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domenica 22 gennaio 2017

Società "Servizi per lo Spettacolo". Dal Corriere arriva la replica alle polemiche dei Sindacati dei giorni scorsi - Rassegna Stampa - 21 gennaio 2017

Dopo aver creato non poca agitazione tra i lavoratori della Fondazione Arena la notizia circolata nei giorni scorsi della neo-costituita società s.r.l. "Servizi per lo Spettacolo", notizia che tra l'altro aveva indotto gli stessi Sindacati a scrivere una lettera di tutela alla dirigenza del Teatro contro l'ipotesi di ricorso a tali iniziative privatistiche per la futura attività della Fondazione Arena, dalle pagine del Corriere del Veneto ed. Verona giunge la replica ai Sindacati da parte di Loris Cristiano, ex assessore comunale negli anni '80 e socio della s.r.l.

Riportiamo di seguito l'articolo.



Cristiano e la Servizi per lo spettacolo: «Non possiamo lavorare per l’Arena»

sabato 21 gennaio 2017

VERONA Qualche giorno fa, la notizia dell’esistenza della società «Servizi per lo spettacolo» aveva gettato nell'ansia i lavoratori di Fondazione Arena, tanto da far esporre i sindacati con un comunicato che invitava i vertici a non favorire l’esternalizzazione dei servizi.

Perché, si vociferava, all'interno di questa società, c’erano parecchi rappresentanti delle professionalità del teatro, pronti a abbracciare la nuova realtà imprenditoriale in caso di mala parata della Fondazione. A fondarla, assieme ad altri soci, c’è Loris Cristiano, ex assessore comunale negli anni ’80, che precisa: «Si tratta di una Srl. Siamo partiti in 18 soci, oggi siamo 25, con l’idea di creare una società di servizi teatrali e cinematografici non artistici. Vogliamo arrivare a fornire servizi tecnici e poi costumisti, designer, maschere, hostess e ciò che serve a chi fa spettacolo».

Solo nominare «Servizi per lo spettacolo» in Fondazione ha creato grande preoccupazione. Cosa ne pensa?
«La preoccupazione dei sindacati è comprensibile, ma la Fondazione è 30 anni che esternalizza i servizi. Il corpo di ballo è stato licenziato, i dipendenti sono rimasti a casa due mesi, ma non certo per colpa nostra. Capisco la rabbia dei dipendenti, ma forse andrebbe rivolta verso chi ha portato la Fondazione a questo punto, non verso di noi».

Ma il timore è che voi possiate fornire servizi a Fondazione, servendovi di maestranze interne.
«Premesso che non ho chiesto ai nostri soci in che relazioni siano con Fondazione, tuttavia posso garantire che questo non è possibile. La legge stabilisce che possano partecipare ai bandi della Fondazione solo aziende con requisiti precisi, tra cui quello di avere un fatturato triennale. Noi siamo nati ad agosto e il nostro fatturato è zero. Non ci possiamo neppure candidare. Cominceremo con piccoli appalti di enti pubblici».

E allora perché avete oscurato il sito?

«Ma il nostro sito non è mai stato on line. Era in costruzione e visibile a chi aveva la password, che poi qualcuno ha fatto girare. Sarà visitabile alla fine della prossima settimana, inizialmente solo in italiano, poi in otto lingue».

Samuele Nottegar


Non vogliamo di certo entrare nel merito della questione prendendo per vero e corretto tutto quanto nell'articolo venga dichiarato.
Di certo però dobbiamo almeno dissentire in merito alla dichiarazione del fatto che il sito non sia mai stato on line ma ancora in costruzione ed accessibile solo agli "addetti ai lavori" tramite l'inserimento di una password.
Di certo noi il sito l'abbiamo visitato, e senza per questo l'inserimento su richiesta di una qualsiasi password per accedervi, password tra l'altro fuori dalle nostre disponibilità.

Dato che tale dichiarazione risulta senz'altro non rispondente al vero, quello che ci domandiamo, non era forse più opportuno ammettere semplicemente che, viste le polemiche innescate, il sito fosse stato temporaneamente sospeso per opportuni chiarimenti?
Probabilmente la dichiarazione è solo figlia di qualche malinteso tra i soci, speriamo che tale "malinteso" non getti dubbi anche sul resto delle dichiarazioni.

Su una dichiarazione invece non possiamo che essere assolutamente d'accordo:
«La preoccupazione dei sindacati è comprensibile, ma la Fondazione è 30 anni che esternalizza i servizi. Il corpo di ballo è stato licenziato, i dipendenti sono rimasti a casa due mesi, ma non certo per colpa nostra. Capisco la rabbia dei dipendenti, ma forse andrebbe rivolta verso chi ha portato la Fondazione a questo punto, non verso di noi».

Attendiamo allora di poter rivedere il sito on-line.

sabato 21 gennaio 2017

COMUNALE di BOLOGNA: intesa sugli esuberi. Bloccati i licenziamenti - da Repubblica.it

Guerra sul palco, pace a teatro: Comunale di Bologna, intesa sugli esuberi

Scongiurato in extremis lo sciopero. Stasera apre il "Ratto dal serraglio"

di LUCA BACCOLINI

20 gennaio 2017 - BOLOGNA L’alba di una nuova tregua sindacale, al Teatro Comunale, sorge proprio nelle ore in cui sul palcoscenico transita la guerra. Un mezzo miracolo, poiché "Il Ratto dal serraglio", al debutto di gala stasera alle 20 con accresciute forze di sicurezza all’ingresso, rischiava seriamente di non andare in scena per lo sciopero proclamato, e poi ritirato nella tarda serata di mercoledì, da tutte le sigle sindacali di Largo Respighi. L’accordo pone fine, almeno per qualche mese, al duello sui trenta licenziamenti avviati nel maggio scorso, in un’ottica di contenimento dei costi necessario a evitare il declassamento a teatro di tradizione (con il conseguente addio alla decina di milioni garantita ogni anno dallo stato).

Il bilancio 2016 è già stato coperto dai contributi straordinari (circa 1.8 milioni) promessi dal sindaco Merola, che ha garantito "di vigilare per assicurare stabilità e un’attenta gestione". Per il 2017, sarà vincolante risparmiare almeno 1,6 milioni per ottenere il secondo pareggio di bilancio consecutivo. Sindacati e teatro, dopo una riunione durata pomeriggio e sera, hanno stilato tre fogli in cui, in sostanza, si spartiscono gli oneri di questo sacrificio ("un atto di responsabilità", lo definisce Merola): 900mila euro saranno tolti al costo del lavoro (salvando il principio degli incentivi all’esodo in altri istituti del ministero e del licenziamento non coatto); 750mila euro dovrà trovarli l’azienda, tagliando i costi della produzione artistica (regie, allestimenti, cast), costi del personale aggiunto in orchestra (razionalizzando il patrimonio interno) e premi individuali. Per i sindacati la vittoria è soprattutto in coda, dove si legge che "la Fondazione non adirà a nuove procedure di licenziamento collettivo".

