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lunedì 5 dicembre 2016

Guardia di Finanza in Fondazione Arena, spese e bilanci sotto ispezione - da VeronaSera.it


Fondazione Arena, arriva la Finanza. Spulciate tutte le spese dei bilanci
Un accertamento di tipo amministrativo e non penale. L'ente, in caso di illecito, rischia una sanzione poco gradita, soprattutto in questo momento di difficoltà economica



Guardia di Finanza nella sede di Fondazione Arena per svolgere un meticoloso accertamento fiscale. A raccontarlo è Laura Todesco dalle pagine del Corriere. L'ispezione è stata richiesta dall'Agenzia delle Entrate per verificare tutte le spese dell'ente lirico veronese. Un controllo che potrebbe impegnare i finanzieri a lungo, vista la mole del materiale da ispezionare.

L'accertamento è di tipo amministrativo e non penale. Se gli uomini delle Fiamme Gialle veronesi scoveranno degli illeciti, la fondazione potrebbe incorrere in sanzioni di tipo pecuniario. Sanzioni comunque poco piacevoli, soprattutto in un momento come questo in cui l'ente sta attraversando un periodo delicato, tra commissariamento, piano di risanamento e proteste contro i tagli dei lavoratori.


La Guardia di Finanza comunque controllerà tutto e non si limiterà a segnalare soltanto irregolarità amministrive. Nel caso in cui dai bilanci risultassero anche reati penali, le Fiamme Gialle dovranno informare le autorità competenti, che non sarebbe più l'Agenzia delle Entrate ma direttamente la magistratura.

Rassegna Stampa - 4 dicembre 2016


Finanza in Fondazione Arena
La preoccupazione dei sindacati
Corpo di ballo, si riprende a trattare


domenica 4 dicembre 2016

VERONA I controlli e le verifiche fiscali qualche preoccupazione la creano sempre. Se poi sono nei confronti di realtà, come Fondazione Arena, che stanno attraversando un periodo non esattamente tranquillo è evidente che il livello di apprensione sia destinato a salire. È per questo che le organizzazioni sindacali, alla notizia di accertamenti fiscali in corso in Fondazione da parte della Guardia di Finanza su richiesta dell’Agenzia delle Entrate, si siano dichiarate preoccupate. Proprio in questi giorni, infatti, rimangono in sospeso l’accesso alla Legge Bray, la discussione del nuovo integrativo e la trattativa che riguarda il corpo di ballo. «La richiesta della Bray – chiarisce Ivano Zampolli, segretario provinciale Uil Comunicazione – si basa su un preciso piano di risanamento dei conti che non tiene conto di eventuali sanzioni fiscali. Tutti speriamo che non ci siano sanzioni, ma se dovessero essercene, dove verranno reperiti nuovi fondi? È evidente che viene messa a rischio la tenuta del piano Bray». Dello stesso avviso Dario Carbone, segretario provinciale Fials, che, tuttavia, chiarisce: «Eventualmente dovrà pagare chi ha causato l’anomalia. Una sanzione fiscale non può certo ricadere sulle spalle dei lavoratori che, già, sono il primo azionista, dopo lo Stato, di Fondazione Arena. Certo è che eventuali sanzioni potrebbero influire sul pareggio di bilancio». Tutti elementi di complessità che non contribuiscono a rendere più tranquillo il clima in Fondazione, soprattutto, dopo le voci che vedrebbero anche la Camera di Commercio sfilarsi dai soci del teatro e non più disponibile a pagare la propria quota. «È una decisione grave – commenta Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil – perché proprio a causa dei mancati fondi erogati dall’ente, hotel, bar, ristoranti potrebbero rinunciare a centinaia di milioni di euro creati grazie al festival lirico. Cosa ne pensano gli associati?». Nel frattempo, martedì, riprende la trattativa sul corpo di ballo. Per la prima volta, Fondazione e sindacati si troveranno in Provincia.

Samuele Nottegar

sabato 3 dicembre 2016

Rassegna Stampa - 3 dicembre 2016


La Finanza in Fondazione Arena.
Scatta l’ispezione fiscale sui bilanci
Conti al setaccio, rischio di multe in caso di irregolarità.
E in tribunale il caso resta aperto

