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giovedì 25 agosto 2016

Rassegna Stampa - 24 agosto 2016


24 agosto 2016

Cantanti mai pagati. Solo pochi giorni per trovare i soldi

VERONA - A Fondazione Arena resta meno di una settimana per pagare al soprano Martina Serafin (foto) e al basso Alessandro Guerzoni il cachet loro dovuto. Questo perché l’accordo raggiunto con Michele Lai, l’avvocato che li rappresenta, prevede che i due artisti, mai pagati per la loro interpretazione in Nabucco dell’anno scorso, siano liquidati entro lunedì prossimo. Così non fosse, martedì prossimo 30 agosto, l’ufficiale giudiziario tornerà a bussare alla porta della biglietteria della Fondazione per pignorare i 16mila euro che spettano ai due cantanti. In realtà, già venerdì scorso, l’ufficiale giudiziario si è presentato alla biglietteria di via Dietro Anfiteatro, ma si è giunti all’accordo di attendere una settimana di più. «Da parte nostra – chiarisce l’avvocato Lai – si è trattato di un gesto di grande buona volontà.

Ovviamente, speriamo che mantengano la parola data, anche se fino ad oggi nessuno dalla Fondazione si è fatto vivo». In realtà, solo ieri è rientrato al lavoro il responsabile amministrativo del teatro Andrea Delaini, quindi, è probabile che la situazione sarà affrontata in questi giorni. Non fosse così, per l’Arena si profilerebbe una nuova brutta figura con l’ufficiale giudiziario a pignorare gli incassi. Va ricordato che Serafin e Guerzoni non sono gli unici due artisti che attendono di essere pagati dalla Fondazione, visto che ammonta a 2,6 milioni di euro l’esposizione totale del teatro nei confronti di artisti. (sam.nott.)

Copertura dell’Arena, progettisti in alto mare «Se nevica che si fa?»
Raffica di richieste a Palazzo Barbieri. E a chi vuole la proroga: «No»

VERONA - Il bando per il concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena di Verona è lungo appena una ventina di paginette: la metà delle quaranta circa che si ottengono mettendo insieme tutte le richieste di chiarimenti giunti a Palazzo Barbieri da parte dei tecnici e dei professionisti che, a quel concorso in scadenza il prossimo 9 settembre, intendono partecipare.

I quesiti sono i più diversi - alcuni tecnici, alcuni procedurali, molti di sostanza - e mettono in luce la complessità di tracciare un perimetro di regole condivise per dare forma a qualcosa che non solo nessuno ha mai fatto prima, ma che è anche difficile immaginare: un tetto per quello che è forse il più grande teatro all’aperto del mondo.

La copertura dell’Arena è un pallino del sindaco Flavio Tosi, che ha potuto lanciare il concorso di idee grazie a un contributo da 100mila euro del patron di Calzedonia Sandro Veronesi. Il bando richiede soluzioni progettuali «totalmente reversibili» per migliorare la fruibilità del teatro in caso di intemperie ma anche proteggere il monumento dagli effetti nocivi («dilavamento e disgregazione materica») delle piogge.

Due obiettivi, questi, che a molti professionisti paiono almeno potenzialmente in contraddizione e che hanno stimolato una prima raffica di domande ed in particolare: se la copertura debba proteggere l’Arena per gli spettacoli nei mesi estivi o anche nei mesi invernali; e se la struttura, che si immagina apribile, debba essere «fissa» oppure no. Sono questioni cruciali perché, ovviamente, le soluzioni progettuali in un caso o nell’altro sono antitetiche. Dal Comune rispondono semplicemente che la struttura si deve intendere come «permanentemente presente», ma smontabile a richiesta (in questo senso andrebbe inteso il concetto di «reversibile»).

Tutto chiaro? Non proprio. Perché se la copertura può essere usata anche d’inverno, va calcolato il sovraccarico per un’eventuale nevicata? E ancora: bisogna che proprio tutto sia coperto, oppure alcune parti (come i gradoni) possono restare scoperti? In definitiva, «a quale scopo si rende necessario che la copertura sia apribile» e con quale frequenza? Un po’ vaga la risposta del Comune, che ribadisce la necessità di «proteggere il monumento dalle avverse condizioni climatologiche».

Allo stesso modo, sono necessariamente vaghe le risposte a chi chiede lumi in merito a possibili soluzioni progettuali, come «sistemi di ancoraggio con dei ganci», coperture del tipo «a tenda retrattile», la possibilità inserire «elementi portanti verticali (colonne) all’interno dei setti murari esistenti» o di eseguire «scavi di fondazione nell’area dell’Arena (platea e palco): le valutazioni, rispondono da Palazzo Barbieri, sono di «esclusiva competenza» dei professionisti, in linea con il bando e con la documentazione fornita. A tal proposito: per alcuni la documentazione allegata al bando è insufficiente (uno lamenta di non aver trovato «alcun prospetto completo dell’Arena»), c’è chi richiede integrazioni, ma invano.

Notevole il dibattito sulle dimensioni degli elaborati e delle buste in cui inserirli. C’è chi attacca: «stabilire diversi e fantasiosi formati per le tavole di progetto», produrre «una relazione con un massimo di 100 pagine» o ancora «fissare un minimo di fo to per il rendering» sono richieste che «non trovano riscontro alcuno nella prassi corrente di stesura dei concorsi di idee». C’è chi invoca una proroga, visto che in agosto molti studi di architettura restano chiusi, ma anche qui il no è perentorio.


Non rima ne che attendere la presentazione dei progetti per capire se, e come, architetti e ingegneri saranno riusciti a far fronte a questi ostacoli. Al momento, sono una decina i plichi già approdati a Palazzo Barbieri. Al primo classificato, andrà un premio di 40mila euro, 20mila al secondo, 10mila al terzo.  Alessio Corazza

Lettera a "L'Arena" di uno spettatore

Riportiamo questa lettera pubblicata dal quotidiano l'Arena ed inviata alla redazione del giornale da uno spettatore che la scorsa settimana ha assistito ad una rappresentazione dell'opera "Aida" che per motivi meteorologici non è potuta continuare oltre poco più di qualche minuto dell'inizio del II atto. Considerazioni e consigli che qualcuno dovrebbe prendere in considerazione.

SPETTACOLO IN ARENA
Qui il meteo è prevedibile?