I sacrifici, però, saranno di tutti. O così almeno spera Antonio Rossa, Cgil, che s’augura anche un’autoriduzione dello stipendio del sovrintendente, pur tra i meno pagati d’Italia. Così sottoscritto l’accordo salva-Ratto, stasera l’attenzione torna in sala Bibiena, dove ad accogliere gli habituée della prima sarà l’insolita carezza del metal detector, misura di cautela approvata per il delicato contenuto politico-religioso non dell’opera di Mozart, ma della lettura registica di Martin Ku?ej, che ambienta la turchesca fiaba settecentesca di Stephanie in un deserto di vera sabbia, con militanti del

 califfato. Il finale, censurato ad Aix-en-Provence, promette tagli di teste, ma non scene truculente. In ogni caso, c’è da attendersi un ricco dibattito, come sempre avviene quando il teatro contemporaneo rivolta da capo a fondo un titolo della tradizione.


Luci spente alle 20 (il teatro invita tutti in anticipo per i controlli di sicurezza) e recite fino al 29 gennaio con Nikolaj Znaider sul podio, a un soffio dalle dune e dai calci dei kalashnikov.

mercoledì 18 gennaio 2017

Dipendenti Fondazione Arena in una Coop. Sigle Sindacali arrabbiate - Rassegna Stampa - 18 gennaio 2017


FONDAZIONE ARENA

I dipendenti in una coop.
Sigle arrabbiate


mercoledì 18 gennaio 2017

VERONA Il nome da segnare sarebbe www.serviziperlospettacolo.com. Sarebbe, perché da qualche giorno il sito non è accessibile. Il fatto è che solo aver messo on line il sito ha creato grande subbuglio in Fondazione Arena: sembra infatti che più di qualcuno, tra professori d’orchestra e del coro, abbia aderito all’iniziativa; una sorta di coop tra dipendenti del teatro per mettere le proprie professionalità a disposizione di chi la richiede, eventualmente della Fondazione stessa.

L’iniziativa non è piaciuta ai sindacati che, ieri, hanno inviato una lettera aperta ai vertici di Fondazione nella quale chiedono di prendere ferma posizione contro le esternalizzazioni perché anti economiche, ma anche perché tra le cause del «degrado professionale e qualitativo» delle produzioni areniane. Rimane il fatto che chi vi ha aderito, tra i dipendenti della Fondazione, lo ha fatto senza alcuna imposizione, magari dimentico delle lunghe battaglie contro la privatizzazione della cultura e del teatro, sostenute in questi mesi da tutte le sigle. Perché di coop (ma per i tecnici) parlava anche il progetto di Arena Lirica spa proposto dal pool Maccagnani – Lambertini – Manni.

Ora si è andati liberamente oltre, e sembra che faccia parte del progetto persino qualcuno delle Rsu.

Samuele Nottegar

COMUNALE di BOLOGNA: Sciopero contro gli esuberi - da Rassegna Sindacale



Esuberi al Teatro Comunale, è sciopero

martedì 17 gennaio 2017

Proclamato lo stop per venerdì 20 gennaio, a rischio l'inaugurazione della stagione 2017.
La Fondazione lirica chiede 30 allontanamenti, i sindacati vogliono trattare sui possibili risparmi di spesa. Mercoledì incontro per scongiurare la protesta


A rischio l'inaugurazione della stagione 2017 del Teatro Comunale di Bologna. Per venerdì 20 gennaio i sindacati hanno proclamato uno sciopero (che annullerebbe la prima del “Ratto dal serraglio” di Mozart) per protestare contro il piano esuberi presentato dalla Fondazione lirico-sinfonica che gestisce la struttura, e più in generale sulla cattiva gestione di quest’importante istituzione culturale della città. Mercoledì 18 gennaio è previsto un incontro tra le parti, mentre per giovedì 19 Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal hanno convocato una conferenza stampa per comunicare l'esito della trattativa (appuntamento alle ore 10 alle Scuderie, in piazza Verdi).

Il problema è scoppiato nella scorsa primavera, con l’annuncio da parte della Fondazione della necessità di 30 esuberi. Un accordo fu trovato il 24 maggio scorso, fondato su un mix di prepensionamenti, esodi incentivati e ricollocazioni nelle diversi articolazioni bolognesi del ministero dei Beni culturali. Un piano che è però fallito, fondamentalmente per la mancanza delle risorse necessarie ad attuarlo. Nei giorni scorsi Slc, Fistel, Uilcom e Fials hanno inviato alla Fondazione la richiesta di riaprire la trattativa sui possibili risparmi interni di spesa, allo scopo di scongiurare gli esuberi. Ma dal Teatro non sono arrivate risposte positive.

Il sindacato di Bologna Virginio Merola, che è anche presidente della Fondazione, ha infatti ribadito l’urgenza dell’intervento. “Non stiamo licenziando nessuno, non parliamo di cassa integrazione” ha detto il primo cittadino: “La trattativa sulle buonuscite è finita senza un accordo, che ci poteva essere, quindi procederemo con la ricollocazione. Stiamo facendo fronte ai tagli nazionali assumendoci come Comune il peso della situazione, perché riteniamo che il Comunale con le sue maestranze sia un'occasione irripetibile di cultura per questa città. Penso che ci siano tutte le condizioni per andare avanti con i bilanci in ordine”.

MAGGIO MUSICALE: muro contro muro - Scioperi contro i 28 licenziamenti confermati dalla Fondazione - da QuiNewsFirenze.it


Maggio musicale, muro contro muro

Nuovo sciopero contro 28 licenziamenti che però i vertici della Fondazione hanno confermato anche oggi.
Mercoledì assemblea dei lavoratori

martedì 17 gennaio 2017

FIRENZE — I dipendenti del Maggio musicale fiorentino hanno scioperato per quattro ore mentre era in corso nella sede della Regione l'ennesimo incontro fra i rappresentanti dei lavoratori e i vertici della Fondazione. Al centro del confronto i 28 licenziamenti annunciati da tempo e confermati anche oggi dalla Fondazione di fronte ai sindacati.
"I licenziamenti sono stati confermati senza effettive garanzie sulla tanto sbandierata riassunzione in Ales (agenzia che fa capo al Ministero della cultura, ndr) - ha commentato Cristina Pierattini della Cgil - Noi ribadiamo la nostra contrarietà a tutto questo e vogliamo coinvolgere le istituzioni per non lasciare che la discussione sul destino di questi lavoratori sia affidata a meri tavoli tecnici. Domani spiegheremo ai lavoratori la situazione in assemblea e cercheremo di capire insieme a loro il da farsi".

Dal canto suo la Fondazione ha confermato in una nota la disponibilità ad utilizzare criteri diversi rispetto al passato nella scelta dei lavoratori da licenziare, fermo restando che "il numero degli esuberi resti invariato" e che le organizzazioni sindacali si facciano portatrici di un elenco degli eventuali volontari a lasciare il Maggio comprensivo di tutte le risorse "afferenti ai reparti oggetto di esternalizzazione - si legge nella nota - e delle risorse prossime alla quiescenza".

La Fondazione, per agevolare il buon esito della trattativa in corso, ha assicurato un incentivo di tremila euro per ciascun lavoratore volontario nonché la monetizzazione dell’indennità di preavviso.