Sabato 3 dicembre 2016

VERONA Non c’è pace per Fondazione Arena, alle prese stavolta con un mega ispezione tributaria. Nelle ultime ore gli uomini delle Fiamme Gialle si sono presentati in sede per controllare conti e bilanci dell’ente. Hanno ricevuto dalla Direzione dell’Agenzia delle Entrate l’incarico di svolgere una capillare attività di controllo fiscale. E quello appena intrapreso dai finanzieri non risulterà affatto un accertamento destinato a concludersi in tempi brevi, tutt’altro. In atto, si configura un’attività di controllo fiscale che per venire ultimata potrebbe anche richiedere alcune settimane. Il lavoro da fare, del resto, appare imponente e, vista la delicatezza della situazione in cui versa la Fondazione e l’importanza della partita in ballo, non ammette la minima sbavatura: da parte della Guardia di finanza, verranno passate al setaccio tutte le uscite della Fondazione Arena, iscritte in bilancio in questi ultimi anni. Verrà verificata, inoltre, la regolarità di appalti e spese. E si analizzeranno nei dettagli anche le ricevute e i giustificativi di ogni singola passività. Un controllo minuzioso, finalizzato ad accertare eventuali violazioni di ordine amministrativo a carico dell’ente. Il rischio che grava sulla Fondazione,in caso di irregolarità, è incorrere in una maxi sanzione dal Fisco. E, di questi tempi, una simile eventualità potrebbe avere l’effetto di un colpo di grazia sul già problematico stato dei bilanci che ha portato la Fondazione al commissariamento e alla richiesta di adesione alla Legge Bray. Per adesso, dietro gli accertamenti scattati nelle ultime ore in Arena non c’è alcun ordine giunto dalla procura. Si tratta infatti di controlli amministrativi, che la Finanza non sta svolgendo in veste di polizia giudiziaria. Se nel corso di questa ispezione dovessero emergere irregolarità penali, la faccenda ovviamente cambierebbe. Per ora, comunque, le verifiche sono solo agli inizi e la magistratura non risulta investita della questione. All’ex Mastino, comunque, esiste ancora un fascicolo aperto su Fondazione e Arena Extra. A maggio, sul presunto «conflitto di interessi» in cui si sarebbe trovato Francesco Girondini quando ricopriva sia la carica di sovrintendente della Fondazione Arena sia quello di amministratore unico di Arena Extra, era stata aperta un’inchiesta dal procuratore (ora in pensione) Mario Giulio Schinaia. Prima mossa della procura fu l’acquisizione della delibera dell’Anticorruzione di Raffaele Cantone (che aveva sollevato il caso) e della relativa audizione del ministro Dario Franceschini alla Camera mentre, dal canto suo, Girondini precisò che «si ritenne opportuno fardi Raffaele Cantone (che aveva sollevato il caso) e della relativa audizione del ministro Dario Franceschini alla Camera mentre, dal canto suo, Girondini precisò che «si ritenne opportuno far coincidere l’incarico di amministratore unico di Arena Extra con quello del sovrintendente per ragioni di opportunità gestionali e a tutela dell’interesse di Fav». Si trattava, di fatto, della terza inchiesta sul tema: la prima si era già a suo tempo chiusa con un’archiviazione, mentre alla stessa conclusione è sfociata in data 19 gennaio scorso anche la seconda per mano del pm Giovanni Pietro Pascucci. Attraverso il suo legale Luca Tirapelle, però, il capogruppo in consiglio comunale del Pd Michele Bertucco ha nel frattempo deciso di presentare istanza di opposizione sollecitando «ulteriori accertamenti sui conti sia di Fondazione Arena che di Arena Extra». Nuove indagini o fascicolo nel cassetto? Fino a ieri, il caso pendeva ancora dal gip.


Laura Tedesco

sabato 26 novembre 2016

Lirico di Cagliari: "Non volgiamo diventare un Teatro lirico di serie B" - da L'Unione Sarda

Riportiamo questo articolo da "l'Unione Sarda" del 20 novembre scorso:



Riportiamo il link per l'ascolto della trasmissione "La luna sul posto" condotta da Andrea Sellaroli ed andata in onda su Radio Popolare Verona FM104 lo scorso martedì 22 novembre, trasmissione che ha dato voce a chi si batte per la Fondazione Arena bene comune, a chi non vuole che essa venga privatizzata e chi lotta per la sopravvivenza del corpo di ballo della Fondazione.

giovedì 24 novembre 2016

Siamo "Lavoratori dello Spettacolo, non ci confondete con il "Mondo dello Spettacolo" - Lettera di Alfonso Liguori

Sono molti i personaggi del "mondo dello spettacolo" che anche nei giorni scorsi si siano spesi a favore del Si per il prossimo referendum costituzionale, da Andrea Bocelli a Roberto Bolle, dal Volo a Carla Fracci, da Paolo Sorrentino a Roberto Benigni, ed ancora Luca Zingaretti, Beppe Fiorello, Isabella Ferrari, Michele Placido, Ricky Tognazzi e via dicendo.

Molti altri sostengono il No, come Andrea Camilleri, Toni Servillo, Piero Pelù, Fiorella Mannoia, Alba Parietti, Fedez, Anna Oxa, Toni Servillo, Claudio Santamaria, Rosita Celentano e molti altri.

Ad essi viene data eroneamente voce in rappresentanza di tutto il comparto dello spettacolo, ma questi vip che hanno deciso di schierarsi pubblicamente a favore del Si oppure del No, rappresentano veramente la voce dei lavoratori dello spettacolo?

A questa domanda rispondiamo riportando questa significativa lettera scritta ad opera di Alfonso Liguori, attore salernitano, e pubblicata il 22 novembre sul suo profilo Facebook e sul blog "ipocrita civitas".

I nostri più sinceri complimenti ad Alfonso Liguori!!


SIAMO "LAVORATORI DELLO SPETTACOLO", PER FAVORE NON CI CONFONDETE CON "IL MONDO DELLO SPETTACOLO"

"Ha girato in questi giorni una sorta di appello, documento, non si sa bene cosa, sottoscritto da una serie di intellettuali e soprattutto da artisti a sostegno del Sì al referendum costituzionale.

Per ciò che i social sono divenuti, si possono immaginare i commenti da parte dei sostenitori del NO sui rappresentanti del “mondo dello spettacolo”.