L'Arena - mercoledì 24 .8. 2016 LETTERE, p. 23

Il 18 agosto eravamo all'Arena per assistere ad Aida ed invece forse era in scena «Il delitto perfetto»? Come già letto in altre recensioni, i rischi dello spettacolo sono solo e a totale carico dei clienti/spettatori (l'inversione del concetto di rischio imprenditoriale). Dopo aver pagato oltre 400 euro per due posti di poltronissima, mi trovo ad aver visto il I atto e qualche minuto del II. «Casualmente» fra il I atto e il II gli addetti cominciano a reclamizzare ad alta voce la vendita degli impermeabili (evidentemente il meteo era ben prevedibile).Piccolo commento: è chiaro che, poiché l'opera viene interrotta alla prima goccia di pioggia, la vendita degli impermeabili, che impegna tantissimo personale, è totalmente inutile, se non alle entrate della Fondazione. Fra l'altro, forse era meglio impegnare il personale a facilitare il regolare deflusso di migliaia di persone, molto confuso, piuttosto che cercare di vendere un inutile impermeabile. Comunque, alla prima goccia gli artisti fuggono al coperto e noi facciamo una ritirata precipitosa. Dopo tre quarti d'ora, ci dicono che l'osservatorio meteo ha comunicato che la situazione non avrà evoluzioni favorevoli in tempo utile e quindi lo spettacolo è definitivamente sospeso. Ma l'osservatorio meteo non poteva essere consultato prima?È chiaro che la Fondazione impone l'inizio dell'opera a tutti i costi per far scattare la clausola contrattuale «In caso di sospensione definitiva dello spettacolo dopo il suo inizio, verrà meno ogni diritto al rimborso del biglietto». Ma non si poteva aspettare più tempo (i 150 minuti dichiarati)? È chiaro che è tutto dichiarato sul sito della Fondazione. Giuridicamente inattaccabili. Ma gli interessi degli spettatori chi li cura? Alla fine ad uno spettatore resta l'aver pagato per intero, e tantissimo, una prestazione artistica e averne goduto per il 25% (ma basta anche l'1%). Forse sarebbe meglio distribuire il rischio su tutta la stagione e non su quei pochi sfortunati che si trovano in una situazione simile.Soluzioni? Non spetta a me, ma forse gli ampi spazi vuoti nella platea e nelle gradinate sono segnali che qualcosa non va?


Michele Scarrone COGOLETO (GE)

martedì 23 agosto 2016

Il Teatro Massimo investe sul proprio Corpo di Ballo e allontana la crisi - su Danza Effebi l'intervista a Marco Bellone che ripercorre le tappe di questo piccolo miracolo



In un periodo di profonda crisi per le Fondazioni Lirico Sinfoniche, è un piccolo miracolo quello che è invece avvenuto al Teatro Massimo di Palermo, che scommettendo soprattutto sul proprio Corpo di Ballo, ottiene un risultato considerevole nella stagione 2015-2016 appena conclusasi rispetto alla precedente di un + 17,7% del numero degli spettatori ed un netto aumento degli abbonamenti venduti.
Forte di un'ottima stagione e dell'ultimo successo "Waiting for Ravel" messo in scena lo scorso 4 agosto al Teatro delle Verdure di Palermo, Marco Bellone, coordinatore del Corpo di Ballo del T. Massimo, ripercorre le tappe di un percorso che ha visto protagonista proprio il Corpo di Ballo e soprattutto la volontà di un Teatro di investire sul rilancio della propria offerta artistica e sul proprio futuro.

Riportiamo di seguito un passaggio dell'intervista riportata da Danza Effebi, in cui Bellone spiega come sia possibile investire in un "piccolo" gruppo lontano da numeri di "Scala" o "Opèra de Paris", guardando comunque sempre al futuro per un intero corpo di ballo stabile che garantisca progettualità concrete e programmazioni progressivamente più ricche di titoli.


A chi gli chiede come sia possibile oggi conciliare la precarietà dei corpi di ballo con la stabilizzazione di un repertorio, Bellone risponde con lucidità e speranza: “Non avere una stabilità d’organico che duri negli anni è indubbiamente un problema, tuttavia è possibile per noi creare un repertorio grazie ad una compagnia oggi composta, tra stabili, aventi diritto e aggiunti, di circa trentacinque danzatori. I nostri ballerini hanno contratti a produzione, con un piano annuale che consente di dar loro una prospettiva del lavoro dell’intera stagione. Naturalmente la nostra ambizione è arrivare ad avere un corpo di ballo stabile che garantisca progettualità concrete e programmazioni progressivamente più ricche di titoli”. Oggi le percentuali del Teatro Massimo confermano, rispetto al 2014, un aumento considerevole del numero di spettatori (17,7%) e di abbonamenti venduti, dati che lasciano ben sperare sull’ampliamento dei progetti di media e lunga durata con cui Bellone ha inaugurato il proprio percorso direttivo: “Le percentuali dichiarano un interesse del pubblico progressivamente crescente e un chiaro avvicinamento del teatro alla città di Palermo – conclude Marco Bellone – Al di là di questo felice risultato, il mio obiettivo, anche per la prossima stagione, resta quello di valorizzare al massimo la compagnia attraverso un lavoro che inizi in sala, con i ballerini e i maîtres de ballet, e che continui sul palcoscenico grazie alle nuove produzioni di giovani coreografi e autoriinternazionali".


E' evidente come al Teatro Massimo di Palermo abbiano voluto guardare al futuro cogliendo l'opportunità di sfruttare una ricchezza che pochi teatri possono ancora vantare di possedere, cioè un Corpo di Ballo, settore strategico che, proprio in tempi di crisi, potrebbe garantire la possibilità di far tornare la gente a teatro con spettacoli dai bassi costi di allestimento.

Certo questo è possibile solo qualora ci sia la volontà da parte di un Teatro di sopravvivere e non di autodistruggersi eliminando un pezzo alla volta la propria capacità produttiva, così come oggi sembra succedere alla Fondazione Arena, e comunque la dove le scelte ricadano su persone competenti e capaci di condurre e concepire un progetto artistico di qualità per una compagnia di balletto.

La Fondazione Arena può contare oggi ancora su un gruppo stabile di 22 ballerini, organico che il Piano di Risanamento presentato al Ministero prevederebbe di eliminare definitivamente. Sarebbe questo un numero più che sufficiente, se ben supportato dal punto di vista artistico gestionale da una personalità di riferimento, per poter garantire un progetto serio per un percorso altrettanto valido così come quello su cui si è scommesso in modo vincente al Massimo di Palermo, teatro oggi in netta ripresa.

In alternativa, e purtroppo sembra essere questa quella che la Fondazione Arena voglia emulare, la strada percorsa dal Maggio Fiorentino dove in comune sembrano esserci gli stessi carnefici, un teatro, quello di Firenze, che pur avendo sacrificato ancora lo scorso anno il "Maggio Danza", il proprio storico corpo di ballo, sembra oggi scivolare sempre di più verso l'oblio del fallimento.

La Fondazione Arena ha diversi esempi a cui ispirarsi, prendere la via sbagliata quando in alto vi siano ben visibili le targhe con scritto "via per il Futuro" o "via del Fallimento" di certo non potrà concedere alibi ed attenuanti a chi prenderà le decisioni.