"Si conferma altresì la possibilità di ricollocazione delle risorse in uscita presso Ales - si legge ancora nella nota - elemento che costituisce un’opzione oggi certamente concreta ma non ripetibile".

Il prossimo incontro fra le parti è in programma per il 26 gennaio.

fonte: http://www.quinewsfirenze.it/firenze-maggio-musicale-muro-contro-muro.htm

FONDAZIONE ARENA: Comunicato OOSS del 17/01/2017 - Scoppia il caso "Società di Servizi per lo Spettacolo". A poche ore dal licenziamento dei ballerini, i Sindacati chiedono tutela e salvaguardia alla stessa Dirigenza che ha cancellato il Corpo di Ballo.

Una nuova grana sembra esser scoppiata per i lavoratori della Fondazione Arena.

Da pochi giorni è difatti cominciata a circolare tra i dipendenti la notizia di una neo-costituita Società di Servizi per lo Spettacolo a Verona.

Vista la grave situazione di crisi economica della Fondazione Arena e che ha già portato allo smantellamento di un settore fino a ieri considerato parte fondamentale dell'attività artistica del Teatro stesso, cioè il Corpo di Ballo, tale notizia ha destato non poche preoccupazioni tra il personale della Fondazione stessa.

Questo in quanto ciò potrebbe costituire il preludio per una facile soluzione di sostituzione per ogni componente stabile del Teatro che, un pezzo alla volta, potesse venire a mancare.

Quel che ancor più ha sollevato molte polemiche tra i lavoratori, è il fatto che in tale società di "servizi" risultino coinvolte anche competenze ed esperienze di alcuni professionisti attualmente in forze alla stessa Fondazione Arena, sia in qualità di dipendenti che di collaboratori.

Dopo poche ore dallo scoppio della polemica seguita a tale notizia, il sito della stessa società di "servizi" rispondente all'indirizzo www.serviziperlospettacolo.com, risulta essere stato sospeso dalla visualizzazione on-line per "manutenzione".

In merito riportiamo un comunicato sindacale unitario emesso dalle Segreterie Provinciali di categoria in data 17 gennaio 2017 ed indirizzato alla Dirigenza della Fondazione Arena di Verona.




Risulta quantomai singolare la richiesta da parte dei Sindacati di tutela e salvaguardia del Teatro in quanto istituzione pubblica, alla stessa Dirigenza che, poche ore prima, aveva inviato le lettere di licenziamento a tutti i ballerini del Teatro, determinando così la scomparsa definitiva di uno dei tre settori artistici della Fondazione Arena.

domenica 15 gennaio 2017

Arena di Verona come il Maggio, avanti con i licenziamenti. Spedite lelettere ai ballerini dell'Arena. Il Corpo di Ballo muore per risparmiare 300 mila euro, ma Arena Extra e Museo AMO che hanno creato i debiti, sopravvivono!! ..e le istituzioni in silenzio restano a guardare.

Il Teatro Petruzzelli di Bari
Mentre al Petruzzelli di Bari, grazie all'intervento della Regione Puglia,  ancora nel dicembre scorso (vedi art. de la Repubblica) si era evitato il licenziamento di 74 dei suoi dipendenti mediante un intervento di finanziamento straordinario di un milione di euro, a Verona e Firenze si tira dritto con la linea dei licenziamenti sia per i ballerini dell'Arena che per tecnici, amministrativi ed il personale di sala del Maggio fiorentino.

Per i 28 lavoratori del Maggio sembra difatti confermato il licenziamento (vedi art. da il Sole 24 ore) nonostante nei giorni scorsi una notizia aveva fatto ben sperare, cioè quella dello stanziamento, all'interno dell'imminente approvazione del decreto "Milleproproghe 2017", di un finanziamento straordinario di due milioni di euro da parte del Governo per la crisi del Maggio Fiorentino. Il teatro fiorentino da anni è alle prese con una profonda crisi finanziaria, già costata l'inutile morte del proprio corpo di ballo, sacrificio che ad oggi non risulta aver sortito alcun beneficio, dato il l'aggravarsi del debito salito dai circa 40 milioni di euro agli attuali 62 milioni.

Il Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze,
sede della Fondazione del  Maggio Musicale Fiorentino
Ricordiamo come la procedura di licenziamento collettivo per gli attuali 28 lavoratori sia stata aperta a seguito del fallimento di una precedente e medesima procedura, aperta sempre secondo le linee dettate dalla Legge 112/2013 (cosiddetta "Bray"), e che aveva interessato anche allora una trentina di lavoratori del teatro.
I lavoratori allora messi in mobilità avevano difatti avuto ragione del ricorso di impugnazione del licenziamento a causa dell'errata valutazione aziendale dei criteri di scelta per individuare i lavoratori stessi da porre in mobilità, così come per termini di legge, ottenendo per questo il reintegro al proprio posto di lavoro.

Così, la Fondazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dopo un esborso per indennizzi, rimborsi e spese legali dovute al fallimento della prima procedura che hanno ulteriormente aggravato la situazione economica del Teatro, e per il quale fallimento nessun responsabile ha pagato per i propri errori, si è dichiarata costretta a riaprire una nuova procedura di licenziamento per gli attuali 28 lavoratori ritenuti in esubero. Scadrebbe il 22 gennaio prossimo il termine della trattativa tra sindacati e direzione per trovare un'accordo per evitare i licenziamenti, e nonostante le parole del Sovrintendente Bianchi sembrano lasciar poche speranze, può sempre avvenire qualche miracolo, magari con l'interessamento di qualche istituzione, così come avvenuto a Bari.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena impegnato
nella coreografia della Carmen di "Zeffirelli" in Arena
A Verona invece, dove il debito comunque rimane la metà di quello del Maggio, sono già partite le lettere di licenziamento per i componenti del Corpo di Ballo della Fondazione Arena (vedi art. de l'Arena). Per essi la trattativa sindacale si era già conclusa ancora il 30 dicembre scorso, davanti al funzionario della Provincia del Veneto e senza un accordo tra le parti per evitarne i licenziamenti.

La procedura di licenziamento collettivo per i 21 ballerini stabili della Fondazione Arena si aperta ancora a fine settembre, dopo la stagione estiva, in seguito al commissariamento del Teatro e delle disposizioni previste dal Piano di risanamento firmato "Fuortes", predisposto per consentire all'Arena l'accesso ai benefici economici della "Bray", piano che prevedeva nei suoi interventi di azione proprio la dismissione del settore ballo.

Ricordiamo come la Legge 112/2013, la quale prende il nome dal suo promotore, l'allora Ministro dello Spettacolo Massimo Bray, vide la luce nel 2013 per consentire il salvataggio di quelle Fondazioni Lirico Sinfoniche che fossero in grave difficoltà economica. Questo attraverso un fondo di rotazione opportunamente istituito e finanziato dal quale i Teatri avrebbero potuto ricevere finanziamenti a tasso agevolato e restituibili in 30 anni, a fronte della predisposizione di un piano industriale di risanamento che operasse secondo direttrici di azione previste all'interno della stessa legge.