Io sono un attore, professionista, ho 52 anni, svolgo questo lavoro da oltre trenta, e non ho mai capito cosa sia “il mondo dello spettacolo”. Non lo conosco.
Ciò che conosco è il mondo dei “lavoratori dello spettacolo”, delle seconde e terze linee che quotidianamente affrontano questa professione con onestà.

Vivo prevalentemente in Teatro, e intorno a noi attori c’è il silenzioso e valente mondo dei tecnici, dei trasportatori, delle scenotecniche, delle sartorie... tutte persone che si “guadagnano la giornata”, fanno sacrifici, crescono i figli, comprano casa, pagano il mutuo; combattono col “rosso in banca”, con la paga che arriva in ritardo, la diaria insufficiente, i treni o le autostrade, il costo dei ristoranti, degli alberghi (non i grandi alberghi, un tre stelle è un lusso!); che devono periodicamente controllare che i contributi gli siano stati effettivamente versati, che a fine lavoro aspettano mesi l’ultimo bonifico, che vanno in scena pure ammalati perché non puoi fare diversamente; che terminata la scrittura non sanno quando ne arriverà un’altra, che non vedranno mai un TFR, e veramente non sanno se prenderanno una pensione.

Gente che accoglie con amore tutte le difficoltà di un lavoro che è vera passione, che non ha protezione di alcun genere, non ha riconoscimento professionale, che si è vista negli ultimi e durissimi anni di crisi sottrarre spazio da gruppi di amatoriali che possono pesantemente abbattere i costi avendo ovviamente altra entrata.

Ma non fa niente. È il lavoro che ci siamo scelti, che amiamo, e per il quale quotidianamente combattiamo, perché come diceva Peter Brook: “il vero lavoro di un attore è cercare lavoro”, il resto, quando la scrittura arriva, è solo amore.

Io voto NO. Perché amo il mio Paese e la mia Costituzione. Perché sento di volerlo difendere da un subdolo assalto, perché la revisione l’ho letta e la trovo orrenda. Perché non vedo come si possa credere a un premier che farebbe, oggi, una battaglia contro l’Unione Europea, quando ha inserito nella riforma l’obbligo per noi, Stato italiano, di assorbire pedissequamente i dettami della UE (art. 117).

La crisi che ha investito la Cultura e lo Spettacolo italiano ha nulla di diverso da quella che ha colpito operai, contadini, pescatori, commercianti, impiegati, piccoli e medi imprenditori, che ha creato precarietà, insicurezza di lavoro e dunque di vita, abbattimento dei salari, restrizione dello Stato Sociale, che ha visto i ricchi divenire sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

È accaduto anche a noi. Perfettamente uguale. Lo Stato è praticamente sparito se non che per pochi “circoli” accortamente scelti, il teatro privato, che ha dato da vivere a tantissimi, è ormai in ginocchio, prendi oggi paghe che percepivi dieci anni fa, le lunghe tournée non esistono più, e di deflazione in deflazione salariale, alla fine i vincenti sono i dilettanti.

Anche da noi, ormai, si è creata una élite, distante dal resto dei lavoratori, che non si occupa dei loro problemi, che evita accuratamente di prendere posizione, distante, assente, autoreferenziale, dove talvolta salta fuori qualcuno con un minimo rigurgito di coscienza, poi più niente. E niente a che vedere con i Volontè, o le Magnani, o i Cervi che un tempo erano in prima linea per i diritti della categoria.

Certo, anche i componenti di questa odierna élite, per “arrivare” avranno fatto le loro gavette, ma la sensazione netta è che costoro abbiano totalmente dimenticato di quando... erano come gli altri.

Pensare che ogni lavoratore dello spettacolo, sia “il mondo dello spettacolo”, ci offende profondamente. Queste élites non ci rappresentano. E non per il Sì o per il No, ché pure tra noi lavoratori ci sono sostenitori della Riforma, ma perché ormai essi vivono lontani dalle nostre vite, come Marchionne dai suoi operai, Briatore dai suoi camerieri.

Per favore, non ci confondete.

Grazie".
Alfonso Liguori

mercoledì 23 novembre 2016

"NON ZITTITE L'ARTE, NON CHIUDETE IL LIRICO DI CAGLIARI" di Maurizio Ciotola - da il Punto sociale.it

NON ZITTITE L’ARTE, NON CHIUDETE IL TEATRO LIRICO DI CAGLIARI.

di Maurizio Ciotola

20 Novembre 2016

L’art. 24 della Legge 160 del 7 agosto 2016, inerente i teatri lirici italiani, recita: "...su proposta del Ministro dei Beni Culturali e delle Attività Culturali e del Turismo, il Governo provvede...", ovvero il ministro Franceschini propone e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dispone, su quella che sarà l’operazione di individuazione, tra i quattordici teatri lirici italiani quelli che, per requisiti saranno riconosciuti "fondazione lirico sinfonica" e per i quali resterà il "mantenimento della partecipazione e della vigilanza dello Stato" e tutti gli altri che, differentemente, verranno riconosciuti come "teatri lirico-sinfonici" ed esclusi dal patrocinio di Stato e relativo finanziamento.
Una legge con cui si sono create tipologie differenti di teatri lirici, le fondazioni liriche, che saranno sostenute da erogazioni dello Stato per il mantenimento della loro programmazione artistica e i teatri lirico sinfonici, ai quali invece tale importantissimo e determinante contributo verrà sottratto, inducendo gli stessi ad una considerevole riduzione del budget di spesa nella programmazione degli eventi.