Sbagliare strada oggi, anche alla luce degli ultimi sviluppi governativi in tema di fondazioni liriche sinfoniche, potrebbe essere un errore che un domani si potrebbe pagare con il declassamento del proprio teatro e la conseguente perdita di ogni supporto statale alla propria attività.

Ortensia Sal

domenica 21 agosto 2016

Scompare a soli 59 la soprano Daniela Dessì- La lirica perde una delle più grandi interpreti degli ultimi vent'anni (fonte ANSA)


Morta a 59 anni soprano Daniela Dessì

Il compagno Armiliato: 'La più grande degli ultimi 20 anni'

fonte ANSA - 21 agosto 2016

A soli 59 anni, è morta al Poliambulanza di Brescia il soprano Daniela Dessì. Lo conferma all'ANSA il tenore Fabio Armiliato, compagno di vita dal 2000. "Una malattia breve, terribile e incomprensibile me l'ha portata via in questi mesi - ha detto Armiliato - se ne è andata la più grande cantante lirica degli ultimi 20 anni", ha aggiunto commosso. Tante e prestigiose le collaborazioni internazionali dell'artista, nata a Genova ma da tempo residente sul lago di Garda. Innumerevoli le interpretazioni, tra cui quelle delle eroine verdiane e pucciniane, e le collaborazioni con i più grandi teatri, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, alla Deutsche Oper di Berlino.

IL RICORDO DELLA SCALA DI MILANO

La Scala di Milano "si stringe con affetto intorno alla famiglia" di Daniela Dessì. La notizia della scomparsa della cantante lirica, si legge in una nota diffusa dal teatro milanese, "suscita profonda commozione in tutti coloro che amano l'opera, e in particolare in chi ha lavorato con lei". In quasi 30 anni di presenze al Teatro alla Scala, si legge nel comunicato, "Daniela Dessì ha presentato un vasto repertorio che, seguendo la naturale evoluzione della sua voce, ha spaziato da Rossini e Mozart a Verdi, Puccini e al Verismo, forte di una tecnica solidissima che insieme al forte temperamento e ad una rara sensibilità interpretativa l'ha collocata tra le figure di spicco del panorama operistico internazionale".

La sua Fiordiligi in Così fan tutte e i suoi ruoli verdiani con Riccardo Muti (Alice Ford, Elisabetta di Valois, Messa da Requiem) e le sue interpretazioni di Puccini e Cilea "restano tra le pagini indimenticabili della storia scaligera degli ultimi decenni". È significativo, infine, spiega ancora la Scala, "che il premio Abbiati della Critica Musicale Italiana sia giunto nel 2008 per Norma al Comunale di Bologna, un ruolo estraneo al repertorio tradizionale della cantante, che richiede imperiosa autorità vocale e scenica unita a ferreo controllo tecnico". Il debutto alla Scala di Daniela Dessì avviene all'inizio della carriera, nel 1982, nella parte di Donna Fulvia ne La pietra del paragone di Rossini diretta da Piero Bellugi alla Piccola Scala, con la regia di Eduardo De Filippo.

Nel 1987 canta Messa da Requiem di Verdi diretta da Riccardo Muti alla Philharmonie di Berlino nell'ambito dei festeggiamenti per i 750 anni della capitale tedesca e nel 1988 è Liù nella Turandot in trasferta giapponese con la direzione di Lorin Maazel insieme a Ghena Dimitrova e Nicola Martinucci. L'anno seguente sostituisce Cheryl Studer come Contessa in una rappresentazione de Le nozze di Figaro diretta da Riccardo Muti prima di indossare, questa volta da titolare, i panni di Fiordiligi nell'ormai classica edizione di Così fan tutte, sempre diretta da Muti con la regia di Michael Hampe. Seguono ancora Requiem con Muti e Liù con Maazel in tournée a Mosca. La sua ultima apparizione scaligera, nel 2009, spiega ancora la Scala, "concludeva una nutrite serie di presenze nella stagione dei concerti di canto".


Rassegna Stampa - 21 agosto 2016


IL CASO. Michele Croce di «Verona Pulita»

«Ufficiali giudiziari, ultima umiliazione per la Fondazione»

«Penso ai turisti in biglietteria: che racconteranno nei loro Paesi?»


21 agosto 2016 - cronaca p. 12

Michele Croce, candidato sindaco del movimento Verona Pulita, commenta l'episodio che ha visto un ufficiale giudiziario recarsi alla biglietteria dell'Arena per pignorare gli incassi.

È successo l'altro giorno e la vicenda s'è per ora chiusa con un'intenzione di accordo. Due cantanti, un basso e una soprano, rivendicavano il mancato pagamento del cachet per complessivi 16mila euro per le prestazioni nel Nabucco 2015. Perciò hanno messo in campo avvocati e richieste di pignoramento, ma la Fondazione Arena intende chiudere la pratica in modo «amichevole» all'inizio della settimana.

Non erano stati pagati «L'ufficiale giudiziario che si presenta alla biglietteria dell'Arena per pignorare gli incassi e risarcire due artisti non pagati», dichiara in ogni caso Michele Croce, «è davvero l'ultimo schiaffo all'onore e alla gloriosa storia di una Fondazione Arena ridotta ormai in frammenti nonostante la tenace resistenza dei lavoratori. La nostra tradizione lirica, la magica "location" dell'Arena, le nostre rappresentazioni che non hanno eguali al mondo, sono oggi oltraggiate, pignorate, derise. Penso ai turisti presenti nella biglietteria quando l'ufficiale giudiziario ha chiesto l'incasso: cosa racconteranno nei loro Paesi? Che immagine diffonderanno dell'Arena nel mondo?». «Questo episodio», continua Croce, «rappresenta un punto di non ritorno: è necessario che inizi in modo netto una fase 2.0, che il commissario Carlo Fuortes decida ora cosa vuole fare perché il tempo della galanteria è terminato. In questa nuova fase servono persone che oltre alla grande competenza abbiano la grande passione necessaria per prendere a cuore la Fondazione e i suoi dipendenti: l'Arena non è un teatro come un altro».«Fuortes», conclude il candidato sindaco di Verona Pulita, «ha chiesto ai lavoratori lacrime e sangue per poi, praticamente, mozzare il corpo di ballo, che verrà disperso e che non eserciterà più lo stesso fascino e la stessa attrattiva tra gli artisti di tutto il mondo. La domanda è: cosa vogliono ancora? Da sindaco la Fondazione e il suo patrimonio di uomini e donne sarà per me una priorità: è in gioco non sono un ente e centinaia di famiglie, ma la credibilità di un'intera città, la nostra città».