Nel 2013, nonostante la Fondazione Arena avesse già accumulato debiti per circa 13 milioni di euro (vedi bilancio 2013), l'allora direzione non ritenne necessario ricorrere ai benefici della Legge "Bray".
Solo nel dicembre del 2016 il Cdi del Teatro presieduto dall'allora presidente di Fondazione, il sindaco di Verona Flavio Tosi, aveva chiesto l'adesione alla "Bray", quando, dopo esser venuta allo scoperto una situazione debitoria di quasi 30 milioni di euro, i politici dei gruppi parlamentari veronesi avevano presentando una mozione al governo per riaprire i termini della "Bray" ormai decaduta, ottenendone un rifinanziamento per salvare l'Arena o forse i suoi amministratori.


Ricordiamo come il deficit della Fondazione Arena fosse passato in soli 8 anni, cioè dal 2008 al 2015, durante tutto il periodo della gestione Tosi/Girondini precedente al commissariamento "Fuortes", da 11 milioni di euro ai quasi 30 milioni. Questo nonostante ancora nel giugno del 2015 il Presidente di Fondazione Arena e sindaco Tosi dichiarasse come lo stato economico della Fondazione Arena godesse di ottima salute, tanto da far dichiarare allo stesso sovrintendente Girondini da lui nominato, poi commissariato, come meritasse il premio Nobel per l'Economia (vedi art. 10/09/2013).

In quegli stessi anni nasceva Arena Extra srl, società di cui amministratore unico in pieno conflitto di interessi, su cui tra l'altro starebbe indagando l'antitrust, lo stesso Girondini. Arena Extra veniva creata per occuparsi dell'organizzazione degli eventi extra-lirica in Arena, fino ad allora gestiti direttamente dal Comune di Verona.
Di questa società già tanto si è detto. Nasce come partecipata al 100% della Fondazione Arena con lo scopo di finanziare l'attività teatrale istituzionale con i proventi dagli spettacoli di musica pop. Di essa non si è mai chiarito quali benefici o meno abbia portato alle casse del Teatro, questo nonostante gruppi politici comunali abbiano fatto richiesta di accesso agli atti finanziari, richiesta peraltro bocciata dal Tribunale Amministrativo Regionale. I propri bilanci sono e rimangono oscuri. Solo dai bilanci della Fondazione Arena si conosce come, nel 2013, Arena Extra srl abbia acquisito dalla Fondazione un cosiddetto ramo aziendale costituito da costumi, bozzetti e scenografie, per un patrimonio totale stimato di 12 milioni di euro. Tale cifra, scritta in bilancio della Fondazione, avrebbe consentito nello stesso anno la chiusura dello stesso in positivo, comportando tra l'altro la corresponsione del bonus di 50 mila euro allo stesso Sovrintendente Girondini, importo pattuito come da contratto per il raggiungimento del risultato di equilibrio finanziario e in aggiunta ai 200 mila all'anno di ingaggio.

Peccato che quei 12 milioni di euro non siano mai arrivati nelle casse di Fondazione Arena data la loro inesigibilità a causa dell'indisponibilità di tale cifra nelle casse stesse di Arena Extra srl. Lo stesso sovrintendente avrebbe definito questa una operazione del tutto legale anche se di "finanza creativa". Per noi una vera beffa ai danni della Fondazione Arena.


Palazzo Forti, sede del Museo AMO a Verona.
La sua istituzione ha comportato per la Fondazione
Arena una perdita annuale di circa un milione di
euro, più o meno il costo di un intero Corpo di
Ballo costituito da una trentina di elementi.
Sempre negli stessi anni, sempre sotto l'amministrazione Tosi/Girondini, nasce anche il Museo AMO (Arena Museo Opera). Il Museo verrà allestito all'interno di Palazzo Forti, un palazzo storico prima appartenente alla città di Verona e ceduto sotto l'amministrazione Tosi a Fondazione Cariverona per compensare debiti bancari dello stesso Comune di Verona.

All'interno del Palazzo veniva così istituita nel 2013, con il patrocinio dello stesso Comune di Verona, la mostra permanente dell'Opera in Arena. L'operazione veniva peraltro finanziata impiegando diversamente fondi governativi extra FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) allora destinati dal Ministero per la programmazione artistica di carattere eccezionale prevista per le celebrazioni del centenario dell'Opera in Arena e per le quali la stessa Arena aveva richiesto finanziamenti speciali. Alla Fine tali finanziamenti non andarono per la produzione artistica ma per il finanziamento del Museo AMO.

Il canone di locazione del Palazzo, pagato alla proprietaria Fondazione Cariverona, si pensa sia stato scaricato sulla Fondazione Arena al fine di saldare i debiti rimanenti con l'istituto bancario stesso ed appartenenti al Comune. Anche l'allestimento del Museo risulteranno a carico della Fondazione Arena stessa, mentre Arena Extra sfrutterà gli spazzi dello stesso Palazzo Forti, sede del museo, per l'allestimento di mostre temporanee di diversa natura.

Tale operazione comporterà, a fronte di un esiguo risultato di affluenza di pubblico, un aggravio del debito della Fondazione Arena per circa un altro milione di euro all'anno tra affitto (450 mila euro l'anno) e costi di gestione dell'esposizione permanente. In soli cinque anni di vita, dal 2013 al 2015, significherà 5 milioni di perdita ulteriori per Fondazione Arena.

E' facile quindi intuire come abbia fatto la Fondazione Arena a passare in così pochi anni da 11 milioni di debito agli attuali 28,6 milioni dichiarati dal Piano di Risanamento.

A questo poi va aggiunta una progressiva disaffezione del pubblico che negli anni ha sempre più dissertato l'Arena per indirizzarsi verso le mete e far la fortuna di altri festival operistici, quali Salisburgo, Torre del Lago, Macerata, Caracalla, Bregenz.
Un progressivo deterioramento della qualità artistica degli spettacoli, sempre più improvvisati direttamente in scena, dato anche il poco spazio lasciato per le prove dagli eventi extra-lirica, divenuti nell'ultima stagione oramai quasi pari al melodramma per numero di serate.
La qualità decrescente dei cast degli artisti ospiti, da anni sempre di meno richiamo per i melomani incalliti.
La mancanza di un rinnovo dell'offerta artistica data la ripetitività di titoli mantenuti in cartellone anche per 20 anni di seguito che, pur di successo, ormai esausti di interesse da parte del pubblico.
La tendenza da anni alla presentazione di allestimenti e cast degli artisti del Festival Estivo in Arena con inconcepibile ritardo e solo a ridosso della stagione operistica stessa. Questo quando, un evento che per l'80% dovrebbe vivere sulle prevendite, i giochi risulterebbero già fatti, poichè nessuno acquisterebbe preventivamente un biglietto per uno spettacolo per il quale non si conoscano ancora cast di artisti, allestimenti o direzione.
Queste le cause della crisi di identità artistica dell'Arena che hanno fatto scappare il pubblico, passato dagli oltre 500 mila spettatori dei primi anni 2000 a sotto i 400 mila dell'ultima stagione, per una copertura media del solo 50% dei posti disponibili a fronte del 90% del Festival di Salisburgo. 