Il paradosso è insito nel fatto che, i più importanti e grandi enti lirici nazionali, come La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, l’Opera di Roma, e il Massimo di Palermo entreranno a far parte, per i riconosciuti requisiti, delle fondazioni lirico sinfoniche e dei conseguenti finanziamenti dello Stato, mentre enti lirici molto meno ricchi, più modesti per dimensioni, ma non per qualità come quello cagliaritano, non avranno questo riconoscimento. Se è pur vero che, un teatro lirico non si sostiene solo con i finanziamenti, ma anche grazie agli sponsor, ai pagamenti degli abbonamenti e dei biglietti da parte degli spettatori, dobbiamo tener presente che, teatri come la Fenice di Venezia, possono proporre abbonamenti di 1150 euro a stagione, contro i 250 euro necessari per l’intera stagione al Teatro Lirico di Cagliari, senza tener conto degli sponsor nazionali ed internazionali, che concorrono al suo pareggio di bilancio.
Immaginate se, domani, per far fronte a questa esigenza, il Teatro Lirico di Cagliari dovesse decidere di aumentare il costo degli abbonamenti e dei biglietti in misura da eguagliare quelli de La Fenice. E altresì, attraverso un "esercizio" delle previsioni sul possibile bacino di “utenza”, provate ad elencare quante persone potrebbero accedere al teatro ed assistere agli spettacoli, alla loro "erogazione" in quanto servizio culturale, cui una società non può e non deve fare a meno.

Una domanda dobbiamo farla però anche al ministro Franceschini, nonché al Presidente del Consiglio Renzi, al fine di esplorare la loro reale consapevolezza di quello che oggi è il tessuto economico e sociale del Paese; e sempre a riguardo delle condizioni dei territori come il nostro, riescono a comprendere che l’abbonamento stagionale già oggi è diventato un lusso, per la erosione del reddito, l’impoverimento del territorio, di cui le politiche nazionali e regionali sono direttamente responsabili?

Il 19 novembre al Teatro Lirico di Cagliari, di fronte alla manifestazione armoniosa e pacata, attraverso cui i musicisti, i tecnici, gli assistenti di sala, il direttore d’orchestra, hanno preso parte per mostrare la bellezza di ciò che può offrire il teatro e di cui sono maestri, non vi era un solo rappresentante della Giunta Regionale e di quella Comunale, ma solo consiglieri regionali e comunali intervenuti a titolo personale, non facenti parte della maggioranza. Dobbiamo chiederci perché l’oblio e il rifiuto al dialogo in questo nostro Paese oggi, a distanza di sessant’anni dalla caduta del fascismo, ha preso il sopravvento a discapito di un confronto che in quanto tale è scomparso, rigettato, taciuto e censurato, per dar luogo a show in cui regna la violenza verbale.
Perché non un parlamentare sardo, neppure di opposizione, ha voluto essere solidale con quello che è l’imminente dramma del Teatro Lirico di Cagliari, dei suoi dipendenti, per la città intera e per la Sardegna? Non è e non sarà esclusivamente un problema dei musicisti, scenografi, tecnici, impiegati, assistenti, costumisti, dipendenti del teatro, ma è un problema della comunità regionale, che non potrà più accedere a ciò cui ha diritto per quanto dispone l’art. 9 della Costituzione; ma soprattutto perché, culturalmente costituirà una vera e propria rinuncia all’umanesimo, di cui non possiamo fare a meno per vivere e crescere in quanto individui, capaci di gestire il presente e determinare il futuro, il nostro futuro sociale.

Questo emendamento, introdotto ad hoc nella legge omnibus in agosto con lo scopo di non essere sottoposta alla dovuta vigilanza parlamentare, oltre a determinare un diverso riconoscimento dei teatri lirici esistenti, impone a quelli non più in grado di far fronte alle spese di programmazione, la loro fermata nei periodi di inattività imponendo loro "...la conseguente trasformazione temporanea del rapporto di lavoro del personale...", dettando per le missioni all’estero una riduzione delle spese "nella misura del 50 per cento": ovvero non solo verranno ridotte le attività nei teatri che riusciranno a sopravvivere, ma è loro impedito portare in giro per il mondo la bellezza di cui sono artefici.

Chiediamoci se, in questo paese diseguale, è possibile mettere in “corsa” tra loro “teatri”, tra nord e sud, centro e periferia, o più in generale i tanti soggetti sociali, industriali, enti locali, di un Paese che eguale non è? Dal dopoguerra si è cercato di colmare il divario esistente, in ambito culturale e sociale, industriale ed economico, attuando una redistribuzione dei redditi e un impegno dello Stato commisurato allo stesso divario esistente, per trovare un equilibrio consono a quel nostro primeggiare tra gli otto Stati più sviluppati del mondo.