 

Arena, artisti in credito per 2,6 milioni. La cifra compare nel piano di Fuortes
 
Il legale dei cantanti che hanno chiesto il pignoramento: non pagati nonostante lo sconto

21 agosto 2016

VERONA «Gli artisti ci sono rimasti malissimo. Avevano dato la loro massima disponibilità per trovare un accordo, ma dalla Fondazione nessuno si è più fatto vivo. Nessuno ha mai chiamato, né loro, né il sottoscritto». A dare un contorno più preciso alla vicenda che ha portato, venerdì mattina, l’ufficiale giudiziario a chiedere il pignoramento di 16mila euro nella biglietteria dell’Arena, è l’avvocato Michele Lai. Il legale assiste il soprano Martina Serafin e il basso Alessandro Guerzoni che vantano nei confronti della Fondazione un credito di 16mila euro, frutto delle loro interpretazioni, mai pagate, in un Nabucco andato in scena in Arena, l’estate scorsa.Al termine del festival, spiega l’avvocato Lai, i due artisti chiedono di vedere riconosciuto il pagamento del proprio cachet, tuttavia comprendendo le difficoltà della Fondazione, raggiungono con la stessa un accordo: uno sconto del 10% sul totale del cachet, in cambio della liquidazione di quanto pattuito.
 
È il settembre 2015 e questa sembra la soluzione migliore per tutti. Solo che, a questo punto, non solo Fondazione non paga quanto stabilito, ma non si fa più sentire con nessuno della controparte. «Un atteggiamento di assoluta indifferenza – conferma Lai – che ha fatto rimanere malissimo entrambi i cantanti. Sono artisti che per anni si sono esibiti in Arena: proprio per questa ragione avevano deciso di fare quel gesto di apertura nei confronti del teatro». Buona volontà che, evidentemente, non è stata sufficiente. Per questo, il legale comprendendo la situazione opta per il cambio di strategia: decide di revocare la proposta transattiva e chiede di far valere per intero le richieste dei propri assistiti. Di qui, l’istanza di pagamento dei 16mila euro, con tanto di ufficiale giudiziario che, venerdì, si è presentato nella biglietteria di via Dietro Anfiteatro. «La nostra – chiarisce il legale – è stata un’azione obbligata. Non c’è nessuna volontà di danneggiare il teatro, ma come tutti, i miei assistiti chiedono di essere regolarmente pagati. Non vogliamo certo affossare l’Arena, ma credo che in questa vicenda ci siano responsabilità evidenti».

La situazione, in teoria, è destinata a risolversi già questa settimana: domani, ci dovrebbe essere un incontro con il direttore amministrativo della Fondazione Andrea Delaini per liquidare la somma. Tuttavia, nel caso in cui questo non avvenisse, l’ufficiale giudiziario potrebbe tornare a bussare alle porte del teatro. Anche perché, il caso non sembra essere isolato. «In effetti – conferma Lai – quella dei due cantanti non è l’unica situazione che sto seguendo. Altri artisti, da me assistiti, vantano crediti per decine di migliaia di euro con Fondazione Arena». In realtà, complessivamente, l’esposizione debitoria della Fondazione nei confronti dei «suoi» artisti è pari a 2,6 milioni di euro. A scriverlo è lo stesso commissario Carlo Fuortes nel Piano di risanamento presentato al ministero della Cultura a fine luglio. Complessivamente, i debiti nei confronti dei debitori ammontano a 14,9 milioni; tale cifra dovrebbe essere ridotta della metà grazie ai 7,1 milioni finanziati dal fondo rotativo e ai 400mila euro da ottenere con lo stralcio del debito. Va ricordato che il totale dei debiti di Fondazione, al 31 dicembre dell’anno scorso, ammontava a 28,6 milioni di euro.

Samuele Nottegar

sabato 20 agosto 2016

L'Italia patria del melodramma fanalino di coda in Europa perrappresentazioni d'opera e festival - da "il Fatto Quotidiano"


Opera, il caso strano dell’Italia: inventò il melodramma, ora è fanalino di coda in Europa per festival e repliche

I dati di Operabase raccontano di un quadro quasi impietoso: in Germania ci sono il triplo delle kermesse e il nostro Paese è quarto per il rapporto tra rappresentazioni per milione di abitanti. Eppure tra i primi 5 compositori più eseguiti ci sono tre italiani: Verdi, Puccini e Rossini

L’opera lirica per decenni ha traghettato la cultura e la lingua italiana in giro per il mondo, con i suoi grandi autori e i suoi titoli più celebri. Oggi, raccontano i dati di Operabase, il quadro della cultura melodrammatica in Italia è quasi desolante. Pochi festival, poche rappresentazioni, scarsi finanziamenti, specie se tutto viene rapportato a ciò che avviene in Paesi come Germania, Austria e Francia. Nonostante i nomi di Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Gioachino Rossini girino nei teatri di tutto il mondo e nonostante Traviata, Bohéme e Barbiere di Siviglia siano tra le opere più rappresentate in assoluto, l’Italia non riesce in alcun modo a fronteggiare gli standard quantitativi dei suoi competitor europei, e questo a cominciare dal numero di festival d’opera e operetta che si tengono sul suolo peninsulare.


Nel 2016 l’Italia può vantare appena 14 festival di settore, tra cui spiccano come il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Maggio Musicale Fiorentino, il Rossini Opera Festival di Pesaro e il Festival Pucciniano di Torre del Lago. Eppure la Francia organizza 18 festival, l’Austria e il Regno Unito 20 e la Germania 43, quasi tre volte quelli italiani.


Significativo poi il fatto che, in media, a farla da padrone nei festival stranieri siano sempre nomi e titoli italiani, con un’insolita attenzione, ad esempio in Austria, per compositori e opere poco o per nulla battuti nel nostro Paese: si tratta dell’Innsbrucker Festwochen der Alten Musik che, in programma dal 19 al 27 luglio, propone Le nozze in sogno di Pietro Antonio Cesti e Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa.

I dati più impressionanti riguardano il numero totale delle rappresentazioni, tanto per paese quanto per milione di abitanti. A svettare su tutti, anche qui, è la Germania che, a fronte dei suoi quasi 82 milioni di abitanti, ha visto nella stagione 2014/2015 un numero di rappresentazioni al di sopra della media europea e mondiale: 7.386. Un numero che fa decisamente impallidire anche i secondi in classifica, gli Stati Uniti, da sempre molto ricettivi in quanto a tradizione melodrammatica e che, pur sempre a fronte degli oltre 300 milioni di abitanti, ha presentato nella stessa stagione 1.724 performance operistiche. Dopo le 1.675 rappresentazioni russe, l’Italia si attesta al quarto posto con 1.349 performance a fronte dei suoi 60 milioni di abitanti, subito seguita dall’Austria che con 8 milioni di abitanti ha registrato 1225 repliche.