Operazioni finanziarie sbagliate, clientelari e ai limiti della legalità, create forse a danno della stessa Fondazione, gestioni artistiche incapaci di operare al fine di favorire l'afflusso del grande pubblico ed un marketing assolutamente non all'altezza di quello che dovrebbe essere il Teatro di lirica all'aperto più famoso al mondo, non lasciano dubbi su nomi e cognomi di chi dovrebbe assumersi le proprie responsabilità per il declino finanziario ed artistico in cui sia stata condotta negli anni la Fondazione Arena di Verona.
Ad essi andrebbero aggiunte tutte le istituzioni politiche, amministrative ed economiche locali, che, pur potendo beneficiare su un indotto spalmato sul territorio della provincia stimato di oltre 400 milioni di euro all'anno generato proprio dal movimento turistico che si crea ogni anno intorno all'attività teatrale dell'Arena, non hanno mai sostenuto adeguatamente il Teatro rispetto a quanto beneficiato dalla sua stessa attività.

Nonostante siano chiare motivazioni e responsabilità del declino del Teatro, oggi a pagare sembrano essere principalmente ed esclusivamente gli unici ad aver, se mai ne avessero, una minima parte di responsabilità in tutto questo: i lavoratori.


In primis i tersicorei stabili del Corpo di Ballo della Fondazione Arena, per i quali si sono aperte le porte del licenziamento attraverso la procedura di licenziamento collettivo ai sensi della legge 223/91, per effetto della cessazione dell'attività del settore e in conseguenza di una cancellazione della programmazione di balletto all'interno dell'offerta artistica della stessa Fondazione Arena.
Tutto questo per un risparmio preventivato a bilancio, così come è contenuto all'interno del Piano di Risanamento siglato "Fuortes", di ben 300 mila euro all'anno.

Una goccia in un mare di milioni di euro accumulati in anni di gestione inefficiente e fallimentare.
pag. 73 del Piano di Risanamento della Fondazione Arena firmato dal Commissario Fuortes, dove si evidenzia come il sacrificio del corpo di ballo frutti al Teatro un risparmio di soli 300 mila euro

Quel che spaventa di più è il completo disinteresse e silenzio da parte delle svariate istituzioni sia a livello locale che nazionale, più volte chiamate ad intervenire con appelli da parte dei sindacati (vedi art. del 24/12/2016), che rimanendo a guardare inermi lo sterminio dell'ennesima realtà teatrale, artistica e culturale qual'è, anche se ormai potremmo dire qual'era, quella del Corpo di Ballo della Fondazione Arena di Verona, si rendono complici e a questo punto, artefici, di un ben chiaro progetto governativo di smantellamento delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane attraverso la loro progressiva destrutturazione fino alla conduzione al fallimento.
Ne è chiara testimonianza la legge 160/2016 approvata quasi di nascosto dal Parlamento nello scorso agosto senza possibilità di discussione, e che vorrebbe declassate tutte le Fondazioni Liriche in semplici Teatri Lirici senza sovvenzioni statali, ad eccezion fatta per due eccellenze riconosciute quali Scala di Milano e Conservatorio di Santa Cecilia.


I ballerini dell'Arena in protesta davanti al Teatro Ristori
durante gli scioperi dello scorso dicembre. A nulla sono
valsi un anno di manifestazioni e mobilitazione a cui
hanno partecipato molti altri lavoratori e cittadini con
i comitati per evitare l'annunciata dismissione del settore.
Nonostante lo slogan "TUTTI A CASA, MA NOI NO!"
indirizzato  ai responsabili del dissesto economico del
Teatro,sono proprio loro che vanno a casa.
Una cosa è certa, a Verona nonostante il commissariamento ministeriale del Teatro con il Commissario Fuortes, uomo mandato in rappresentanza dello Stato, e quindi a garanzia di legalità, giustizia e trasparenza, ad oggi nessuna responsabilà sembra esser stata perseguita per il disastro economico della Fondazione Arena, Arena Extra srl sopravvive e continua ad operare amministrata dall'ex Sovrintendente Girondini commissariato dal Ministero, il Museo AMO continua a rimanere aperto nonostante gli esigui risultati di pubblico e il danno economico indotto alla Fondazione.

Neanche la nomina del nuovo sovrintendente, il Prof. Giuliano Polo, sembra aver voluto segnare una chiara svolta di cambiamento con il passato per la Fondazione Arena.

Insediatosi al fine di portar avanti il progetto già impostato nel Piano di Risanamento da Fuortes e per accompagnare la Fondazione all'interno della "Bray", della quale al momento attuale dal Ministero non si è avuta ancora notizia di risposta affermativa in merito alla domanda di adesione, avrebbe già dichiarato in un'intervista di non voler andare a fondo nella ricerca di eventuali responsabilità nel dissesto del Teatro, affermando ancora di esser certo che non vi siano in questo delle "gravi" colpe, pur ammettendo allo stesso momento di non averle neanche cercate. Singolare, tante certezze senza indagini, quasi fosse stato mandato proprio con il compito di non farle.

Di sicuro il nuovo Sovrintendente non sembra aver preso troppe distanze da chi lo abbia preceduto, almeno in termini economici, visto che, mentre firmava le lettere di licenziamento per chiudere la partita sui ballerini e nonostante la crisi del teatro sia già costata due mesi di stipendio a tutti i lavoratori,  concordava contemporaneamente un compenso d'incarico in linea con il passato, di soli 20 mila euro inferiore all'ex Girondini (vedi art. del 12 gennaio). 

Gli unici per i quali ad oggi sembra essersi mossa la macchina di (in)giustizia, nel senso di esser stati letteralmente giustiziati, è per i 21 ballerini del Corpo di Ballo della Fondazione Arena che, aspettando le loro lettere di licenziamento, al momento pagano un conto salato per tutti.

Oggi il Corpo di Ballo della Fondazione Arena non esiste più, forse anche solo per coprire responsabilità e mantenere situazioni in cui si intrecciano poteri politici, economici ed interessi di natura privata, ancora una volta protetti ed assicurati da istituzioni incapaci di tutelare interessi e diritti comuni dei cittadini di questo stato, che vanno dal diritto alla cultura a quello del posto di lavoro.

Cultura e lavoro, due parole di cui si riempono ben bene la bocca i nostri politici e governanti durante le loro campagne elettorali, ma che sono due concetti a loro evidentemente sconosciuti, avendo molti di loro spesso lavorato veramente pochi giorni e essendo ancor più spesso dotati di un basso profilo culturale.

E' la storia di un paese che, per mantenere in piedi questa classe politica fallimentare costituita da una casta di imbroglioni ed incompetenti, deve necessariamente abbassare il livello culturale generale di un intero paese. Questo affinché possa continuare a governare indisturbata, a mantenere i propri privilegi e proseguire a gestire questo paese nel proprio esclusivo interesse.