Oggi assistiamo ad un depauperamento del territorio attuato dal Governo centrale come da quello regionale, che smantella servizi e strutture, in sé determinati ai fini del mantenimento e alla crescita del Paese sul piano sociale, culturale ed economico. In cambio assistiamo agli show elettorali e politici, privi di finalità comuni, ma agiti per sostenere le ragioni dell’uno o dell’altro, senza una vera e propria ricaduta sul territorio, se non per i soliti noti “esclusi” da crisi e povertà, che lavorano alacremente allo scopo di accentuarle per un loro esclusivo tornaconto.

Maurizio Ciotola

lunedì 21 novembre 2016

Roberto Bolle celebra in tv ed al cinema la "sua danza".. ma intorno a lui, nella "sua" Italia, la danza muore nel silenzio!!


Mentre Roberto Bolle, il più famoso ètolie internazionale italiano, celebra la sua "Arte della Danza" nel film in uscita proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane, forte anche del successo televisivo con il programma a lui dedicato "Roberto Bolle - La Mia Danza Libera" andato in onda in prima serata su RAI Uno l'8 ottobre 2016, intanto nel più completo silenzio il balletto in Italia è in via di estinzione.

La locandina del film in uscita
domani nelle sale cinematografiche

Questo grazie principalmente alle politiche gestionali fallimentari dei teatri italiani degli ultimi anni che, unite a scelte governative che penalizzano sempre di più gli investimenti nella cultura, hanno fatto ricadere la responsabilità di parare i colpi di una crisi economica che affligge ormai in modo cronico la maggior parte delle istituzioni teatrali del nostro paese prevalentemente su quella che è considerata per antonomasia la cenerentola delle arti dello spettacolo dal vivo, ossia quella coreutica, che rispetto a melodramma e sinfonico ha sempre ricevuto un trattamento di sfavore.

Tutto questo nonostante i dati SIAE degli ultimi anni abbiano fatto registrare contro tendenza rispetto al resto del comparto un buon incremento delle presenze di pubblico rispetto alle rappresentazioni di balletto.


Purtroppo un po' di complicità in questa crisi del balletto in Italia l'ha anche chi, come Roberto Bolle, forte della propria posizione di grande visibilità mediatica, oltre a promuovere se stesso, avrebbe dovuto ben sfruttare la propria notorietà per denunciare questa situazione preoccupante che ormai si trascina da anni nel nostro paese, lo stesso paese che l'ha visto crescere professionalmente fino a divenire il grande artista che oggi è riconosciuto come tale in tutto il mondo.

A volte però, difronte ad un grande talento artistico, non sempre si riscontra anche una grande sensibilità dal punto di vista umano.


Lo spunto per questo nostro articolo parte dall'intervista rilasciata dal ballerino piemontese formatosi al Teatro alla Scala di Milano alla giornalista Silvia D'Onghia de "il Fatto Quotidiano", riportata in un articolo nell'edizione del 15 novembre 2016 (di seguito potete leggere l'intero articolo).

L'intervista nasce dall'occasione del film "Roberto Bolle: l'Arte della Danza" in uscita nelle sale cinematografiche italiane, e come ogni intervista che si rispetti dedicata ad una star anche quella all'ètoile di Vercelli è incentrata su di se, sui propri successi, sul proprio stile di vita, sui fan e sull'immagine mediatica e "social" dell'artista Bolle. Fin qui nulla di strano, ma quello che ci ha fatto veramente dispiacere e storcere la bocca è la risposta data alla seguente domanda che potete leggere direttamente in questo stralcio dell'articolo in questione:



Roberto Bolle nel ruolo di "Apollo"
in "Apollon Musagète" di Balanchine
Quel che è più grave in questa risposta è il fatto che il Roberto nazionale non solo consideri quello che ha visto la crisi e la scomparsa di diverse realtà del balletto un periodo ormai passato, dimostrazione di scarsa capacità cognitiva di ciò che gli stia accadendo intorno, ma che proprio nei giorni in cui rilasciava questa intervista un altro corpo di ballo, quello della Fondazione Arena, era ed è tuttora in pericolo di estinzione a causa di politiche gestionali incomprensibili che ancora una volta hanno penalizzato la forma d'arte che tanto lo hanno reso famoso e su cui ha creato un bel businnes con il target "Bolle & Friends".

Quel che bisognerebbe ricordare è che se Roberto Bolle è divenuto Roberto Bolle, questo è stato grazie anche e soprattutto alla fortuna che ha avuto di poter da prima studiare in una scuola di ballo dove ha trovato dei maestri che hanno creduto nelle sue doti e qualità, peraltro ex ballerini che prima di lui hanno calcato le scene e trasferito la propria esperienza agli allievi come anche lui, per poi aver la possibilità di entrare in un corpo di ballo, quello del Teatro alla Scala, dove da prima ha fatto esperienza come ballerino di fila e solista per poi divenire primo ballerino e definitivamente ètoile internazionale di una delle compagnie più prestigiose al mondo, quella dell'American Ballet Teatre.