E se finora la patria dell’opera non aveva fatto proprio una brutta figura, è andando a guardare il dato relativo al numero di performance per milione di abitanti che l’Italia sparisce completamente dalla classifica, non rientrando neanche tra i primi 20 Paesi. Al primo posto c’è l’Austria, con 146,6 performance per milione di persone, al secondo posto l’Estonia, con 97 rappresentazioni e, al terzo, la Svizzera, con 95,3 performance, seguita da Germania, Repubblica Ceca e Ungheria.

Il paradosso, come si diceva, sta nel fatto che tra i primi cinque compositori più eseguiti nel mondo tre siano italiani (Verdi, Puccini e Rossini) e che tra le prime dieci opere più rappresentate in assoluto ben sei siano italiane (tra queste Traviata, Bohéme, Barbiere di Siviglia e Rigoletto). Non solo: 8 di queste 10 sono scritte in italiano (contando dunque il Don Giovanni e Le Nozze di Figaro mozartiani). Una débâcle clamorosa laddove, in ultima istanza, nessuna città italiana si classifica tra le prime venti al mondo per numero di performance, scaletta che vede al primo posto Mosca subito seguita da Vienna, Berlino, San Pietroburgo e Londra. Le ragioni di questi numeri miseri? Sempre gli stessi: finanziamenti esigui e carente cultura e insegnamento musicale.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/20/opera-il-caso-strano-dellitalia-invento-il-melodramma-ora-e-fanalino-di-coda-in-europa-per-festival-e-repliche/2885847/

Rassegna Stampa - 20 agosto 2016



Un ufficiale giudiziario alla biglietteria dell’Arena

Doveva pignorare 16 mila euro per un cachet non pagato
20 agosto 2016



Negli uffici Amara sorpresa, ieri, per gli addetti della biglietteria dell’Arena, in via Dietro Anfiteatro: è arriva l’ufficiale giudiziario



VERONA Cachet non pagati per 16mila euro. Con questo titolo esecutivo, ieri mattina, l’ufficiale giudiziario si è presentato alla biglietteria dell’Arena, di via Dietro Anfiteatro, accompagnato dall’avvocato che rappresenta due artisti. L’identità dei due, molto probabilmente cantanti, non è nota, ma per certo si sa che la loro esibizione, risalente a festival degli anni passati, ancora non è stata pagata. Di qui, la richiesta di ottenere quanto dovuto attraverso l’ufficiale giudiziario. Solo che nemmeno in questo modo, per adesso, i due artisti sono riusciti ad avere quanto spetta loro: l’ufficiale giudiziario, infatti, essendosi presentato in mattinata, non ha potuto far altro che constatare come in cassa non fosse ancora disponibile una simile somma da pignorare. Comunque, per risolvere il problema, si è trovato l’accordo con Fondazione per un nuovo incontro tra le parti lunedì mattina, quando sarà presente il direttore amministrativo del teatro Andrea Delaini. In quell’occasione, la somma dovrebbe essere liquidata.Va detto che la somma richiesta dai due artisti non è di quelle che, da sola, è in grado di mettere in crisi un teatro che incassa, solo per la biglietteria del festival lirico, oltre 20 milioni di euro. Tuttavia, la difficoltà a liquidare anche una somma relativamente modesta dice molto delle difficoltà economiche che sta vivendo oggi Fondazione Arena.


«Purtroppo – analizza Dario Carbone, segretario provinciale Fials – il segnale che passa è quello di mancanza di fiducia da parte dei due artisti. Non vorrei che questa decisione venisse seguita da altri, perché la Fondazione è in attesa di vedere confermata la propria richiesta di adesione alla Bray. Una volta che questa sarà assicurata, arriverà anche la prima tranche stanziata dal ministero della Cultura che si aggira attorno ai 7 milioni di euro. Certo, il segnale non è dei più positivi».Anche perché è noto che i creditori di Fondazione siano più di uno: che i fornitori abbiano difficoltà a essere pagati è cosa nota, ma non si era ancora arrivati a chiedere pignoramenti pari al valore della proprie spettanze. «Di sicuro – analizza Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione – è una notizia che non rasserena gli animi. Ci avevano assicurato che la rinegoziazione dei debiti stava procedendo positivamente, così come che la biglietteria sta andando abbastanza bene: ovviamente, confidiamo che sia così. Certo, episodi come questo aumentanol apre occupazione ». Anche perché, tornano a far notare le organizzazioni sindacali, in un momento così delicato i vertici non sono fisicamente presenti in città, con il commissario Carlo Fuortes (si presume) e il direttore operativo Francesca Tartarotti (di sicuro) in ferie. «In un momento difficile – sottolinea Paolo Seghi, segretario Slc Cgil di Verona – sembra che non ci sia nessuno con cui confrontarsi. Questo ne è un esempio, ma anche le riunioni ormai le facciamo da soli».

Rassegna Stampa - 19 agosto 2016



L’ALTRA SERA, POCHI MINUTI PRIMA DI 

CARMEN. TUTTO CONCORDATO


«Mi vuoi sposare?» Le chiede la mano sul palco dell'Arena colpo di scena.
Inedita richiesta di matrimonio sul palco dell'anfiteatro.
E al «sì» scoppia l'applauso del pubblico 

Le chiede di sposarlo in Arena davanti a ottomila spettatori
È successo prima di «Carmen» protagonisti due giovani spagnoli. Lui l'aveva organizzata in segreto d'accordo con la Fondazione


venerdì 19 agosto 2016 CRONACA, pagina 17

In oltre cento anni di storia del festival lirico all'Arena di Verona non era mai successo: una richiesta di matrimonio, non sulle note di un'opera, ma una reale richiesta, fatta davanti a ottomila spettatori.È successo l'altra sera, pochi minuti prima della rappresentazione di Carmen. Sergio Garcia, un giovane spagnolo, è salito sul palcoscenico dell'anfiteatro accompagnando la fidanzata Irene Lopez. A quel punto si è inginocchiato porgendole l'anello e ottenendo il fatidico sì dall'emozionatissima compagna. Nel frattempo il pubblico ha applaudito con entusiasmo.

La ragazza, visibilmente commossa, non si aspettava qualcosa del genere. E infatto il giovane Sergio per questa singolare promessa di nozze aveva contattato via mail l'ufficio marketing della Fondazione Arena per organizzare la sorpresa e d'accordo con il responsabile è riuscito a organizzarla per la sua amata.La coppia arriva da Barcellona e non era la prima volta che si trovava in Arena e in visita a Verona. Evidentemente il fascino della città e dell'opera lirica in Arena hanno lasciato in loro un'impronta così forte da scegliere proprio la nostra città per suggellare il principio di un avita insieme.E anche la scelta dell'opera non pare casuale: la Carmen di Bizet, ambientata nella Spagna di inizio Ottocento. Siviglia, non la Barcellona di Sergio e Irene. Ma questi in fondo sono dettagli.