Ortensia Sal







Confermati i 28 licenziamenti al Maggio fiorentino - da Toscana24 Economia e Territorio


Il Maggio fiorentino conferma i 28 licenziamenti

12 gennaio 2017

Va avanti il braccio di ferro sindacati-Fondazione del Maggio musicale fiorentino sul licenziamento di 28 dipendenti (personale di sala e tecnici-amministrativi) dei 305 complessivi, avviato nelle settimane scorse dall'ente lirico guidato da Francesco Bianchi.
L'incontro di oggi tra Fondazione, sindacati e ufficio vertenze della Regione Toscana non ha prodotto passi in avanti: i sindacati hanno proposto di trasformare i licenziamenti in uscite volontarie, passando per i pensionamenti ‘certificati' allargati a tutti i settori; la Fondazione – secondo quanto riferito dalla Cgil – ha preso 24 ore di tempo per dare un risposta. Il 22 gennaio scadranno i 75 giorni di tempo previsti per chiudere la procedura di licenziamento collettivo.

«L'operazione è incomprensibile dal punto di vista industriale – sostiene Cristina Pierattini della Cgil – visto che la Fondazione ha comunque bisogno del personale di sala e dunque, se andranno avanti i licenziamenti, dovrà fare ricorso a contratti a tempo determinato. Il nostro timore è che dietro questa operazione ci sia la volontà di progressivo smantellamento della produzione culturale del Maggio».


Per questo, chiusa questa partita, i sindacati chiedono che si apra una discussione con le istituzioni sulla missione e il ruolo della Fondazione del Maggio musicale, che accusano di non essere riuscita ad attuare il piano di risanamento che avrebbe dovuto metterla in salvataggio entro il 31 dicembre 2016, aprendo così la porta a un futuro nebuloso. «La Fondazione ha ancora 62 milioni di debito, di cui otto verso artisti e fornitori», accusano i sindacati che nei giorni scorsi hanno protestato sotto Palazzo Vecchio chiedendo «spiegazioni sensate e comprensibili».

Lettere di licenziamento per i ballerini della Fondazione Arena. A Verona muore la danza!! - Rassegna Stampa - 15 gennaio 2017


Arena, 19 lettere di licenziamento Ma 5 ballerini accettano i 70 mila euro
Ultimo atto per l’estromissione del corpo di ballo dalla Fondazione

VERONA Sono partite le 19 lettere di licenziamento per i ballerini di Fondazione Arena. È questo l’ultimo atto della trattativa tra Fondazione e sindacati conclusasi lo scorso 30 dicembre. Tra le parti non era stato raggiunto nessun accordo e, con la procedura di mobilità già dichiarata, l’invio delle lettere di licenziamento rappresentava ormai l’ultima formalità. In questo modo, quindi, il corpo di ballo non farà più parte del teatro, esattamente come prevedeva il piano di risanamento del commissario Carlo Fuortes, ma non tutti i ballerini smetteranno di lavorare per Fondazione. Cinque di loro, infatti, hanno deciso di accettare l’incentivo all’esodo che prevede la somma netta di 70mila euro e la garanzia di lavorare 120 giorni all’anno, per i prossimi tre anni, come ballerini. Non è detto, tuttavia, che la vicenda dei licenziamenti si concluda qui. Le organizzazioni sindacali, infatti, avevano anticipato, anche nel corso della trattativa, ai vertici della Fondazione che, per questa decisione, potrebbero esserci strascichi in tribunale: un’ipotesi che potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane.

Per le casse del teatro, tuttavia, non è detto che il risparmio ottenuto con il licenziamento del corpo di ballo riesca a compensare le sempre maggiori difficoltà a pagare dei propri soci. Dopo la Provincia, ormai uscita dal novero dei fondatori, stessa sorte potrebbe toccare alla Camera di Commercio. La riforma voluta dal governo Renzi, come più volte ha ribadito il presidente dell’ente camerale Giuseppe Riello, impedirà di sostenere la Fondazione. In questo senso va letto l’intervento di Paolo Arena, presidente Confcommercio Verona e membro della giunta camerale, che a ottobre si oppose allo stanziamento straordinario, da 500mila euro, a favore del teatro. «Quel finanziamento – spiega Arena – era condizionato al fatto che anche gli altri aderissero (Banco Popolare, Fondazione Cariverona e Cattolica Assicurazioni, oltre a Comune di Verona e Agsm) e che fosse approvato il piano di risanamento. Siccome queste due condizioni non si sono avverate, non lo abbiamo concesso. Il vero problema, tuttavia, rimangono le sempre maggiori difficoltà per i soci di elargire il contributo ordinario. Invito, quindi, i parlamentari veronesi a trovare un modo per finanziare l’Arena».

Samuele Nottegar


FINE DI UN'EPOCA. Il complesso artistico divenne stabile negli anni '80

Addio al corpo di ballo, lettere di licenziamento dalla Fondazione Arena

La misura è contemplata dal piano di risanamento Solo cinque su 18 avrebbero accettato gli «incentivi»

domenica 15 .01. 2017 CRONACA, p. 17


Dopo quasi 40 anni si chiude il sipario sul corpo di ballo della Fondazione Arena. Dalla sede amministrativa di via Roma sono infatti partite le annunciate lettere di licenziamento per i 18 ballerini. È questa la misura più dolorosa prevista dal piano di risanamento del commissario Carlo Fuortes per poter accedere ai finanziamenti straordinari previsti dalla legge Bray. A nulla sono serviti appelli, manifestazioni e trattative sindacali. Solo in cinque avrebbero accettato le condizioni di uscita proposte dai vertici della Fondazione: un incentivo di 70mila euro e la possibilità di lavorare come «stagionali» per 120 giorni l'anno. «Ma c'era la prospettiva di un demansionamento» affermano fonti sindacali. «Come organizzazioni dei lavoratori», aggiungono, «avevamo presentato una controproposta improntata a buon senso che prevedeva, su base volontaria, un part-time verticale.

Mantenendo così l'idea di corpo di ballo, ma la Fondazione ha detto no dimostrando miopia ed esponendosi ad eventuali azioni legali poiché per il Festival lirico saranno comunque assunti dei ballerini». Naufragata anche l'ipotesi, caldeggiata dagli stessi artisti, di dar vita a un corpo di ballo interregionale. Il complesso artistico divenne stabile agli inizi degli anni '80. Da allora partecipa alla stagione artistica, in cartellone da ottobre a maggio nei teatri Filarmonico e Ristori, e nel periodo estivo al Festival lirico in Arena, oltre a trasferte in Italia e tournée all'estero. E.S.

venerdì 13 gennaio 2017

Fondazione Arena: casse vuote, contributi in calo, stagione in Arena in bianco, confermati stipendi alti per i dirigenti, ballerini a casa - Rassegna Stampa - 13 gennaio 2017