Un momento del "Bolle and Friends" in Arena
Spendere quindi una parola a salvaguardia della sopravvivenza dei corpi di ballo nei teatri italiani sarebbe stato quindi assolutamente d'obbligo, affinché possa esserci anche un Roberto Bolle di domani, perché anche lui, oggi già a quarantuno anni, invecchia, e un domani, come prima Nureyev, poi Barysnikov ed oggi anche per lui, ci sarà qualcuno che lo farà cadere nel dimenticatoio, sempre che non voglia oggi impegnarsi oltre che per la "sua danza" anche per la danza di tutti, lasciando magari un tangibile segno oltre che della sua arte anche dell'uomo Roberto Bolle, dando un contributo a favore di chi oggi lo ammira e ne emula le gesta in una sala ballo e aspiri a divenire il Bolle di domani.

Roberto Bolle è ormai un fenomeno mediatico di tale rilevanza la cui immagine pubblica è legata al mondo del balletto tanto da esser considerato un ambasciatore dell'arte della danza nel mondo.

La compagnia di balletto del Maggiodanza
sotto la direzione di Francesco Ventriglia in tempi
ancora non sospetti dell'imminente scomparsa
della compagnia
L'invito allora è proprio quello di sfruttare tale notorietà per fare qualcosa di buono affinché in questo nostro paese possa invertirsi la rotta di un processo degenerativo nei teatri che nel giro di solo un anno ha visto sparire dalle scene da prima il Maggio Danza, e che oggi rischia di portare alla scomparsa il corpo di ballo dell'Arena.

Ricordiamo come allo stesso Maggio Danza così come all'Arena di Verona, Roberto abbia danzato affianco a molti colleghi che hanno perso la loro possibilità di danzare mentre altri rischiano di perderla oggi.

Il Corpo di Ballo della Fondazione Arena di Verona
sotto l'ultima direzione, quella di Renato Zanella,
precedente la decisione del Commissario Fuortes
di cessare l'attività di balletto della Fondazione e di
aprire la procedura di licenziamento per i suoi ballerini 

Purtroppo non è questo un periodo buio" per la danza del nostro paese ormai superato, lo stiamo vivendo nel pieno della sua drammaticità e se non arrestato potrebbe avere degli effetti irreversibili.

Ricordiamo come negli anni '80 il nostro paese potesse contare per la produzione di balletti sui corpi di ballo di molti Teatri quali Torino, Milano, Venezia, Bologna, Trieste, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo più molte altre compagnie importanti disseminate per tutto il paese.

Oggi i teatri che ancora posseggono un corpo di ballo sono solo Milano, Roma, Napoli e Palermo mentre Verona lo sta dismettendo, anche se ancora si nutre qualche speranza di poterlo salvare, a cui si aggiungono compagnie come l'Aterballetto, il Balletto di Toscana, il Balletto di Roma e poche altre realtà di qualità che ancora riescono a sopravvivere avendo ridotto di molto la loro produttività rispetto a tempi più gloriosi.


Anche a Roma da poco è scattato l'allarme per l'esclusione dopo quasi quarantanni del balletto dalla stagione estiva di "Caracalla", un segnale questo non molto confortante che ha determinato lo stato di agitazione sindacale dei tersicorei della capitale. Palermo poi conta un numero esiguo di stabili, e se la produzione di balletto è ora incentivata, è solo grazie alla presenza di un sovrintendente illuminato, e non è detto che la situazione rimanga quella attuale se non si investe in un organico fisso adeguato, anche se neanche questo è garanzia di sopravvivenza, visto che a Verona Fuortes ha deciso di cancellare un corpo di ballo con venti stabili.   

In questo scenario sarà molto improbabile che qualche giovane fanciullo italiano dalle doti eccezionali come il nostro Roberto nazionale possa un giorno trovare terreno fertile per percorre la stessa strada che lo porti al successo, sempre che non scappi all'estero per far migliore fortuna.

Il manifesto del "Bolle and Friends"
2016 all'Arena di Verona
Il grande Roberto a cui va il nostro più assoluto riconoscimento per la "grandezza" dell'artista che è in lui e per l'orgoglio di noi italiani nell'essere rappresentati ai più alti livelli dell'arte coreutica a livello mondiale, non sprechi quindi altre opportunità per difendere la propria arte e di chi come lui sin da bambino si è voluto attaccare ad una sbarra per ascoltare una passione che viene dal cuore ed inseguire un sogno.

La trasmissione andata in onda su Rai Uno che l'ha visto protagonista, l'intervista a "il Fatto Quotidiano" ed ancora l'aver portato il suo "Bolle & Friends" sul palcoscenico più famoso al mondo quale quello dell'Arena proprio mentre il teatro che lo ospitava contemporaneamente  decideva di sopprimere il proprio corpo di ballo, erano forse opportunità importanti per dire qualche parola a favore della danza in Italia e dei colleghi che rischiano di rimanere senza la possibilità di poter esprimere la sua stessa arte.

Siamo sicuri che non mancheranno altre occasioni per poter rimediare.

Ortensia Sal



di seguito l'articolo completo da "il Fatto Quotidiano" del 15 novembre 2016:





"Tagliare il Ballo è come staccare la mano del David" - Protesta del Comitato Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche a Verona - da VeronaSera.it


Fondazione Arena. "Tagliare il ballo è come staccare la mano al David"
Manifestazione di protesta contro il taglio del corpo di ballo dell'ente lirico scaligero, organizzata in via Roma dal neonato comitato nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche

Hanno partecipato anche i comitati cittadini Fondazione Arena Bene Comune e Pro Fondazione Arena di Verona al presidio di protesta indetto per ieri pomeriggio, 20 novembre, dalle 17 alle 21 davanti alla sede di Fondazione Arena in via Roma a Verona. Ad organizzarli il neonato comitato nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche, che cerca di compattare il fronte dei lavoratori degli enti lirici italiani al centro di una riforma.

