettiamo di illustrare velocemente a questi "ignoranti" cosa rappresenta il balletto.
Il balletto è un'arte che si fonda sul movimento del corpo, con tutte le variazioni possibili, secondo un codice definito, o inventato, basandosi su ritmi musicali; è finalizzato a raccontare delle storie, a meno che non sia danza astratta fine a se stessa; ma solitamente invia un messaggio con un contenuto a chi lo osserva e lo interpreta, decodificandolo poi con la propria capacità fantastica, la propria conoscenza del linguaggio, della propria cultura, e, sopratutto, della propria sensibilità.
Si tratta di un'arte combinata tra gestualità e musica, ma sempre per raccontare qualcosa che faccia appello ai sentimenti tutti che la storia traccia nello spazio di un palcoscenico.
È un arte senza confini, che può essere recepita a qualsiasi latitudine, proprio perché appartiene al linguaggio del corpo che tutti abbiamo e conosciamo, e non a valori semantici affidati al suono, come le parole, che fanno la differenza tra i popoli.
Ma proprio per la sua capacità di sconfinare in qualsiasi area geografica, assume un grande valore, e quindi una grande responsabilità di comunicazione. Per assurdo, possiamo avere anche una danza priva di musica, che viene definita pantomima, ma comunque sempre ai segni del corpo si affida e agli oggetti che entrano nel gioco della narrazione.
Il balletto sopravvive nel tempo quando racconta storie universali che appartengo alla vita degli esseri umani, e ogni coreografo può metterci tutta la propria fantasia, ma tesa sempre a raccontare la storia, se così non fosse tradirebbe lo scopo del balletto. Proprio perché il balletto va oltre i confini, parla ai sentimenti con immagini, movimenti, metafore simboliche chiare, lo ripetiamo, ha una grande responsabilità e un grande valore che merita di essere sostenuto con ogni sforzo.

Ed è per questo che solo a corpi raffinati, allenati agli sforzi, all'energia dei soggetti che lo vivono, può essere affidato, poiché si tratta di una disciplina che si consegna alla bellezza, alla giovinezza; e alle capacità di giovani che vivono di movimento e musica.

martedì 21 febbraio 2017

Fondazione Arena: Sindacati e lavoratori preoccupati per il ritardo della "Bray" chiedono al Comune di accelerare i tempi sui chiarimenti chiesti dal Ministero su Arena Extra e Museo AMO - Rassegna Stampa - 21 febbraio 2017


Arena, i sindacati al consiglio comunale «Amo ed extra lirica, bisogna fare in fretta»

martedì 21 febbraio 2017

VERONA - Tre sono gli approfondimenti che Gianluca Sole, commissario straordinario del governo per le fondazioni liriche, ha chiesto a Fondazione Arena: chiarimenti necessari per poter accedere alla legge Bray. E su quegli stessi tre punti (la convenzione per l’uso dell’anfiteatro tra spettacoli di lirica ed extra lirica, i bilanci di Arena Extra e il Museo Amo) le organizzazioni sindacali, ieri, hanno chiesto aiuto al consiglio comunale. I rappresentanti dei sindacati, infatti, hanno incontrato i capigruppo di Palazzo Barbieri con il preciso intento di chiudere al più presto la partita della legge Bray. I 10 milioni di euro stanziati dal relativo fondo, infatti, sono vitali per la fondazione, ma non potranno arrivare finché il ministero della Cultura non avrà approvato la domanda e il piano di risanamento. Perciò sui tre punti, che sono di competenza comunale, i sindacati chiedono uno sforzo a Palazzo Barbieri: «La stagione estiva senza quei milioni è a rischio», hanno ribadito.

Samuele Nottegar



FONDAZIONE ARENA. I lavoratori sentiti dalla commissione comunale

Il Pd: «Il Museo Amo perde troppo, facciamolo valorizzare dalla Fiera»

martedì 21 .2. 2017 CRONACA, p.12


Tempi certi sui finanziamenti legati legge Bray e chiarezza da parte del Comune su Arena Extra, Amo e patrimonializzazione: sono le principali richieste dei lavoratori della Fondazione Arena sentiti ieri in Commissione Cultura a Palazzo Barbieri.«Se sulla prima questione i giochi si svolgono lontano da Verona (ma abbiamo già chiesto che il Sovrintendente Polo ci aggiorni sulla trattativa per lo sblocco dei finanziamenti della Bray)», dicono i consiglieri comunali del Pd Luigi Ugoli ed Elisa La Paglia, «la politica locale è chiamata a impegnarsi coralmente nella costruzione delle migliori condizioni possibili per il risanamento e il rilancio del nostro teatro lirico. Per esempio le serate extralirica, che da elemento accessorio e di supporto anche finanziario hanno ormai sviluppato una propria fisionomia autonoma, praticamente pareggiando (talvolta ostacolando) gli spazi dedicati alla lirica in Arena e, quel che forse è anche peggio, senza produrre alcun ritorno economico significativo a vantaggio della Fondazione. E poi il museo Amo, cronicamente in perdita, per cui abbiamo proposto sia la Fiera a prendersi il compito di valorizzarlo. Per la patrimonializzazione dell'ente, che riceverebbe un grande beneficio, anche logistico, con l'acquisizione dell'immobile attuale sede della Prima Circoscrizione. Su questi punti è il sindaco che deve chiarire, a partire dalla rimodulazione della convenzione per l'uso dell'anfiteatro».