Arena in ritardo sul festival estivo «Le casse della Fondazione sono vuote»
I sindacati: «Nabucco, siamo quasi fuori tempo massimo. Compensi alti ai vertici ma si licenzia»

venerdì 13 gennaio 2017

VERONA Dopo la pubblicazione degli stipendi dei vertici di Fondazione Arena, le cifre, ma soprattutto, il futuro del teatro, sempre attanagliato da una profonda crisi finanziaria, tornano a far discutere. Secondo quanto pubblicato on line, sul sito della stessa Fondazione, il sovrintendente Giuliano Polo guadagna 180mila euro lordi l’anno, 20mila euro in meno del suo predecessore Francesco Girondini, mentre il commissario straordinario Carlo Fuortes (contemporaneamente sovrintendente all’Opera di Roma) per il suo impegno scaligero, non ha percepito compenso. Francesca Tartarotti, direttore operativo della Fondazione, ha uno stipendio annuo di 120mila euro, lo storico direttore marketing Corrado Ferraro guadagna poco più di 100mila euro, mentre Andrea Delaini, direttore amministrativo, percepisce 77mila euro. Va ricordato che questi tre dirigenti hanno comunicato di aver fatto una donazione alla Fondazione, abbassando quindi il proprio stipendio, vista la difficile situazione economica del teatro. «Questi stipendi pesanti – commenta Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione – sono effetto di responsabilità pesanti. Peccato che poi abbiano licenziato i ballerini». Con Dario Carbone, segretario provinciale Fials, che analizza: «Se sommiamo i singoli stipendi, arriviamo a una cifra piuttosto corposa. Ecco, non mi sembra che i nostri manager, nel complesso, rendano per questa somma: per una simile cifra ci si aspetterebbe ben altri risultati ed, invece, i risultati per adesso sono pochi. Io sono il primo a dire che bravi manager devono essere pagati di conseguenza, ma devono anche raggiungere degli obbiettivi». Quello che preoccupa in particolar modo il teatro è l’idea che la programmazione, soprattutto quella del festival lirico estivo, sia ferma. «Siccome i cantanti e gli artisti – spiega ironicamente Zampolli – hanno la tendenza a volersi fare pagare per le proprie esibizioni, credo che il problema stia soprattutto qui: non ci sono i soldi. Le voci in teatro si rincorrono da un po’, ma sta di fatto che se le risorse non arrivano da Roma, tutto diventa molto complicato».

I soldi cui fa riferimento il segretario Uil Comunicazione sono i 10 milioni di euro stanziati come fondo per la legge Bray, paracadute cui Fondazione Arena ha presentato richiesta di adesione, ma per il quale dal Ministero della Cultura non è ancora giunta una risposta definitiva. E con le casse asfittiche in teatro, non deve essere facile stipulare contratti. «Non so se sia solo un problema economico – aggiunge, però, Carbone – non vorrei che questo continuo procrastinare ci facesse tornare a situazioni già note: con la scusa dell’emergenza, poi, si fa passare di tutto. Anche perché con una nuova produzione, come sarà quella del Nabucco, siamo quasi fuori tempo massimo». Un’idea per recuperare un po’ di liquidità per le casse di Fondazione, la lancia alla Camera di Commercio il parlamentare Pd Vincenzo D’Arienzo. «Visto che il presidente dell’ente camerale Giuseppe Riello ha chiesto, nel corso di un’audizione in Parlamento, di poter aumentare del 20% il valore del diritto annuale alle aziende associate chiedo che, avendolo incassato, versi il contributo straordinario alla Fondazione come si era impegnato a fare». Si tratterebbe di 500 mila euro che, pur non risolvendo i problemi, rappresenterebbero comunque una temporanea boccata d’ossigeno per l’Arena. Eventualità non facile da realizzare, in quanto Riello già in altre occasioni ha ricordato che, non essendoci le condizioni, quei fondi sono stati indirizzati per aumentare la dotazione dei consorzi fidi legati alle attività degli enti camerali

Samuele Nottegar

Programmazione vuota: chi acquista non lo fa a scatola chiusa


Come abbiamo appreso ieri da queste pagine, al prof. Giuliano Polo per il ruolo di «Sovrintendente della Fondazione Arena» (nomina a nostro giudizio impugnabile, come abbiamo già documentato) è stato assegnato uno stipendio di 180 mila euro annui. Da chi? Secondo lo schema che ci è stato proposto dal trio Commissario-Mibact-PD locale, dall’attuale Commissario Fuortes il quale accorpa in sé i poteri del Consiglio di Indirizzo. Ma la normativa di legge assegna però al solo Commissario Straordinario (ancora in carica) tutti i poteri gestionali, che ci sta a fare un Sovrintendente? Non si poteva individuare una soluzione locale a costo zero? Al riguardo su queste pagine ci siamo già espressi e non ci ripetiamo. In ogni caso, la Corte dei Conti è sempre vigile su queste cose. Posteritas iudicet. Nel merito della scelta, comunque, ci saremmo aspettati l’arrivo di un Sovrintendente non di prima nomina, un nome di prestigio che, almeno sulla carta, avrebbe portato in dote credibilità e contatti internazionali e predisposto un cartellone di prestigio come da più parti si sollecita per l’atteso rilancio dell’ente. Inoltre, rammentiamo tutti le dichiarazioni di qualche sindacalista locale che auspicava l’arrivo di un sovrintendente «dall’estero» perché non vedeva in giro un nome che potesse portare quel quid di autorevolezza e di competenza di cui necessitava l’Arena. Ora, anch’essi sono silenti e appagati (di che cosa non ci è noto) e non fiatano su questa nomina e su questo stato di cose e, fatto ancor più grave, nulla palesano sull’assoluta mancanza di una programmazione nei contenuti del Festival areniano 2017 ormai alle porte (23 giugno). Se poi, per malaugurata sorte che non vorremmo, il botteghino areniano scenderà sotto i 370 mila biglietti del 2016 bisognerà intervenire ancora sui costi e saranno ulteriori lacrime e sangue. Non lo sanno i sindacati che il core business del loro lavoro non è garantire gli stipendi attuali ma la continuità del rapporto di lavoro di tutti. Senza una seria programmazione pianificata nei tempi e con contenuti di eccellenza e supportata da un marketing di livello non si potrà garantire un futuro certo a nessuno. Nel merito di quanto dicevamo, si veda il sito della Fondazione Arena riferito al Festival areniano 2017 per rendersene conto: compaiono da molti mesi le sole date e i soli titoli. Poi, nulla. Uno scandalo. Il nulla più totale. Sovrintendente, batta un colpo. Lo stipendio ora è certo, ma aspettiamo di vedere il lavoro. Non vorremmo essere nei panni dell’Ufficio Stampa o dell’Ufficio Marketing e Comunicazione dell’ente che sono chiamati a promuovere e concretizzare le vendite della biglietteria. Che cosa possono dire ai possibili compratori? Nulla, dato che il nulla è stato programmato. Lo diciamo al prof. Polo: chi deve acquistare non compera a scatola chiusa e pretende di sapere chi canta, chi dirige e, per le nuove produzioni, di chi sarà l’allestimento (vedi il Nabucco inaugurale, ancora scandalosamente non assegnato). Per curiosità, qualcuno vada a controllare i siti web di alcuni nostri diretti concorrenti (per inciso: già tutti con dati e cast completi): Caracalla, Macerata, Salisburgo, Bregenz. Ma, almeno, una certezza l’abbiamo: il supposto Sovrintendente avrà il suo stipendio … e non si entusiasmi per lo sconticino di 20 mila euro, perché il suo collega del Teatro La Fenice percepisce 163 mila euro (e, forse, con altri risultati).