I lavoratori e le lavoratrici di Fondazione Arena hanno voluto difendere i colleghi di quel corpo di ballo che rischia di essere tagliato dalla fondazione scaligera. Un momento di solidarietà a cui si sono unite delegazioni provenienti da altre fondazioni lirico sinfoniche, mentre azioni di sensibilizzazione del pubblico in favore dei ballerini e dei lavoratori dell’Arena di Verona sono state realizzate nei teatri che aderiscono al comitato nazionale.

"Questa manifestazione si pone a difesa dell'integrità del teatro e della dignità di chi vi lavora, che sta attualmente pagando un alto prezzo in prima persona, per gli errori di altri, per consentire all’Arena di Verona di continuare a portare prestigio internazionale e alto guadagno ad una città che troppo spesso disconosce quanto la fonte di tutto ciò risieda nell’alta professionalità dei settori lavorativi della Fondazione - si legge nella nota diffusa dal comitato - La trattativa sindacale sul licenziamento del corpo di ballo è naufragata davanti all’applicazione del piano di risanamento da parte dell'appena insediato sovrintendente Giuliano Polo. Tutto passa ora in altre mani, mentre il destino dei 22 ballerini diventa sempre più incerto ed oscuro. L’avversione del presidente della Fondazione, il sindaco Tosi, rispetto al balletto classico e al corpo di ballo sono da tempo ben note, così come la sua volontà di eliminarlo, assieme a tutto ciò che per lui sembra non avere valore, come ad esempio l’attività di un teatro stabile con produzioni in grado di conferire tutto l’anno alla città una vivacità culturale in cui il pubblico possa godere dell'alta qualità dell'offerta. Per l'Arena di Verona, sacrificare il ballo è un'amputazione simile a staccare la mano al David di Michelangelo".

Lavoratori della Fondazioni Lirico Sinfoniche ieri insieme a Verona per protestare contro la chiusura del Corpo di Ballo dell'Arena e il licenziamento dei suoi ballerini.

"SALVANDO IL CORPO DI BALLO SALVEREMO I BALLERINI E LA DANZA DI DOMANI!"

Con questo slogan si sono dati appuntamento ieri, nei pressi del Teatro Filarmonico di Verona, i lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche di tutta Italia per portare la loro solidarietà ai ballerini della Fondazione Arena colpiti da una procedura di licenziamento collettivo e per protestare contro la chiusura del Corpo di Ballo a Verona.

La manifestazione di protesta è stata promossa ed organizzata dal Comitato Nazionale dei Lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche (CNFLS) in occasione della messa in scena di un "Gala di Danza", spettacolo organizzato da una scuola di ballo privata di Verona sullo stesso palcoscenico che avrebbe dovuto invece veder impegnati i ballerini della Fondazione Arena ieri presenti alla manifestazione.

Ricordiamo come i ballerini professionisti della Fondazione Arena siano stati posti in inattività forzata data la cancellazione dell'attività di balletto dalla programmazione artistica del Teatro, e come essi siano in attesa degli sviluppi della procedura di licenziamento aperta sulle loro teste.

Alla manifestazione hanno partecipato delegazioni delle Fondazioni Lirico Sinfoniche del nord Italia quali Torino, Bologna, Genova e Venezia che hanno portato la loro solidarietà ai lavoratori in difficoltà della Fondazione Arena da parte di tutti i lavoratori degli altri teatri sede delle Fondazioni Liriche di cui erano in rappresentanza.

Altri Teatri che non hanno potuto partecipare per motivi logistici o dovuti ad impegni con il pubblico, hanno comunque partecipato alla manifestazione di protesta attraverso comunicati e video di appoggio e di solidarietà.

Anche i comitati cittadini Opera Nostra e Pro Fondazione Arena, impegnati dallo scorso inverno per la salvaguardia della Fondazione Arena e del suo prezioso capitale umano costituito dalla professionalità delle maestranze del Teatro, hanno aderito alla manifestazione dando il loro pieno sostegno morale e logistico per la riuscita della protesta.

Alla fine diverse centinaia di lavoratori di ogni settore artistico, tecnico ed amministrativo della Fondazione Arena, uniti ai colleghi di diversi Teatri italiani ed insieme a molti cittadini , hanno affollato via Roma e l'ingresso del Teatro Filarmonico in via dei Mutilati, dove sono stati distribuiti volantini che spiegavano agli spettatori del "Gala di Danza" in programma alle ore 18:00 ed hai cittadini che ieri affollavano le vie del centro di Verona i motivi della protesta.


di seguito il testo dei volantini distribuiti:




Oltre al volantinaggio, si è assistito all'intonazione di cori quali il "Va pensiero" e l'inno di Mameli, alla lettura di comunicati, all'esibizione di diversi striscioni con messaggi di protesta e alla proclamazione di slogan a favore della sopravvivenza del Corpo di Ballo della Fondazione Arena. Oltre alla protesta contro la chiusura del balletto a Verona, non sono mancati proclami di protesta contro il governo e la recente legge 160/2016, legge che nel giro di un paio di anni potrebbe mettere in ginocchio la maggior parte delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane determinandone la scomparsa.