Il tutto è successo pochi giorni dopo una scena simile, su un altro «palcoscenico» , questa volta sportivo. Il più prestigioso: quello delle Olimpiadi. Al termine della gara di tuffi femminile dal trampolino di 3 metri - quella in cui Tania Cagnotto ha conquistato la medaglia di bronzo - una volta celebrata la premiazione, consegnate le medaglie, suonati gli inni nazionali e fatte le foto di rito, ai piedi della tuffatrice cinese He Zi, medaglia d'argento, s'è inginocchiato il collega della squadra maschile Qin Kai. Fra lo stupore e la commozione generale, il ragazzo ha estratto la classica scatola di raso con l'anello e ha pronunciato la formula «mi vuoi sposare?» Lei, emozionatissima, dopo qualche secondo ha fatto un cenno con il capo e sul viso le s'è allargato un bel sorriso. E il pubblico che aveva seguito in silenzio è scoppiato in un applauso. Lo stesso dell'Arena l'altra sera, per Sergio e Irene.




Venerdì 19 Agosto, 2016




Arena Extra e la richiesta dal Pd di riaprire il

caso Girondini: «Né debiti né crediti con 
 
Fondazione»



VERONA «Non ci sono stati né ci sono né debiti né crediti tra Fondazione Arena e Arena Extra perché non si è trattato di una cessione come erroneamente interpreta Bertucco (Michele, capogruppo Pd, ndr) bensì del conferimento di un ramo d’azienda a una propria partecipata al 100 per cento. E questa partecipazione è iscritta nel bilancio di Fondazione Arena di Verona in una misura pari al valore di Arena Extra». Parola dell’ex sovrintendente Francesco Girondini, che interviene così all’indomani della notizia che il capogruppo consiliare del Pd, Michele Bertucco, ha presentato (attraverso una memoria firmata dall’avvocato Luca Tirapelle) istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione con cui il pm Giovanni Pietro Pascucci ha chiuso uno dei fascicoli aperti in procura sui conti di Arena Extra. Opponendosi a tale richiesta di archiviazione (la seconda, dopo che già una prima era giunta a tale esito), il consigliere ha chiesto alla procura di effettuare nuove indagini: la decisione spetterà a breve al giudice Livia Magri.




I ballerini: «Colleghi, grazie per il sostegno»



VERONA Ieri, Aida è andata regolarmente in scena, in Arena. E anche per oggi, sembra essere scongiurato lo sciopero, così come altre proteste, da parte dei lavoratori della Fondazione. Rimane, tuttavia, confermato lo stato di agitazione e la possibilità che altre serate del festival lirico possano essere interessate da iniziative contro il piano di contenimento del commissario Carlo Fuortes. In particolare, la parte più contestata continua ad essere il taglio del corpo di ballo che, dal prossimo anno, dovrebbe uscire dal perimetro aziendale della Fondazione. I sindacati, però, continuano a ribadire la loro contrarietà: «La questione del ballo – chiarisce Dario Carbone, segretario provinciale Fials – dati alla mano, è ben lungi dall’essere di carattere economico: è una questione meramente politica. Non ci sono ragioni economiche che spingano a privare il teatro del corpo di ballo». E proprio i ballerini, ieri, hanno inviato una lettera di ringraziamento agli altri settori del teatro per averli sostenuti nella loro battaglia e, in particolare, durante lo sciopero di domenica che ha fatto ritardare di mezz’ora Aida. «Siamo certi – hanno scritto i ballerini – che i valori di condivisione e solidarietà reciproca dimostrati, rappresentino la strada giusta per uscire, tutti insieme, da questo momento di grande difficoltà». E anche Fials ribadisce come «il riscontro del pubblico, i lunghi applausi riservati ai ballerini, tutti presenti sul palcoscenico», confermino che la linea da seguire è quella del coinvolgimento e della sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Samuele Nottegar




LA PROPOSTA



Festival Maria Callas a Sirmione, l’Arena entri 

in campo



di Giorgio Benati



Sirmione in questi giorni ha varato la sua XVI edizione dell’Omaggio a Maria Callas: dieci concerti e interventi lirici da lunedì prossimo a dicembre. Il luogo, sappiamo, è callassiano per antonomasia in quanto sede di Villa Meneghini-Callas dove la Divina trascorreva le sue giornate di riposo e di vacanza. 

Luogo magico Sirmione sia per la posizione che ricorda la tolda di una nave sia anche e soprattutto per la bellezza e l’importanza dei suoi siti archeologici e storico-culturali come le Grotte di Catullo e il Castello Scaligero che da soli attraggono migliaia di visitatori (438.513 biglietti staccati nel 2015). Chapeau per l’idea e per l’impegno dell’amministrazione comunale a sostegno della lodevole iniziativa. Investire in cultura e spettacolo non è da molti in questo periodo. Certo, il programma artistico, pur lodevole per l’impegno e per i pochi mezzi a disposizione, non eccelle in presenze prestigiose e in qualità complessiva ma l’iniziativa merita il sostegno di tutti. 

Riflettevo in questi giorni su questa iniziativa e su quanto poco Verona fa a ricordo di questa nostra grande concittadina. Anche la grande Maria Callas, al pari di William Shakespeare (del quale da queste pagine ce ne siamo recentemente occupati caldeggiando maggiore e costante visibilità), ha contribuito a veicolare l’immagine di Verona nel mondo. Noi cosa facciamo? Ogni tanto la si ricorda con qualcosa e con l’assegnazione di qualche premietto ad improbabili interpreti callassiani, un po’ di musica e molte fotografie sui media che appagano l’ego di qualcuno, di qualche commissione ad hoc, di qualcuno in cerca di un palcoscenico. Maria, continua ancora a fare del bene … Certo, ora in città abbiamo la mostra omonima al Museo Amo. La precedente dedicata a Madame Lempicka ci era piaciuta e lo avevamo scritto su queste pagine ma questa dedicata a Maria Callas andava forse concepita non con il «metodo Lempicka». Gli estimatori della Divina, infatti, si aspettavano qualcosa di nuovo, di inedito o di poco noto, non il déjà vu. Soprattutto, dato che stiamo parlando di un’artista che si esprimeva con la musica, avrebbero amato rivedere o riascoltare maggiormente video e registrazioni rare (qualcosa c’è, ma molto poco), anziché rivedere per l’ennesima volta gli aspetti a tutti noti dei suoi contorni umani e da rotocalco: gioielli, vestiti, scarpette, cappellini, fotografie … Infatti, com’è consuetudine ricordare un pittore con i suoi quadri così per una cantante la musica e le sue performance sono la principale testimonianza e il ricordo vivo e indelebile della sua arte che, da sola, rimarrà ai posteri e ne itererà il mito. 