LIRICA NEL CAOS. In attesa dei soldi della Bray
Fondazione Arena, contributi in calo
Appello per salvarla: D'Arienzo: «I soci provvedano». [Paolo] Arena: «I politici intervengano»

venerdì 13 .01. 2017 CRONACA, p. 14

Mancano ancora i contributi previsti dalla legge Bray per la Fondazione lirica Arena - si prevede l'arrivo di una decina di milioni - ma intanto tiene banco il tema dei finanziamenti, ordinari e straordinari, da parte dei soci. E ricordiamo che alla Fondazione ora non c'è il Consiglio di indirizzo, ma il commissario Carlo Fuortes, che ha presentato un piano di risanamento - ed è retta dal sovrintendente, Giuliano Polo.A sollevare il caso dei finanziamenti è Vincenzo D'Arienzo, deputato del Pd, il quale ricorda il provvedimento di riforma delle Camere di Commercio, in discussione sia alla Camera che al Senato e sono in corso anche le audizioni per valutare bene la scelta da fare. «Il presidente della Camera di Commercio di Verona, Riello, è stato invitato dalla Commissione specifica al Senato il 4 ottobre e ha depositato una relazione. Da questa emerge un fatto nuovo: è scritto nero su bianco che sia in passato che quest'anno, l'Ente camerale veronese ha chiesto l'aumento del 20 per cento in parola per pagare la sua quota di partecipazione nella Fondazione Arena». D'Arienzo rileva però che «nonostante il diritto annuale sia stato aumentato del 20 per cento e incassato per finanziare la Fondazione, a quest'ultima la Camera di Commercio ancora non ha versato alcun contributo straordinario oltre la quota prevista, ovvero il minimo sindacale».In sede di Camera di Commercio il presidente di Confcommercio Verona, Paolo Arena, ha espresso preoccupazione. «Con la riforma Renzi delle Camere di Commercio, e vedremo però i decreti attuativi, ci viene tagliato il 50 per cento dei contributi statali», dice, «e ciò significa che dai sette milioni all'anno che normalmente investiamo sul territorio, fra cui il sostegno alla Fondazione Arena, ce ne resterà non più di uno, dalla riserve, per attività istituzionali. Noi vogliamo sostenere la Fondazione, ma i soldi non ci sono. Auspico quindi», conclude, «che i parlamentari veronesi si facciano portavoce presso il Governo per trovare soluzioni sui finanziamenti. Camera di Commercio e Provincia non hanno fondi, il Fus è in calo: servono fondi alternativi per non perdere uno dei teatri più importanti al mondo, che genera un indotto di 400 milioni».

Enrico Giardini




giovedì 12 gennaio 2017

Dal fallimento della privatizzazione della Fondazione Arena, alla caduta del suo governo. Si avvicina la fine dell'era Tosi a Verona.

Riportiamo questo articolo che ben evidenzia la situazione dell'amministrazione Tosi a Verona, sindaco ed ex presidente della Fondazione Lirico Sinfonica della città di Verona tanto discusso anche in merito alla politica gestionale dell'Arena.

Dopo aver portato il Teatro sull'orlo del fallimento ed averne chiesto la liquidazione nel tentativo di privatizzare l'attività nell'anfiteatro romanico più famoso al mondo al fine di convogliarne gli utili nelle tasche esclusive di pochi eletti, rischia lui stesso di veder liquidare la propria amministrazione.

Assistiamo oggi al decadimento di un governo cittadino improntato su otto anni di cementificazione selvaggia, sul depauperamento dei beni storici e culturali appartenenti alla città e ai cittadini svenduti ai privati, sul fallimento del progetto di numerose opere pubbliche promesse e mai arrivate a realizzazione, e sulla privatizzazione di molti poli economici fondamentali per la città, ad esclusivo vantaggio di banche ed imprenditori che ne hanno sostenuto l'amministrazione.

Verona, la caduta di Tosi in mano ai tre “casaleros”
La giunta rischia di cadere già a fine gennaio sul bilancio. Per crisi interna del tosismo

Matteo Castagna - 11 gennaio 2017

La giunta di Flavio Tosi a Verona rischia di cadere entro fine gennaio, a pochi mesi dalle elezioni comunali. Per deflagrazione interna del tosismo. I consiglieri comunali che fanno riferimento a Stefano Casali, capogruppo in Regione della lista Tosi, da tempo manifestano un certo malessere nella compagine del sindaco scaligero: fin dai tempi della liason tra questi e l’ex premier di centrosinistra Renzi, malvista da “Verona Domani” (l’associazione dei casaliani) che ha, invece, una vocazione neo-democristiana collocata nel centrodestra. Il mal di pancia si è trasformato in aperto dissidio in occasione del referendum costituzionale: i supporter di Casali si sono apertamente schierati per il No, mentre Tosi per il Sì. Alle recenti, sia pur pasticciate e rimandate elezioni proviciali, si sono presentati nel listone di centrodestra contrapposto a quella dei tosiani.


In aula consiliare, Andrea Sardelli, Filippo Rando e Rosario Russo negli ultimi mesi hanno contribuito all’ostruzionismo e a far mancare il numero legale, dando ulteriori segnali di prossima rottura.Il loro peso potrebbe contare eccome a sfavore della maggioranza di Tosi sulla variante 23, che il sindaco non pare intenzionato a ritirare nonostante le sollecitazioni di Michele Bertucco, il pugnace ex capogruppo Pd unico ad aver giusto l’altro ieri sottolineato il pericolo di caduta. Per Tosi sono lontani anni luce gli anni del consenso plebiscitario e della fedeltà dei suoi “fino all’estremo sacrificio”. Le sue scelte politiche nazionali, dalla rottura con la Lega al filo-renzismo hanno provocato un graduale “fuggi-fuggi” di amici e compagni di viaggio.

Entro il 31 Gennaio, l’assessore Pier Luigi Paloschi dovrà presentare il bilancio. Se gli equilibri dovessero rimanere come quelli che emergeranno dalle provinciali, la maggioranza di 17 consiglieri potrebbe perdere l’appoggio dei tre casaleros. E quand’anche dovesse arrivare, come nel passato, il “soccorso bianco” dei due del gruppo misto, Marisa Brunelli e Luigi Castelletti, alla maggioranza mancherebbe comunque 1 voto. Un consiglio che non approva il bilancio, atto fondamentale di un’amministrazione, andrebbe a casa.


Ora, in politica tutto può succedere, anche all’ultimo minuto. Non è detto al 100% che i tre consiglieri “in bilico” votino per forza contro il bilancio per far cadere il sindaco. Potrebbero, infatti, mantenerlo in vita per i prossimi quattro mesi “a comando”, diventando (se già non lo sono) l’ago della bilancia. Ma così facendo, rosolando Tosi a fuoco lento, sancirebbero comunque la fine del tosismo a Verona, come dice Bertucco. C’è chi spera in un “election day” con le elezioni politiche a giugno. E forse è anche per questo che, a parte qualche candidatura di bandiera, i partiti maggiori hanno dichiarato che scopriranno le carte a febbraio.