La manifestazione è durata fino alle ore 21:00 circa ed è terminata solo dopo la conclusione dello spettacolo di danza in programma al Teatro Filarmonico.  

Di seguito alcune immagini dei momenti della manifestazione di protesta.





 






































domenica 20 novembre 2016

Solidarietà ai Ballerini della Fondazione Arena dai colleghi del Teatro dell'Opera di Roma - Video

Dopo il Regio di Torino, arriva il video di solidarietà ai ballerini della Fondazione Arena, sottoposti alla procedura di licenziamento collettivo, anche da parte dei colleghi del Teatro dell'Opera di Roma.

Ricordiamo come la decisione di cessare l'attività di balletto a Verona, presupposto dell'apertura della procedura di licenziamento per i tersicorei stabili, sia responsabilità proprio del sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma, Carlo Fuortes, decisione presa in qualità di commissario straordinario ministeriale all'Arena di Verona.

video

sabato 19 novembre 2016

Rassegna Stampa - 19 novembre 2016



LIRICA. In via Roma

Arena, domani presidio a sostegno dei ballerini

sabato 19 .11. 2016 CRONACA, p. 19


Fondazione lirica Arena, nonostante l'arrivo del nuovo sovrintendente, Giuliano Polo, lo scontro non finisce. Tanto più dopo che è saltata la trattativa sindacale sull'eliminazione del corpo di ballo, di 22 elementi. Così il Comitato nazionale Fondazioni lirico-sinfoniche ha indetto per domani una manifestazione di protesta, con presidio in via Roma, dalle 17 alle 21 circa, a cui parteciperanno i lavoratori e le lavoratrici della Fondazione Arena, in difesa dei colleghi del corpo di ballo.«A testimoniare la concreta solidarietà, si uniranno al presidio delegazioni provenienti da altre fondazioni lirico sinfoniche», dice una nota del Comitato, «mentre azioni di sensibilizzazione del pubblico in favore dei ballerini e dei lavoratori dell'Arena verranno realizzate nelle proprie sedi dai teatri che aderiscono alle iniziative del Comitato nazionale Fls, nella lotta comune contro la legge 160 del 7 agosto 2016». La manifestazione di domani «si pone a difesa dell'integrità del teatro e della dignità di chi vi lavora, che sta attualmente pagando un alto prezzo in prima persona, per gli errori di altri, per consentire all'Arena di Verona di continuare a portare prestigio internazionale e alto guadagno a una città che troppo spesso disconosce quanto la fonte di tutto ciò risieda nell'alta professionalità dei settori lavorativi».

Enrico Giardini

Video Confcommercio per la promozione del Natale 2016 a Verona sfrutta immagine ballerini licenziati della Fondazione Arena.

Ricordando come l'attività della Fondazione Arena porti sul territorio di Verona un indotto stimato di almeno 400 milioni di euro all'anno, indotto che finisce principalmente nelle tasche delle imprese commerciali che godono dell'affluenza di turismo attratto da tale attività, ricordando ancora come la Camera di Commercio di Verona che rappresenta i commercianti della città sia, in qualità di socio fondatore, in arretrato con i contributi che avrebbe dovuto versare alla Fondazione Arena, segnaliamo questo video/spot prodotto da Confcommercio Imprese per l'Italia As.Co. della Provincia di Verona, per la promozione dell'immagine della città di Verona come meta turistica per le prossime festività di Natale 2016.

Le finalità dello spot sono ovviamente quelle di sfruttare l'immagine positiva di Verona per attirare turismo e clientela per le numerose attività commerciali che nel mese di dicembre, proprio in occasione delle festività natalizie, si moltiplicano anche per la presenza dei numerosi mercatini che sono disseminati tra piazza Bra e piazza dei Signori per tutto il centro città.

Singolare è notare come nel video in questione sia sfruttata l'immagine dei ballerini della Fondazione Arena di Verona oggi sottoposti a licenziamento.

Anche solo per pochi secondi, circa a 30 sec. dall'inizio del filmato, è difatti visibile un passaggio del balletto "Schiaccianoci à la carte", prodotto con i ballerini della Fondazione Arena ed andato in scena nel dicembre 2014 al Teatro Ristori.
Nel filmato sono riconoscibili le tre prime ballerine della Fondazione Arena, Amaya Ugarteche, Alessia Gelmetti e Teresa Strisciulli, oggi licenziate dalla Fondazione Arena ma la cui immagine viene sfruttata a vantaggio degli affari degli esercenti commerciali della città di Verona.

Così, mentre c'è chi perde il proprio posto di lavoro, qualcuno, sfruttandone il contributo dato all'immagine positiva della città di Verona attraverso il proprio impegno artistico e professionale negli anni, promuove gli affari di chi per anni abbia beneficiato dell'attività della Fondazione Arena senza mai aver sostenuto adeguatamente la stessa.

Al termine del video tra le aziende promotrici si riconosce anche il logo stesso della Fondazione Arena di Verona.

di seguito il video:

video



Sarà proprio un bel Natale
per i ballerini della Fondazione Arena di Verona!!