Diciamocelo, ben altro omaggio necessitava la grande Maria ma, soprattutto, la città meriterebbe un museo stabile a lei dedicato cercando poi, anno dopo anno, di arricchirlo di documenti e testimonianze. Sirmione, dicevamo. La Fondazione Arena potrebbe collaborare con questo importante festival lacustre. Potrebbe diventare quello che attualmente è il Festival Pucciniano sul Lago Massaciuccoli in Toscana. Sarebbe una risorsa aggiuntiva per la FAV. Perché non spostare le ferie dei dipendenti ad ottobre e dedicarsi al Festival Maria Callas a settembre? È il modo per recuperare uno dei due mesi di chiusura forzata? Forse. Il Garda è ancora una grande risorsa turistica in quel periodo e la concorrenza festivaliera italiana ed europea (Salisburgo, Bayreuth, Bregenz, Pesaro, Macerata, Caracalla ecc.) è conclusa. Diversificare è una delle parole importanti della crescita aziendale e la Fav è anche questo.

giovedì 18 agosto 2016

Chiede la mano sul palco dell'Arena!! Dopo le crociere la Fondazione Arena diviene Agenzia Matrimoniale


 da www.l'arena.it

«Mi vuoi sposare?»
Le chiede la mano sul palco dell'Arena


In oltre cento anni di storia del festival lirico all’Arena di Verona non era mai successo: una richiesta di matrimonio, non sulle note di un’opera, ma una reale richiesta, fatta davanti a ottomila spettatori.

È successo ieri sera, pochi minuti prima della rappresentazione di Carmen. Sergio Garcia, un giovane spagnolo, è salito sul palcoscenico dell’anfiteatro accompagnando la fidanzata Irene Lopez. A quel punto si è inginocchiato porgendole l’anello e ottenendo il fatidico sì dall’emozionatissima compagna.

Nel frattempo il pubblico ha applaudito con entusiasmo. La ragazza, visibilmente commossa, non sembrava si aspettasse qualcosa del genere. La coppia arriva da Barcellona e non era la prima volta che si trovava in Arena e in visita a Verona.

Il giovane Sergio, per questa singolare promessa di nozze, aveva contattato via mail l’ufficio marketing dell’Arena e, d’accordo con il responsabile, è riuscito ad organizzare la sorpresa per la sua amata Irene.



La notizia, sull'onda degli avvenimenti analoghi avvenuti alle Olimpiadi di Rio in Brasile, non avrebbe nulla di eclatante. Il siparietto interpretato dai due giovani spettatori sarebbe stato anche un "fuori programma" simpatico, se non fosse che era stato tutto programmato.

Come si legge dallo stesso articolo dell Arena.it, il tutto era organizzato dall'ufficio marketing della Fondazione Arena, con tanto di "spalla", primo violino dell'orchestra areniana, ad accompagnare la promessa di matrimonio.

Ci domandiamo: la direzione della Fondazione, dopo l'esperienza delle crociere (vedi art.), che voglia trasformarsi anche in agenzia matrimoniale? Ma dedicarsi meglio a "fare" del teatro no?!!

Una volta bastava anche solo quel nome dell'Arena come "tempio della lirica" per attirare il pubblico a vedere gli spettacoli che vi andavano in scena. In molti in questi ultimi anni hanno ben pensato di distruggerne memoria e magari un giorno, qualche altro promesso sposo, potrà pagare per dirigerne l'orchestra o cantare il "nessun dorma" da quel palco.

A quel punto la sposa come potrebbe mai dire di no!

Rassegna Stampa - 18 agosto 2016



LIRICA NEL CAOS.
Dopo la protesta di domenica



Arena, altri veleni sul piano Fuortes

Ed è resa dei conti



Il comitato: «Assurde le ferie ora del direttore operativo Tartarotti»

giovedì 18 .08.2016 CRONACA, p. 11

Volata finale fra i veleni, per la stagione lirica in Arena. Prima della mannaia del Piano del commissario Carlo Fuortes in attesa dell'accesso ai contributi della legge Bry. Con l'Aida di stasera mancano dieci recite (sulle 46 totali) e dopo la protesta dei lavoratori di domenica contro il taglio dei ballerini, la prossima settimana sarà resa dei conti, fra sindacati e Fondazione Arena.Sul fronte della Uil il segretario provinciale Lucia Perina e quello dello Spettacolo Ivano Zampolli «ringraziano tutti i lavoratori che hanno aderito alla manifestazione di domenica. Al pubblico non è stato fatto danno, e anzi ha massicciamente applaudito alla lettura del comunicato», dicono. «Segnali che nessuno, a qualunque livello, può ignorare e che devono essere base di partenza per un progetto nuovo di teatro che rilanci e non mortifichi arte e cultura».

IL CASO TARTAROTTI. Spunta però un nuovo attacco ai vertici della Fondazione, dal comitato Pro Fondazione Arena guidato da Sergio Noto e Cristina Stevanoni, il quale contesta che il direttore operativo della Fondazione Arena, Francesca Tartarotti, sia in vacanza.«Con la stagione estiva in pieno corso, mentre tutti i dipendenti stanno facendo il massimo sforzo per consentire la sopravvivenza della Fondazione, mentre bar, ristoranti e alberghi sono al clou grazie all'Arena», dice la nota del comitato, «il direttore operativo è assente. Evidentemente il principio che tutti debbano lavorare quando il bisogno è massimo presenta delle eccezioni. Per questo chiediamo un chiarimento e una spiegazione scritta e urgente al commissario Fuortes». Il fatto «è inspiegabile, segno di una irresponsabilità ingiustificata, a maggior ragione a fronte ai compensi che la fondazione pur in difficoltà finanziarie eroga alla Tartarotti: 125mila euro l'anno», precisa la dichiarazione del comitato. Dalla Fondazione replicano: «Le ferie dei dirigenti i precedenza venivano firmate dal sovrintendente e ora che non c'è è il commissario Fuortes a farlo».

CREPE A SINISTRA. Una voce fuori del coro a sinistra è quella di Nadir Welponer, ex Pci e poi Pds e Ds, che sulla sua bacheca Facebook attacca quello che definisce «il massimalismo dei ciarlatani incapaci di cogliere il compromesso utile per i lavoratori sulla base dei rapporti di forza reali». Secondo l'ex consigliere regionale e comunale «dal punto di vista sindacale era molto meglio l'accordo prospettato a novembre». Il riferimento è alla bozza di intesa, in un primo tempo sottoscritta solo dalla Cisl e in seguito, con "firma tecnica" e con l'aggiunta di "note integrative esplicative", da Cgil e Uil e infine bocciato per soli due voti nella consultazione dei lavoratori.«Capisco», scrive Welponer, «che si voleva "la discontinuità" e cioè l'esautoramento di Girondini per colpire politicamente Tosi». Ma il risultato, dice, è che «la sinistra massimalista e parte del Pd hanno soffiato sul fuoco per respingere l'accordo, sulla pelle dei lavoratori». Per Welponer è «penoso» l'appello dei deputati veronesi, primo firmatario D'Arienzo del Pd, per «implorare il ministro Franceschini perché rinnovi l'incarico di commissario a Fuortes, il vero normalizzatore». Atteggiamento autolesionistico, a suo parere, con l'unico scopo di «fare un dispetto a Girondini».oE.G. e E.S.






L’INTERVISTA di Enrico Giardini



DAL MORO deputato del Pd


Uno sforzo di tutti per salvare l'ente e i posti di lavoro




giovedì 18 .08. 2016 CRONACA, p. 11
Dopo che «la città ha assistito in silenzio al suo declino» ora serve uno «sforzo straordinario di tutti, per riportare in alto la nostra Fondazione Arena». Gianni Dal Moro, deputato del Pd, suona l'allarme, dopo la protesta dei lavoratori della lirica. «Ci si è dimenticati che la Fondazione stava fallendo ed è stata salvata da interventi prima del Parlamento e poi del Governo. Senza i quali tutti i lavoratori sarebbero stati licenziati e la Fondazione sarebbe stata sostituita da una nuova gestione privatistica.Tra sindacati e lavoratori c'è malcontento per il piano Fuortes.È più duro di quello del precedente Cdi bocciato dai lavoratori nel referendum, ma interviene in modo drastico sul problema economico della Fondazione secondo i criteri della Legge Bray, alla quale si è fatta richiesta per salvare la Fondazione.

Ma anche le nuove norme del Parlamento stanno creando malumori. Le Fondazioni liriche hanno tempo fino al 31 dicembre 2018 per dimostrare di essere in grado di rispettare nuovi parametri di efficienza, per buona parte già inseriti nella legge Bray. Chi li rispetterà manterrà lo status di Fondazione lirico-sinfonica, chi no verrà declassato a Teatro lirico-sinfonico.

Verona rischia di essere declassata a Teatro?. Ha tutte le potenzialità per rimanere nell'olimpo della lirica. Il Parlamento si accinge a scrivere una nuova legge sugli spettacoli dal vivo, che dovrà chiarire la figura giuridica delle fondazioni, il rapporto tra pubblico e privato, il patrimonio, una nuova fase dell'art Bonus che intervenga anche per il marketing, il contratto di lavoro. Lei unico parlamentare a non firmare l'appello per prorogare il commissariamento a Fuortes fino alle elezioni 2017. Perché? Ho grande rispetto per Fuortes, che ha dimostrato che si poteva salvare la Fondazione, come ho sempre sostenuto. Però mi dispiace molto che a essere penalizzati siano stati i lavoratori e il corpo di ballo e non i dirigenti che sono stati, non tutti, corresponsabili del precedente sfascio. Il mio impegno è ora per quei lavoratori. Che cosa intravede? Se non avessi presentato l'emendamento - a Verona contestato da quasi tutti - che ha riaperto i termini di adesione alla Bray, la Fondazione sarebbe fallita. Quale sarebbe stato il danno per la città sia in termini economici che di immagine.
 Enrico Giardini




I conti di Arena Extra arrivano sul tavolo del gip «Indagini da riaprire»

VERONA Lo scorso maggio, sul presunto «conflitto di interessi» in cui si sarebbe trovato Francesco Girondini quando ricopriva sia la carica di sovrintendente della Fondazione Arena sia quello di amministratore unico di Arena Extra, era stata aperta dal procuratore (ora in pensione) Mario Giulio Schinaia un’inchiesta. La prima mossa della procura era stata l’acquisizione della delibera dell’Anticorruzione di Cantone (che aveva sollevato il caso) e della relativa audizione del ministro Franceschini alla Camera mentre, dal canto suo, Girondini aveva subito precisato a riguardo che «allora si ritenne opportuno far coincidere l’incarico di amministratore unico di Arena Extra (ruolo svolto dal sottoscritto a titolo gratuito) con quello del Sovrintendente per ragioni di opportunità gestionali e a tutela dell’interesse di Fav anche nell’eventualità di un possibile ingresso di soci privati». Si trattava, di fatto, della terza inchiesta che andava a coinvolgere Arena Extra: la prima si era già a suo tempo chiusa con un’archiviazione, mentre alla stessa conclusione è sfociata in data 19 gennaio scorso anche la seconda per mano del pm Giovanni Pietro Pascucci. Attraverso il suo legale Luca Tirapelle, però, il capogruppo in consiglio comunale del Pd Michele Bertucco ha nel frattempo deciso di presentare istanza di opposizione sollecitando «ulteriori accertamenti sui conti sia di Fondazione Arena che di Arena Extra». E il caso ora pende davanti al gip Livia Magri, che sta per fissare un’udienza ad hoc.

Al centro della vicenda, le presunte «irregolarità di natura amministrativa» e, in particolare, l’interrogativo- chiave contenuto in un esposto presentato dallo stesso Bertucco sula base di una dettagliata segnalazione anonima giunta anche a Corte dei Conti e agli altri capigruppo consiliari: «Alla chiusura di bilancio 2012 Arena Extra srl Uninominale ha una disponibilità di cassa pari a euro 2.504 (conto economico) e un disavanzo strutturale pari a euro un milione 567.458 (conto patrimoniale) -. Nel 2013 viene ceduta dalla Fondazione Arena ad Arena Extra srl Uninominale una partita chiamata “ramo d’azienda” pari a 12 milioni 334mila euro ». Di qui, la domanda: «Quale “bonus pater familias” di Arena Extra srl acquista beni (peraltro immobilizzati) pari a 12 milioni di euro quando in cassa ha 2.504 euro e un patrimonio già intaccato per oltre un milione e mezzo di euro»? Tra le righe dell’esposto, si metteva poi all’indice una presunta «finanza creativa»: «Quale gestore di una cosa non sua ma con capitali sostanzialmente pubblici, vende qualcosa per un importo così importante senza accertarsi della solvibilità del debitore»? 

Non solo, perché si evidenziava che«nel 2014 è stata compiuta un’altra simile operazione per un importo attorno ai 6 milioni di euro per andare a coprire disavanzi generati dalla “pioggia”» e sulla circostanza che «i crediti che la Fondazione Arena vanterà presso Arena Extra saranno di oltre 18 milioni », per cui «Fondazione Arena ha un buco reale di 18 milioni di suo e un buco di 13 milioni in capo a Verona Extra di cui è socio unico, per cui il buco sale a oltre 31 milioni di euro». A decidere se archiviare, sarà ora il gip. - La. Ted.